Tornate ad acquistare il latte fresco perché “tutto il latte freddo non è fresco”

di Maria Grazia Di Mario

foto di Massimo Renzi

“Tutto il latte freddo non è fresco” e tutto il latte freddo non è sano, con questo slogan si è aperta la conferenza stampa di Fine Anno, presso la Centrale del Latte di Rieti. Scopo principe, quello di rilanciare, nella Provincia e nella Sabina, l’utilizzo di latte fresco, il cui consumo ha subito un crollo in questo periodo di pandemia. Il grido d’allarme è venuto dal presidente della C.L.a.R., Marco Lorenzoni.

“La pandemia ha modificato le abitudini alimentari, cambiato il modo di fare la spesa con acquisti concentrati, causando un danno a tutti i prodotti freschi, ma mentre carne, pane, pesce, hanno retto, nel comparto del latte fresco si è registrato un grave crollo nelle vendite. La pandemia,  dopo una crescita costante della nostra Centrale dal 1993 ad oggi, sta mettendo in crisi il sistema produttivo,  ma non solo il nostro, a soffrirne è il comparto a livello nazionale”.

“I numeri parlano chiaro, solo per la  C.L.A.R. di Rieti si è passati dai 100 quintali prodotti al giorno di latte fresco ai 60, una situazione che ci riporta al 1991 – continua Lorenzoni – , anno che segnò  un momento di crisi e un rischio di chiusura, con soli 40 quintali di latte prodotto non si riuscivano a pagare gli stipendi”.

 L’impegno, per il 2022, sarà cercare di riportare la vendita del genuino latte fresco del reatino ai vecchi numeri pre-pandemia, puntando su una adeguata comunicazione che passi attraverso la formazione del consumatore e  martellanti campagne pubblicitarie (cui dovrebbe dare un supporto la Regione Lazio che però, per Lorenzoni, avrebbe stanziato un contributo insufficiente alle necessità e non esente dal rischio di tempistiche troppo diluite).

 

“Il latte fresco fa bene alla salute ed alla economia di questo territorio e confido che questo grido di dolore sia raccolto intanto dai nostri consumatori”, precisa Lorenzoni, che ha una lunga esperienza nel settore (come presidente ed amministratore delegato anche di Fattoria Latte Sano).  

 

“ Ho festeggiato nel maggio scorso i 30 anni di presidenza ed attività per la C.L.A.R. –  spiega  – Nel 1993 conquistai questo incarico e con tutti i collaboratori di allora iniziammo a lavorare unitamente evitando, non solo la chiusura, ma convertendo una fase negativa in una occasione di crescita e rilancio. Furono adeguati macchinari e sviluppati programmi  che hanno portato la Centrale ad essere oggi quello che oggi è,  a produrre ben 100 quintali di latte al giorno. Ristrutturazione degli impianti (adeguati anche alle recenti normative per la riduzione delle emissioni di Co2), un controllo sulla qualità del prodotto, formazione e rapporto costante con gli allevatori,  differenziazione  e specializzazione dei vari settori di produzione, furono gli obiettivi della nostra strategia . Altra cosa che ci contraddistingue da sempre è l’aver puntato su un localismo estremizzato, perché teso a salvaguardare l’economia  agro-alimentare del luogo”.

I ricavi hanno dato ragione alla politica gestionale di Lorenzoni e del suo staff, in 30 anni di seria attività si è passati da un fatturato  di circa di 3 milioni di lire, a 11 milioni di euro, dai 13 prodotti iniziali, ai 47  di oggi, con significativo incremento del personale.

A deprimere l’acquisto di latte fresco anche alcune normative statali: nel 2003 il Ministero Agricoltura e Foreste autorizzò la vendita dei latti a lunga conservazione,  denominati UHT e ESL, il primo pastorizzato a temperatura elevatissima può essere utilizzato fino a 6 mesi e non va tenuto in frigo, il secondo è a media conservabilità, la durata va dai 15 ai 30 giorni. Entrambi, durante la pandemia, sono andati a sostituire l’uso di latte fresco.

La realtà è che questi tipi di latte non sono ad alta qualità e, causa  pastorizzazione ad alte temperature, non conservano i nutrienti, inclusi i fermenti lattici. Un aspetto da non sottovalutare, anche per la crescita e il benessere di bambini ed adolescenti. Il consumatore ha il diritto (per Lorenzoni) di essere informato sul prodotto che va ad acquistare. Il latte fresco di Rieti fa bene alla salute, oltre che alla economia circolare locale, un concetto attuale e invece da subito sposato dall’azienda. Certamente negli scaffali di supermercati e negozi non è facile distinguere tra i vari tipi di prodotto, il consiglio di Marco Lorenzoni è di osservare l’etichetta e controllare se sopra la confezione sia riportata la dicitura “latte fresco”, oppure di “alta qualità”.

Per incrementare ancora di più la freschezza la Centrale tornerà a lavorare il latte nelle ore notturne, latte che arriverà al mattino nei nostri supermercati, come appena munto.

Ma cosa accadrebbe se dovesse arrestarsi la produzione, causa sempre  pandemia e cambio di abitudini di acquisto: che i nostri allevatori non troverebbero dove conferire  i loro prodotti, ma soprattutto che il consumatore non avrebbe la garanzia che ha oggi sulla qualità del prodotto, non ultime analisi costanti sullo stesso al fine di scongiurare e controllare la presenza di antibiotici, o sostanze inquinanti. 

Insomma, una produzione locale ben gestita tutela la salute dell’acquirente e sostiene l’economia circolare del territorio.

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