Marcetelli: tra storia e leggenda le origini risalgono al XI secolo

di Clemente Dominici

Dopo la pubblicazione su alcuni siti internet della storia di Marcetelli, in mio paese natio, e da me riassunta in seguito a varie ricerche sul web, ho potuto notare che essa è particolarmente carente dall’ottocento in poi per mancanza di aggiornamento di tali fonti. Mi sono quindi attivato per coprire questa “falla” ricercando notizie anche dei paesi vicini prelevate dai libri di Pietro Carrozzoni “Collepiccolo e la Valle del Turano”, “Rieti e la Regione Sabina” di Francesco Palmegiani, “Noi della Terra de Paganico” di Gregorio Gumina, “Il Cicolano e la Città di Rieti – Dalle Regioni al Giubileo del 2000” di Giovanni Maceroni e Ileana Tozzi, “Il Velino” di Tersilio Leggio e Roberto Lorenzetti, “Marcetelli Terra dei Marsi nell’Alta Sabina” dii Plinio Dominici, da alcune fotocopie estratte dall’archivio comunale di Marcetelli”. Ed ecco quindi la versione ancora aggiornata con numerosi richiami anche ai paesi vicini:  

STORIA

“Le origini di Marcetelli sono molto antiche e sono da ritenersi contemporanee a quelle di molti paesi vicini. Non si hanno notizie che si possano riferire all’epoca della dominazione romana, o ad epoche precedenti, tranne quelle di Tito Livio sulla guerra contro gli Equi, di alcune vestigia, oggi scomparse, di una strada romana costeggiante la riva sinistra del Salto. Ciò dimostra che la zona stessa in quei tempi non era disabitata e fa presumere che le popolazioni ivi stanziate abbiano seguito nel corso dei secoli le sorti di Roma mentre nel IX – X secolo i Saraceni provenienti dall’Italia meridionale attraversavano le Valli del Salto e del Turano saccheggiandole e facendo così sorgere i paesi sulle cime dei monti, difficilmente accessibili agli invasori. Le prime notizie ufficiali dopo tale fenomeno si hanno dalla seconda metà del secolo XI e sono strettamente legate alle vicende della famiglia Mareri, alla quale appartennero per secoli molte terre al di qua e al di là del fiume Salto.  E un esemplare dello stemma dei Mareri “tre piramidi argentee in campo rosso sormontate da tre rose pure d’argento” si trova proprio a Marcetelli, nel cosiddetto “Palazzetto”. Ma il documento più importante e di più antica data, è di Re Carlo D’Angiò del 1266 che concede a Tommaso Mareri l’investitura di alcuni feudi nello Stato di Cicoli, epoca in cui fu redatto lo Statuto del “Castrum di Marscitelli” (1294). Da detto documento risulta come Tommaso Mareri, avendo dimostrato di detenere e possedere per successione dai suoi antenati anche i due castelli di Rigatti e Marcetelli situati ai confini del Regno di Napoli con lo Stato della Chiesa, ne ottenne la conferma da Re Carlo. Altri documenti successivi confermano l’appartenenza di Marcetelli al Regno di Sicilia ed alla contea dei Mareri (Nicolò figlio di Lippo Mareri fu anche signore dei castelli di Rigatti e Ascrea negli anni attorno al 1393). Nel 1530 l’Imperatore Carlo V investì Giorgio Cesarini della metà dei feudi di Rigatti e Marcetelli togliendoli a Francesco Mareri. Tre anni dopo lo stesso imperatore (poiché Rigatti e Marcetelli tra il 1273 e il 1530 erano passati nello Stato della Chiesa) rinnovando l’investitura al figlio del Cesarini, sostituì agli stessi metà di Poggio San Giovanni e Poggio Valle.  L’11 gennaio 1655 fu venduto dal Conte Tommaso Mareri al cardinale Francesco Barberini e rimase ai Barberini fino all’abolizione del feudalesimo decretata da Napoleone Bonaparte nei primi anni del secolo XIX.  Marcetelli entrò così a far parte della Baronia di Collalto Sabino aggiungendosi agli altri paesi che la formavano: Collalto, Nespolo, San Lorenzo, Collegiove, Ricetto, e Paganico, facendo poi parte dal 1863 del Mandamento di Orvinio, con Collalto, Collegiove, Nespolo, Paganico, Petescia, Pozzaglia, Scandriglia.   Molto importante poi rilevare come intorno al 1570 diverse famiglie di Marcetelli accettarono l’invito del cardinale Flavio Orsini di stabilirsi nella tenuta di Montefalco, altro possedimento degli Orsini nella Sabina romana, per fondare e colonizzare il nuovo Castello di Monteflavio il cui atto costitutivo, unitamente al Capitolato del cardinale Flavio Orsini, reca la data del 4 giugno 1578. Da rilevare che con Monteflavio è stato fatto nel 2015 un bel gemellaggio grazie ai sindaci Lanfranco Ferrante e al compianto Daniele Raimondi.   Un fatto, questo, certamente unico e molto importante riportato alla luce negli anni ’70 da Guido Giacomelli, maestro della scuola elementare di Monteflavio, nonché appassionato ricercatore di storia locale, attraverso lo studio del “Capitolato degli Orsini“ conservato nell’Archivio Storico comunale.   Nel 1809 si ha il passaggio dello Stato Pontificio alla Francia mentre Marcetelli viene inserito a pieno titolo nella Valle del Turano e assegnato al mandamento di Canemorto (Orvinio) che comprendeva i comuni di Marcetelli, Petescia, Pozzaglia, Collalto. Presente pure, sempre nella Valle del Turano, il mandamento di Castelvecchio (Castel di Tora), con Posticciola, Poggio Vittiano, San Silvestro, Concerviano, Roccasinibalda, Longone.   