Marcetelli: tra storia e leggenda le origini risalgono al XI secolo

di Clemente Dominici

“Le origini di Marcetelli sono molto antiche e sono da ritenersi contemporanee a quelle di molti paesi vicini. Non si hanno notizie che si possano riferire all’epoca della dominazione romana, o ad epoche precedenti, tranne quelle di Tito Livio sulla guerra contro gli Equi, di alcune vestigia, oggi scomparse, di una strada romana costeggiante la riva sinistra del Salto. Ciò dimostra che la zona stessa in quei tempi non era disabitata e fa presumere che le popolazioni ivi stanziate abbiano seguito nel corso dei secoli le sorti di Roma mentre nel secolo X i Saraceni provenienti dall’Italia meridionale attraversavano sia la Valle del Salto che quella del Turano saccheggiandole e facendo così sorgere tutti i paesi del territorio sorgono sulle cime dei monti, alture difficilmente accessibili agli invasori. Questo spiega perché i primi documenti storici, nominando i paesi della zona, usano la parola latina “castra”, ovverosia “accampamento” o “castello”.   Le prime notizie ufficiali dopo tale fenomeno si hanno dalla seconda metà del secolo XI e sono strettamente legate alle vicende della famiglia Mareri, alla quale appartennero per secoli molte terre al di qua e al di là del fiume Salto e che si affermava nella zona verso la fine della denominazione normanna. E un esemplare dello stemma dei Mareri “tre piramidi argentee in campo rosso sormontate da tre rose pure d’argento” si trova proprio a Marcetelli, nel cosiddetto “Palazzetto”. Ma il documento più importante e di più antica data, è di Re Carlo D’Angiò datato Napoli 14 giugno1266 con il quale viene concessa a Tommaso Mareri l’investitura di alcuni feudi nello Stato di Cicoli. Da detto documento risulta come Tommaso Mareri, avendo dimostrato di detenere e possedere per successione dai suoi antenati anche i due castelli di Rigatti e Marcetelli situati ai confini del Regno di Napoli con lo Stato della Chiesa, ne ottenne la conferma da Re Carlo. Altri documenti successivi confermano l’appartenenza di Marcetelli al Regno di Sicilia ed alla contea dei Mareri (Nicolò figlio di Lippo Mareri fu anche signore dei castelli di Rigatti e Ascrea negli anni attorno al 1393). Nel 1530 l’Imperatore Carlo V investì Giorgio Cesarini della metà dei feudi di Rigatti e Marcetelli togliendoli a Francesco Mareri. Tre anni dopo lo stesso imperatore (poiché Rigatti e Marcetelli allora erano passati nello Stato della Chiesa) rinnovando l’investitura al figlio del Cesarini, sostituì agli stessi metà di Poggio San Giovanni e Poggio Valle.  Ma come mai tra il 1273 ed il 1530 Marcetelli (e anche Rigatti) sono passati dal Regno di Sicilia allo Stato della Chiesa? Quando ciò sia avvenuto e perché non è dato sapere, è certo però che il 3 dicembre 1662 Marcetelli fu acquistato per una forte somma, da Maffeo Barberini il quale lo ebbe in vendita dal Vice Re di Napoli mentre rimase ai Barberini fino all’abolizione del feudalesimo decretata da Napoleone Bonaparte nei primi anni del secolo XIX.  Marcetelli entrò così a far parte della Baronia di Collalto Sabino aggiungendosi agli altri paesi che la formavano: Collalto, Nespolo, San Lorenzo, Collegiove, Ricetto, e Paganico, facendo poi parte dal 1863 del Mandamento di Orvinio, con Collalto, Collegiove, Nespolo, Paganico, Petescia, Pozzaglia, Scandriglia. Molto importante poi rilevare come nel 1578 diverse famiglie di Marcetelli accettarono l’invito del cardinale Flavio Orsini di stabilirsi nella tenuta di Montefalco, altro possedimento degli Orsini, fondando poi il vicino paese di Monteflavio, con il quale è stato fatto nel 2015 un gemellaggio grazie ai sindaci Lanfranco Ferrante e al compianto Daniele Raimondi. Un fatto, questo, certamente unico e molto importante riportato alla luce negli anni ’70 da Guido Giacomelli, maestro della scuola elementare di Monteflavio, nonché appassionato ricercatore di storia locale, attraverso lo studio del “Capitolato degli Orsini“ conservato nell’Archivio Storico comunale.    E qui dopo il passaggio nel 1809 dello Stato Pontificio alla Francia inizia il mio aggiornamento della storia di Marcetelli, inserito a pieno titolo nella Valle del Turano e assegnato al mandamento di Canemorto (Orvinio) che comprendeva i comuni di        Marcetelli, Petescia, Pozzaglia, Collalto. Presente pure, sempre nella Valle del Turano, il mandamento di Castelvecchio (Castel di Tora), con Posticciola, Poggio Vittiano, San Silvestro, Concerviano, Roccasinibalda, Longone.      Così nelle elezioni amministrative del 1822 per la nomina dei rappresentanti dei singoli comuni e delle loro frazioni fra gli “appodiati” di Castelvecchio figura anche Marcetelli con Rigatti, Varco, Poggio Vittiano, Roccavittiana. Una permanenza, questa, confermata nel 1825 dal bilancio della Comunità di Castelvecchio.    