A Castelnuovo celebrato il Giorno della Memoria

di Giuseppe Manzo

Il generale Eisenhower quando arrivò presso i campi di concentramento ordinò che fosse scattato il maggior numero di fotografie e pretese che fossero condotti presso i campi di concentramento tutti gli abitanti tedeschi delle città vicine per vedere la realtà dei fatti. E poi spiegò: “Che si abbia il massimo della documentazione possibile, che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze, perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo”. E’ questo il vero senso delle manifestazioni “Per non dimenticare”.

Con questo spirito il 27 gennaio 2017 è stato celebrato il 17° anno del “Giorno della Memoria”, nei piccoli paesi, come Castelnuovo di Farfa, e in tutte le città italiane. Nel 2000 il nostro paese lo ha fissato il 27 gennaio, data in cui, nel 1945, furono abbattuti i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz. Un momento dedicato al ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico: un momento agghiacciante della storia dell’uomo. Una giornata per ricordare che durante la seconda guerra mondiale, milioni di uomini, donne e bambini furono perseguitati in nome delle leggi razziali: strappati alla loro vita, deportati nei lager, sterminati col gas. Tra questi, solo pochissimi  fecero ritorno a casa.

Un Paese che non è custode della propria storia, è stato detto negli interventi dei rappresentanti della CGIL, non può avere futuro. “ Ed è con questa consapevolezza che oggi tributiamo il nostro omaggio commosso a tutte le vittime – furono 44 mila solo i deportati italiani – della follia, violenta e priva di qualsiasi giustificazione, del nazifascismo. Donne, uomini e bambini privati della loro dignità, della loro essenza stessa di persone, ridotte a numeri marchiati sulla pelle perché di religione ebraica, perché disabili, perché omosessuali, perché di radici etniche diverse da quelle della maggioranza della popolazione. O, semplicemente, perché non allineate al regime”.

L’iniziativa della CGIL SPI e del Comune di Castelnuovo di Farfa, presso l’ex campo profughi di Granica,  è nata con lo scopo di dare spazio alla rievocazione di uno sterminio di  massa per fissare nelle nostre menti che la diversità non è un male, ma  un valore da apprezzare, coltivare, capire. Finché il diverso sarà considerato pericoloso, cattivo e fastidioso, sarà aperta la strada perversa del razzismo, della non comprensione, dell’esclusione. “ Privare qualcuno della propria identità” ha sostenuto il sindaco di Castelnuovo di Farfa, Luca Zonetti, significa togliergli la libertà di essere se stesso, di esprimersi, di realizzarsi come uomo. Significa privarlo della sua libertà, ieri come oggi. Così commemoriamo, nell’anniversario dell’apertura dei cancelli di Auschwitz, coloro che si opposero al nazismo a rischio della loro stessa vita, e quanti furono calpestati, violati, offesi e umiliati da quella folle ideologia di morte”.

Il ricordo di Primo Levi

Perché i racconti dei sopravvissuti non esauriscono il nostro bisogno di dare voce a quell’orrenda realtà, e perché nei campi di concentramento nemmeno quello era possibile, come scrive Primo Levi tra le pagine di “Se questo è un uomo”: “Avevamo deciso di trovarci, noi italiani – narra – ogni domenica sera in un angolo del lager, ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci e trovarci ogni volta in meno. E poi, a ritrovarsi, accadeva di ricordare e di pensare, ed era meglio non farlo”. Primo Levi  ci racconta come fossero straziati, affamati, provati, picchiati, umiliati e offesi i deportati nel Lager. Uomini  declassati a cose inanimate: “……i tedeschi fecero l’appello. Alla fine, “Wiviel Stuck?” domandò il maresciallo?; e il caporale salutò di scatto e rispose che i “pezzi” erano 650 e  che tutto era in ordine; allora ci caricarono …”.

“Tutto questo non dovrà accadere mai più”, ha concluso il Sindaco di Castelnuovo di Farfa, “la memoria è un patrimonio sul quale costruire il futuro dei nostri figli”.

 

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