di Andrea Moiani
A Poggio Mirteto cresce il dissenso di alcuni fruitori della Biblioteca “Peppino Impastato” di fronte al progetto di trasferimento nei locali dell’ex Sala Farnese, ora “Sala Bernardino Stefonio”. Più che mettere in discussione il valore del recupero dell’edificio, la contestazione pone una domanda semplice: se una biblioteca esiste già, funziona ed è diventata un vero polo culturale e sociale, perché spostarla?
«Il progetto può essere bello, perché può restituire dignità e nuova vita al centro storico – spiegano alcuni cittadini – Ma rischia di essere bello e inutile rispetto ai bisogni reali della comunità».
Il progetto del Comune
La questione nasce dal progetto del Comune presentato nell’ambito del Piano di Interventi Straordinari per la Valorizzazione dei Teatri, delle Sale cinematografiche, dei Palazzi storici, dei Luoghi di culto, degli Spazi archeologici e ricreativi del Lazio, previsto dalla L.R. n. 23/2023. Il programma prevede interventi di recupero, ristrutturazione, manutenzione straordinaria, sicurezza, abbattimento delle barriere architettoniche, rinnovo degli arredi, efficientamento energetico e ammodernamento tecnologico, per un finanziamento superiore ai 400mila euro.
L’obiettivo è trasferire la Biblioteca “Peppino Impastato” negli spazi dell’ex Sala Farnese. Ma, sostengono i suoi frequentatori, prima di compiere questo passo sarebbe necessario chiedersi quale esigenza concreta della città si intenda risolvere.
La biblioteca nella sede della ex Pretura come luogo multifunzionale
La biblioteca attuale dispone infatti di numerosi spazi per le attività culturali: tre stanze per la segreteria, tredici ambienti destinati alle iniziative, una sala conferenze e un parcheggio di circa dieci automobili, dal quale è possibile raggiungere agevolmente l’ingresso anche per le persone con disabilità. Inoltre, la presenza del Museo delle Arti e dei Mestieri nel piano sottostante fa dell’intero complesso un punto di riferimento culturale non soltanto per Poggio Mirteto, ma per la Bassa Sabina.
A questo si aggiunge un patrimonio librario di oltre 20mila volumi. Ed è proprio la disponibilità di spazio uno dei nodi sollevati dai cittadini: il timore è che la nuova sede non sia in grado di accogliere adeguatamente l’intera collezione, oltre a garantire gli ambienti necessari alle attività.
«Qui non abbiamo semplicemente dei libri messi sugli scaffali – raccontano i frequentatori – Questo posto è diventato uno spazio dove le persone si incontrano, studiano, discutono, imparano e fanno cultura».
Nel corso degli anni, infatti, la biblioteca ha ospitato una quantità di iniziative che va ben oltre il tradizionale servizio bibliotecario: Book Club, scrittura creativa, incontri sulla musica rock, Musicosophia, acquerello, Sabina Libri, presentazioni di libri, formazione professionale, conferenze e interviste. Ci sono poi le attività della Cooperativa Magliana ’80 per l’insegnamento dell’italiano ai rifugiati, le ripetizioni offerte dai volontari agli stranieri, le collaborazioni con le scuole, le attività pomeridiane per bambini, gli appuntamenti dell’8 marzo e del 25 novembre, gli incontri di astronomia organizzati dal professor Banchelli con il professor Granati, oltre a iniziative di musica, teatro, attività formative sull’autismo e sulle difficoltà adolescenziali, “Il dono del libro” e progetti artistici come i murales.
Le criticità dello spostamento
Per i cittadini, dunque, la biblioteca ha assunto una funzione polifunzionale che il trasferimento rischierebbe di ridimensionare. Poiché gli spazi disponibili sarebbero numericamente inferiori, molte delle attività oggi ospitate non potrebbero essere mantenute.
La contestazione, però, non nasce dalla contrarietà alla riqualificazione della Sala Bernardino Stefonio: «Non diciamo che quel progetto sia brutto. Anzi, può essere un bellissimo intervento. Recuperare un edificio è una cosa positiva. Il problema è capire a cosa serva trasferire proprio lì una biblioteca che oggi funziona».
Secondo i fruitori, le criticità della sede attuale non sarebbero strutturali, ma prevalentemente manutentive.
«Se ci sono problemi, risolviamo quelli – sostengono -. Non sembra necessario cambiare sede per affrontare questioni che possono essere risolte con interventi di manutenzione».
La perplessità sorge dal fatto che la nuova struttura, per quanto bella e tecnologicamente adeguata, non ha gli spazi necessari per custodire tutto il patrimonio librario e la sua espansione futura e, soprattutto, per mantenere quella rete di attività che negli anni ha trasformato la biblioteca in un luogo di incontro, formazione e partecipazione. Per i cittadini sarebbe un passo indietro rispetto all’idea contemporanea di biblioteca, riducendola prevalentemente a un luogo di consultazione dei libri.
La ex Sala Farnese come spazio per lo spettacolo
C’è un altro tema che viene sollevato è cioè la mancanza in città di uno spazio dedicato allo spettacolo, al teatro, alla musica e al cinema. Poggio Mirteto è infatti uno dei pochissimi paesi, se non l’unico centro della Bassa Sabina, a non avere un teatro. Lo spazio del glorioso Cinema Neroni è privato e giace ancora inutilizzato, la sala Elpidio Benedetti (ex Sala della cultura) è del tutto inadatta ad eventi dal vivo per molte ragioni. La ex Sala Farnese è l’unico spazio che con pochi adeguamenti (la correzione dell’acustica e l’acquisto di sedute) potrebbe essere adatto a questo scopo e con un intervento economico non particolarmente oneroso. Da non dimenticare che la Regione Lazio in passato ha già concesso due importanti finanziamenti a questo scopo: uno per restauri strutturali (Legge Regionale n. 27/2006 sui teatri), l’altro per l’allestimento di uno studio di registrazione ancora esistente (Finanziamento Regionale per le politiche giovanili), la cui collocazione nel nuovo progetto è totalmente assente.
«Noi non siamo contro i finanziamenti, non siamo contro i lavori e non siamo contro la cultura – ribadiscono alcuni utenti -. Siamo contro l’idea di spendere una cifra importante per compromettere una cosa che oggi funziona, senza rispondere a un bisogno che i cittadini hanno realmente espresso».
Da qui nasce la definizione che meglio riassume la loro posizione: un progetto bello, ma inutile.
Bello perché recuperare un luogo storico e restituirlo alla città può essere un obiettivo condivisibile. Inutile, secondo questi cittadini, se per realizzarlo si finisce per ridimensionare una biblioteca che già svolge una funzione culturale e sociale consolidata.
Nella foto la ex Sala Farnese che dovrebbe accogliere la Biblioteca Peppino Impastato