Orvinio, già capoluogo di cantone, ottiene il Carcere del circondario e il Tribunale mentre nei primi mesi del 1810 vengono sospesi i poteri dei Priori e messi in atto quelli dei “Maire”.  L’anno successivo, eletto “Maire” Giuseppe Mattei di Paganico al posto di Giuseppe de Bonis di Marcetelli, Paganico viene dichiarato capoluogo di Circondario e gli vengono accorpati Marcetelli nonché Ricetto e Ascrea precedentemente con Marcetelli.  Ma nelle elezioni amministrative del 1822 per la nomina dei rappresentanti dei singoli comuni e delle loro frazioni fra gli “appodiati” di Castelvecchio figura anche Marcetelli con Rigatti, Varco, Poggio Vittiano, Roccavittiana. Una permanenza, questa, confermata nel 1825 dal bilancio della Comunità di Castelvecchio.   Alle successive elezioni del 1848 Marcetelli è con Canemorto, insieme a Collalto, Ricetto, Nespolo, Marcetelli, Paganico, Petescia, Collegiove, Paganico, Pozzaglia. Dopo queste elezioni viene aggregato al Comune di Varco, ma come risulta da una richiesta dei rendiconti dal 1859 al 1866 partita da Varco il 2 aprile 1868 e una della sottoprefettura di Rieti del 6 marzo 1868 al sindaco di Marcetelli, diventa comune autonomo nel 1859, autonomia originata da uno stato di fatto preesistente cioè che a Marcetelli vi era già un ente costituito denominato “la Comunità”, come testimoniano i Registri presenti nell’archivio comunale: quattro serie di registri che partono dal 1843 e giungono sino al 1992, includendo lo Stato civile del Regno di Napoli (1816-1860), lo Stato civile carloalbertino (1861-1865), lo Stato civile italiano subentrato nel 1866.    Altro fenomeno presente già da allora è il tentativo fallito del Governo di riunire i piccoli comuni, come risulta:                                                  1- da una richiesta della Regia Prefettura del 1883 ad unire Ascrea con Castelvecchio;  2 – da una delibera del 31 maggio 1896 del Comune di Marcetelli dove si esamina la proposta di aggregazione con Collegiove;  3 – da altra delibera del Comune sulla proposta di aggregazione dei comuni di Collalto, Collegiove, Marcetelli, Nespolo e Paganico.  L’unione della provincia Sabina a quella umbra dove vengono istituiti mandamenti amministrativi, circoscrizioni giudiziarie (preture), Uffici del Registro, Uffici distrettuali delle imposte e dove confluiscono sia Marcetelli che i comuni della zona, avviene nel 1861 con un decreto del Regio Commissario Gioacchino Pepoli.   Nel mandamento amministrativo di Orvinio vengono inseriti Collalto, Collegiove, Marcetelli, Nespolo e Paganico mentre in quello di Roccasinibalda ci vanno Ascrea, Castel di Tora, Concerviano e Varco Sabino.   Nella pretura di Orvinio abbiamo Marcetelli e Paganico mentre a Roccasinibalda ci va il grosso dei paesi: Ascrea, Castel di Tora, Collegiove, Collalto, Concerviano, Longone, Nespolo, Varco. Nell’Ufficio del registro di Orvinio ci vanno Marcetelli e Paganico, mentre a quello di Rieti ci sono Ascrea, Castel di Tora, Concerviano, Varco. Altra suddivisione è quella degli Uffici distrettuali delle imposte con Orvinio che ha Collalto, Collegiove, Marcetelli, Nespolo, Paganico e Rieti che ha Ascrea, Castel di Tora, Concerviano, Varco. Anche l’assetto dei comuni nella regione umbro sabina e in quella dello Stato Borbonico è simile a quello attuale: 63 rispetto agli attuali 73, con Colle di Tora (allora Collepiccolo) che si separa da Castel di Tora (allora Castelvecchio) nel 1948 e diventa autonomo.  Riprendendo la storia già nota, vediamo che Marcetelli Il 10 aprile 1923 passa, insieme ai comuni vicini, dalla provincia di Perugia alla provincia di Roma e il 12 gennaio 1927 alla nuova provincia di Rieti.  Poi, nel secolo scorso si sviluppa un’altra particolarità: gli artigiani di Marcetelli, grazie al loro impegno e all’abbondanza del legno di castagno presente nei loro territori, diventano i famosi “cerchiari”, arte apprezzata molto in tutto il Centro Italia per la realizzazione e sistemazione dei contenitori per la raccolta dell’uva e la sua trasformazione in vino, che all’epoca veniva effettuata in quasi tutte le cantine delle case. Una circostanza, questa, che viene ricordata grazie al piccolo Museo delle attività rurali e la Bottega del Cerchiaro istituiti nel centro storico.  Attualmente fa parte della Comunità Montana Salto Cicolano, nata nei primi anni ’70 e costituita da Marcetelli, Concerviano e Varco, i tre Comuni dell’Alta Sabina gravitanti nella Valle del Salto e dai quattro del Cicolano: Borgorose, Fiamignano, Pescorocchiano e Petrella Salto; circostanza questa che ha dato il doppio nome di “Salto – Cicolano” all’Ente.  Dal 1988 fa anche parte della Riserva Naturale Navegna – Cervia, che ha contribuito a fondare coi i Comuni di Varco Sabino e Collegiove e che si è poi allargata a Ascrea, Castel di Tora, Collalto, Nespolo, Paganico e Roccasinibalda.   

