Ricordare il Campo di Internamento fascista di Castel di Guido alle Porte di Roma

di Giorgio Giannini

Nel 1941, il Ministero dell’Interno decide di realizzare un Centro di lavoro  (sul modello della colonia di Pisticci- Provincia di  Matera) nell’azienda agricola di Castel di Guido, di proprietà del Pio Istituto Santo Spirito ed Ospedali Riuniti di Roma,ubicata al Km 18 della Via Aurelia, nel Comune di Roma.

Alla fine del 1941, il Governatorato di Roma ( il Comune di Roma nel periodo fascista), che aveva ottenuto la concessione di 1.200 ettari dell’azienda agricola, inizia la costruzione, nel nucleo centrale dell’Azienda, ubicato in località Castel di Guido, al km 18  della Via Aurelia, di  alcun case ( ufficialmente destinate agli sfrattati) e di un Centro di Lavoro, che  comprendeva dormitori, refettorio e servizi, in grado di accogliere  fino a cento persone.

Il Centro di Lavoro  è pronto nella primavera del 1942 e vi vengono inviati  gli internati civili ( alcuni anche per motivi politici). E’ dato in gestione a Eugenio Parrini, Direttore dell’azienda agricola, che utilizza gli internati come manodopera a basso costo.

La direzione del Centro di Lavoro è affidata ad un Brigadiere dei Carabinieri .Gli internati  alloggiano al primo piano di un grande edificio, attrezzato in modo da accogliere una cinquantina di persone. Al piano terra dell’edificio ci sono le stalle.

In un edificio vicino ci sono  l’officina e la falegnameria, dove lavorano gli internati, e la mensa. Nelle  vicinanze, ci sono la caserma dei Carabinieri, gli uffici della direzione dell’Azienda agricola. Nel piccolo borgo rurale di Castel di Guido ci sono anche le abitazioni di alcune famiglie di dipendenti dell’azienda ed una piccola bottega di generi vari.

La maggior parte degli internati lavorano per l’azienda agricola, ma alcuni  svolgono attività artigianale in proprio. Il lavoro non è obbligatorio, ma tutti lavorano  sia per guadagnare, in aggiunta al sussidio,  la paga giornaliera di 10 lire ( se operai dell’azienda) sia per stare all’aria aperta. Infatti, l’internato che decide di non lavorare, deve rimanere nella camerata. In caso di insubordinazione, gli internati  vengono portati nel carcere romano di Regina Coeli.

Il 31 luglio 1843, pochi giorni dopo la caduta del fascismo del 25 luglio 1943, i primi internati vengono prosciolti, ma gli altri rimangono  nel Centro di lavoro .

Il 29 ottobre 1943, il Questore di Roma comunica alla Direzione Generale  di Pubblica Sicurezza che il Centro di Lavoro di Castel di Guido  ha sospeso l’attività e chiede di conoscere la “sorte degli confinati, tuttora presenti”. Pochi giorni dopo, gli ultimi internati e confinati vengono prosciolti ed il Centro di lavoro è chiuso.

POSTA NEL 2013 UNA LAPIDE PER RICORDARE GLI  INTERNATI 

Il pomeriggio del 12 ottobre 2013 è stata inaugurata nell’Azienda agricola comunale di Castel di Guido, alla presenza delle Autorità del Municipio XIII  di Roma, una lapide in ricordo  degli  internati  nel Centro di lavoro (oltre un  centinaio).

Il Municipio XIII aveva approvato, il 26 ottobre 2009, all’unanimità, su proposta del Prof. Giorgio Giannini, ex Consigliere dei Verdi nel Municipio (che aveva riscoperto nel 2007 il Centro di lavoro, scrivendo anche alcuni articoli),una Mozione che impegnava  il Comune ad apporre una lapide in ricordo degli internati ed ad organizzare un Convegno sull’internamento civile durante il regime fascista. Purtroppo la Mozione non è stata attuata, nonostante le numerose sollecitazioni.

All’inizio  del 2013 alcuni studenti del Liceo Orazio di Roma, guidati dal docente di Storia, in collaborazione con la Fondazione Museo per la Shoah, hanno fatto una ricerca sul Centro di Lavoro all’Archivio Centrale dello Stato ed hanno intervistato alcuni testimoni che vivevano nel 1942-43 nell’Azienda agricola, allora di proprietà del Pio Istituto di S. Spirito, e che ricordavano quanto avveniva nel Centro di lavoro.

L’Associazione  “Castel di Guido ed altro”, presieduta da Antonietta Gagliani, ha deciso di attuare la Mozione del Municipio XIII del 26.10.2009. Così, il 12 ottobre 2013  è stata posta (con l’autorizzazione della Direzione dell’Azienda) una lapide, per ricordare le persone internate, e si è svolto un Convegno sull’internamento civile, con la partecipazione, come Relatori, del Prof. Spartaco Capogreco (autore del libro “I Campi del Duce”,Einaudi Editore, in cui si illustrano i luoghi di internamento istituiti dal regime fascista, e quindi  anche il Centro di lavoro di Castel di Guido) e   del Prof. Giorgio Giannini. Il testimone Angelo Persichini ha raccontato alcuni aspetti della vita degli internati. Alcuni giorni dopo, Radio Uno della RAI ha trasmesso le interviste fatte ai Relatori ed al testimone.

La lapide è stata scoperta dal Presidente del Municipio Valentino Mancinelli, alla presenza dei Relatori, del Vicepresidente  Stefano Zuppello, dell’Assessore ai Servizi Sociali Roberto Martino, del Consigliere Francesco Marchizza,  della Presidente dell’Associazione  “Castel di Guido ed altro”, Antonietta Gagliani, e della Direttrice dell’Oasi LIPU, istituita nel comprensorio dell’Azienda, Alessia De Lorenzis.

Dopo la cerimonia, è stato liberato, a cura della LIPU, un falco di palude, che era stato curato dall’Associazione animalista dopo essere stato ferito da cacciatori.

La serata si è conclusa con la “cena del contadino”, a base dei prodotti biologici dell’Azienda, e con un concerto.

Ora ci auguriamo che il Comune apponga ufficialmente nell’Azienda la lapide in ricordo degli internati ed organizzi  un Convegno sull’internamento durante il regime fascista.

Speriamo anche che la nuova Amministrazione Comunale istituisca nell’Azienda il Museo sull’internamento, al quale il Prof. Spartaco Capogreco è disponibile a donare la notevole documentazione da lui raccolta in tanti anni di ricerche.

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