Si gioca sul termine inceneritori ma la realtà è ben diversa. Che la politica si svegli e documenti

 Da Ufficio Comunicazione M5S Regione Lazio XI Legislatura riceviamo e pubblichiamo il comunicato dal titolo RIFIUTI – PORRELLO (M5S LAZIO): “SU INCENERITORE FdI PASSI DALLE PAROLE AI FATTI”, ma rispondiamo sul tema con una risposta concreta perchè, dicono gli esperti,  l’eventuale ed auspicata realizzazione di un impianto waste to energy (ben diverso da un inceneritore) non andrebbe in nessun modo in contrasto con un miglioramento dei tassi di raccolta differenziata e recupero ed una riduzione dei costi di gestione.

Devid Porrello, consigliere regionale M5S e vice-presidente del Consiglio Regionale del Lazio, scrive in una nota: “Prendo atto delle parole pronunciate oggi dall’Onorevole Rampelli sul tema inceneritore, posizione sostenuta da sempre dal Movimento 5 Stelle che considera questa tipologia di impianti ormai obsoleti e non in linea con una politica sostenibile in materia di rifiuti. Andare verso la realizzazione di un inceneritore smentirebbe la politica europea dell’economia circolare, senza considerare l’investimento, senza dubbio non economicamente vantaggioso, che invece potrebbe essere rivolto verso una più efficiente raccolta differenziata. Se questa è la linea di Fratelli d’Italia si passi dalle parole ai fatti, presentando un apposito emendamento che vada a modificare, attraverso il prossimo DL in discussione, la norma che conferisce al Sindaco di Roma poteri di commissario ai rifiuti e che gli permette di bypassare la pianificazione regionale in materia, punto su cui troverà sicuramente l’appoggio dei Gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle. Sul tema dell’inceneritore il nostro gruppo ha sempre dimostrato coerenza compiendo i doverosi passi per evitare la realizzazione di tali impianti. In Consiglio regionale abbiamo inserito una specifica previsione di legge che contiene un chiaro e netto divieto all’installazione di nuovi inceneritori, principio successivamente confermato all’interno del Piano rifiuti regionale. Mi aspetto la stessa coerenza dall’On. Rampelli e dal suo partito, considerando che adesso è al governo del Paese e non più all’opposizione”.

 

Così risponde Maria Grazia Di Mario la quale ha, a sua volta, consultato per sue inchieste ingegneri esperti in materia e non allineati politicamente 

 

La normativa europea naturalmente e le linee guida sulla gestione dei rifiuti prediligono il recupero e riutilizzo e il riciclo di materia in luogo di recupero energetico, o riconversione chimica e solo infine per quelle aliquote non gestibili in altro modo la discarica. E’ evidente quindi come la presenza di un impianto di recupero energetico non incida in alcun modo sul rispetto delle direttive europee in materia, ma come bensì sia parte integrante delle stesse, come testimoniato dai numerosissimi impianti waste to energy e waste to chemical, esistenti da decenni, appena realizzati o in corso di realizzazione, in tutte le nazioni europee che peraltro presentano i tassi di recupero e riciclo più elevati, vedi Danimarca, Norvegia etc. con impianti come Copenhill, ormai anche vanto turistico della capitale danese. Gli impianti waste to energy infatti rappresentano solamente un tassello di un ciclo più complesso che consente di trattare e recuperare energia da quelle aliquote di rifiuto pre-trattato, o non pre-trattato, che in ogni caso non avrebbero un destino diverso dalla discarica, consentendo anche una resilienza maggiore del sistema di gestione dei rifiuti in un periodo di transizione come quello che stiamo vivendo nel centro e sud d’Italia, dove sono ancora presenti problematiche logistiche ed impiantistiche sulla filiera di raccolta e trattamento dei rifiuti. L’evoluzione tecnologica raggiunta consente peraltro di recuperare, oltre alla energia, materiali pregiati quali metalli da ceneri e scorie nonché abbattere le emissioni inquinanti abbondantemente al di sotto dei valori prescritti dalle norme nazionali ed europee di riferimento, nonché il potenziale recupero e stoccaggio di Co2 prevalentemente di origine biogenica con potenziale possibilità di impiego di una aliquota di energia prodotta per la produzione di idrogeno ed eventualmente di metano, attraverso la riconversione della Co2.

E’ chiaro dunque come l’eventuale ed auspicata realizzazione di un impianto waste to energy (ben diverso da un inceneritore) non andrebbe in nessun modo in contrasto con un miglioramento dei tassi di raccolta differenziata e recupero ed una riduzione dei costi di gestione.

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