Alle successive elezioni del 1848 Marcetelli è con Canemorto, insieme a Collalto, Ricetto, Nespolo, Marcetelli, Paganico, Petescia, Collegiove, Paganico, Pozzaglia. Dopo queste elezioni viene aggregato per pochi anni al Comune di Varco, ma come risulta da una richiesta dei rendiconti dal 1859 al 1866 partita da Varco il 2 aprile 1868 e una della sottoprefettura di Rieti del 6 marzo 1868 al sindaco di Marcetelli, diventa comune autonomo nel 1859, autonomia originata da uno stato di fatto preesistente cioè che a Marcetelli vi era già un ente costituito denominato “la Comunità”, come testimoniano i Registri presenti nell’archivio comunale: quattro serie di registri che partono dalla metà del XIX sec. (1843 ca.) e giungono sino al 1992, includendo lo Stato civile del Regno di Napoli (1816-1860), lo Stato civile carlo albertino (1861-1865), lo Stato civile italiano subentrato nel 1866.   Altro fenomeno importante presente già da allora è il tentativo fallito del Governo di riunire i piccoli comuni, come risulta:   1- da una richiesta della Regia Prefettura  del 1883 ad unire Ascrea con Castelvecchio;  2 – da una delibera del 31 maggio 1896 del Comune di Marcetelli dove si esamina la proposta di aggregazione con Collegiove;    3 – da altra delibera del Comune sulla proposta di aggregazione dei comuni di Collalto, Collegiove, Marcetelli, Nespolo e Paganico.     E qui si inseriscono le notizie prese dal libro di Francesco Palmegiani “Rieti e la Regione Sabina” del 1932.    Nel 1861 il Regio Commissario Gioacchino Pepoli decreta l’unione della provincia Sabina a quella umbra dove vengono istituiti mandamenti amministrativi, circoscrizioni giudiziarie (preture), Uffici del Registro e Uffici distrettuali delle imposte, dove confluiscono sia Marcetelli che i comuni della zona.  Nel mandamento amministrativo di Orvinio vengono inseriti Collalto, Collegiove, Marcetelli, Nespolo e Paganico mentre in quello di Roccasinibalda ci vanno Ascrea, Castel di Tora, Concerviano e Varco Sabino.   Nella pretura di Orvinio abbiamo Marcetelli e Paganico mentre a Roccasinibalda ci va il grosso dei paesi: Ascrea, Castel di Tora, Collegiove, Collalto, Concerviano, Longone, Nespolo, Varco Sabino. Nell’Ufficio del registro di Orvinio ci vanno Marcetelli e Paganico, mentre a quello di Rieti ci sono Ascrea, Castel di Tora, Concerviano, Varco. Altra suddivisione è quella degli Uffici distrettuali delle imposte con Orvinio che ha Collalto, Collegiove, Marcetelli, Nespolo, Paganico e Rieti che ha Ascrea, Castel di Tora, Concerviano, Varco. Anche l’assetto dei comuni nella regione umbro sabina e in quella dello Stato Borbonico è simile a quello attuale: 63 rispetto agli attuali 73, con Colle di Tora (allora Collepiccolo) che si separa da Castel di Tora (allora Castelvecchio) nel 1948.    Riprendendo la storia già nota, vediamo che Marcetelli Il 10 aprile 1923 passa, insieme ai comuni vicini, dalla provincia di Perugia alla provincia di Roma e il 12 gennaio 1927 alla nuova provincia di Rieti.   Poi, nel secolo scorso si sviluppa un’altra nota particolare: gli artigiani di Marcetelli, grazie al loro impegno e all’abbondanza del legno di castagno presente nei loro territori, diventano i famosi maestri bottai e “cerchiari”, arte apprezzata molto in tutto il Centro Italia per la realizzazione e sistemazione dei contenitori per la raccolta dell’uva e la sua trasformazione in vino, che all’epoca veniva effettuata in quasi tutte le cantine delle case. Una circostanza, questa, che viene ricordata grazie al piccolo Museo delle attività rurali e la Bottega del Cerchiaro istituiti nel centro storico. Attualmente fa parte della Comunità Montana Salto Cicolano, nata nei primi anni ’70 e costituita dai tre Comuni dell’Alta Sabina gravitanti nella Valle del Salto (Concerviano, Marcetelli, Varco Sabino) e dai quattro del Cicolano: Borgorose, Fiamignano, Pescorocchiano e Petrella Salto; circostanza questa che ha dato il doppio nome di “Salto – Cicolano” all’Ente.  Dal 1988 fa anche parte della Riserva Naturale Navegna – Cervia, che ha contribuito a fondare coi i Comuni di Varco Sabino e Collegiove e che si è allargata a Ascrea, Castel di Tora, Collalto, Nespolo, Paganico e Roccasinibalda.

E infine l’ultima particolarità di questo bello e interessante paese: con i suoi cinquanta abitanti, è il Comune più piccolo del Lazio.

Sono cinque, quindi, gli aspetti particolari e inusuali che lo contraddistinguono e lo distinguono dagli altri:             

1 – un paese che ne fonda un altro (Monteflavio);

2 – da frazione di un comune vicino diventa Comune autonomo;

3 – i propri artigiani diventano “cerchiari” e girano per tutta l’Italia centrale per fornire i prodotti della loro arte;

4 – Già a fine ottocento Il Consiglio esamina le varie proposte di aggregazione dei comuni della Valle, proposte che, come ai tempi moderni, non sortiscono alcun effetto;

5 – ha il primato di essere, come popolazione, il Comune più piccolo del Lazio.”

 

Author: redazione