                                        POSIZIONE GEOGRAFICA       

E ora qualche parola sulla collocazione geografica di Marcetelli: l’appartenenza alla Comunità Montana Salto Cicolano, la denominazione dell’omonima strada che da Rieti raggiunge il paese e la preponderanza numerica, territoriale ed economica del Cicolano ha sviluppato il luogo comune che apparterrebbe a questa zona. Ma non è così perché con Concerviano e Varco  Sabino è Alta Sabina (Valle del Salto), come si evince chiaramente dalla relazione fatta da Paolo Camilletti, depositata agli atti del Convegno “Il Cicolano e la città di Rieti dalle Regioni al Giubileo del 2000” curati da Giovanni Maceroni ed Eliana Tozzi, atti che testimoniano anche indirettamente questa circostanza con l’indicazione ripetuta più volte che il Cicolano è costituito da Borgorose, Fiamignano, Pescorocchiano e Petrella Salto. Il tutto rafforzato dai vari prospetti con i quattro Comuni del Cicolano e da un’altra circostanza: Tersilio Leggio, nel suo libro “Il Velino e il Suo Territorio” scritto con Roberto Lorenzetti parlando delle montagne del Cicolano non si limita a questo ma precisa che esiste “l’interfiume” Salto Turano” riferendosi evidentemente ai citati tre paesi della Valle del Salto proiettati verso la Valle del Turano, anch’essa Alta Sabina. A ciò si aggiunge poi quanto scritto nel libro di Plinio Dominici, in particolare l’elenco dei paesi dell’Alta Sabina soggetti allo spopolamento: Ascrea, Collegiove, Marcetelli, Paganico Sabino, Varco Sabino.        

                                                     PARTICOLARITA’                                                                                        

Per chiudere, sono cinque, quindi, gli aspetti particolari e inusuali che contraddistinguono Marcetelli e lo distinguono dagli altri:   1 – un paese che ne fonda un altro (Monteflavio);     2 – da frazione di comuni vicini (Castelvecchio, Paganico, Varco) diventa Comune autonomo;         3 – i propri artigiani del legno diventano “cerchiari” e girano per tutta l’Italia centrale per fornire i prodotti della loro arte;   4 – già a fine ottocento Il Consiglio comunale esamina le varie proposte di aggregazione dei comuni della Valle, proposte che, come ai tempi moderni, non sortiscono alcun effetto;    5 – con i suoi 53 abitanti ha il “primato” di essere, come popolazione, il Comune più piccolo del Lazio.   Clemente Dominici    12.01.2026       

Author: redazione