Polo della Logistica: una questione lanciata dal magazine Sabina

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L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato, 20 dicembre 2016, una specifica richiesta di informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti riguardo la realizzazione del grande Polo logistico di Passo Corese, in Comune di Fara in Sabina. (ma noi del periodico Sabina ne avevamo già parlato a più riprese – vedi link)

Coinvolti il Ministero dell’ambiente (Ministro e Direzione generale per le valutazioni ambientali), il Ministero per i beni e attività culturali (Ministro e Soprintendenza per le Belle Arti e Paesaggio), la Regione Lazio (Settore V.I.A./V.A.S.), Corpo forestale dello Stato, Comune di Fara in Sabina e Istituzioni europee (Commissione europea e Commissione “petizioni” del Parlamento europeo). Informata la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rieti.

Sul sito web istituzionale del Consorzio per lo sviluppo industriale della Provincia di Rieti, soggetto promotore del Polo logistico di Passo Corese, si legge che “il Polo Logistico si sviluppa su un’area di 180 ettari, di cui 120 a destinazione logistica e industriale. Inoltre sono previsti 11 ettari da destinare a servizi, attività ricettive, terziario, uffici, attrezzature sportive e ricreative”. Sono previsti “circa 700.000 mq di superficie coperta”, mentre dall’estate 2016 è in costruzione su oltre 222 mila metri quadri di superficie il nuovo centro di distribuzione di Amazon, il colosso mondiale del commercio on line.[1]

L’area risulta parzialmente d’interesse archeologico, interessando la zona di Cures Sabini, antico centro dei Sabini, parte della Sabina tra Montopoli di Sabina, Fara Sabina, Passo Corese, il Tevere e la Salaria, nonché parzialmente tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), come indicato anche dal Piano Territoriale Paesaggistico Regionale (P.T.P.R.) della Regione Lazio (Parco archeologico e culturale. Tav C 20).

Eppure risulta effettuata la necessaria procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) soltanto riguardo le opere di urbanizzazione del polo logistico (determinazione Direttore Area V.I.A. Regione Lazio prot. n. 164106 del 24 settembre 2007), non considerando il complesso degli interventi, molto più ampio (attività principalmente logistiche e industriali ma con una cospicua parte di territorio da destinare a servizi, attività ricettive, terziario, uffici, attrezzature sportive e ricreative), come richiede la normativa e la giurisprudenza europea e nazionale.

Nemmeno risulta effettuata la procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), necessaria qualora si volesse considerare il complesso di interventi in corso di realizzazione nel Polo logistico non come un intervento coordinato, ma come un programma di interventi.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha, quindi, chiesto alle amministrazioni pubbliche competenti di valutare l’opportunità di adozione di provvedimenti sospensivi dei lavori carenti delle valutazioni ambientali e ha chiesto alle Istituzioni comunitarie di verificare il rispetto della normativa europea in tema di V.A.S. e di V.I.A. (direttive n. 2001/42/CE e n. 2011/92/UE).
Tratto da comunicato di Legambiente Bassa Sabina a sua volta tratto da “Rieti in vetrina”.

Author: redazione