Roma: la gentilezza torna al centro del dibattito e lo sport diventa modello di leadership positiva e strumento di contrasto alla cultura della sopraffazione. È questo il tema del Convegno nazionale promosso dal MIG – Movimento Italiano per la Gentilezza, con il patrocinio di ARS, in corso (oggi 12 ottobre 2026) presso la Sala Piersanti Mattarella. Un appuntamento che punta a valorizzare il rispetto, la collaborazione e la solidarietà come principi fondamentali per costruire relazioni più sane e una società più inclusiva.
L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’Associazione LIFE APS, la Fondazione Valori d’Italia, OIGEC – Osservatorio Italiano Gentilezza e Comportamenti, 500 Fiat e World Kindness Mouvement.
Al centro della riflessione, il valore della gentilezza come strumento concreto per promuovere relazioni positive e comportamenti responsabili, dentro e fuori dal campo di gioco. Una visione che si ritrova nelle parole di Rocco Lanatà, formatore, autore dei libri Il valore e la forza della gentilezza e Leadership, forza positiva e gentilezza, recentemente nominato Ambasciatore della Gentilezza dal World Kindness Movement e vicepresidente della Associazione LIFE.
Nel corso del Festival della Gentilezza 2025, svoltosi a Milano presso il Gentilab, Lanatà aveva già ribadito un concetto fondamentale: «La gentilezza non è un gesto astratto, bensì l’applicazione concreta di utilità, aiuto, collaborazione e servizio nel quotidiano».
Un principio che si lega direttamente al mondo dello sport, dove il valore delle competenze individuali si esprime pienamente attraverso la capacità di metterle a disposizione della squadra. La gentilezza, infatti, si manifesta anche nella qualità delle competenze che ciascuno mette in campo. Solo così sorrisi, parole e gesti diventano autenticamente gentili, perché radicati in una comunicazione consapevole e rispettosa.
Lanatà, che è anche direttore aggiunto dell’Osservatorio Nazionale sulle Minoranze, sottolinea inoltre il ruolo della passione, elemento capace di amplificare questi valori e trasformarli in interesse genuino e persino in amore. Da qui l’invito a «fare di più», mettendo in pratica l’altruismo come antidoto all’egoismo che spesso caratterizza la società contemporanea.
Un altro aspetto centrale riguarda il pregiudizio che associa la gentilezza alla debolezza. Una convinzione da superare, perché la gentilezza rappresenta, al contrario, una forza positiva: favorisce la fiducia, consolida le relazioni e apre nuovi spazi di dialogo.
È proprio in questa prospettiva che lo sport assume un ruolo significativo. Il rispetto delle regole, la collaborazione, la capacità di riconoscere il valore dell’avversario e la gestione dei conflitti sono elementi che contribuiscono a formare una leadership consapevole, capace di affermarsi senza ricorrere alla prevaricazione.
La gentilezza si conferma così un linguaggio universale, in grado di superare le barriere culturali, religiose e sociali. Un valore che non richiede gesti straordinari, ma un impegno quotidiano fatto di ascolto, attenzione e disponibilità verso gli altri.
Il messaggio che accompagna il convegno di Roma è chiaro: in una società sempre più frenetica e competitiva, promuovere la gentilezza significa investire in una cultura del rispetto e della responsabilità. Non occorre essere santi per praticarla, ma è fondamentale impegnarsi a fare del proprio meglio e a dare di più.
Perché, come ricorda Lanatà, «dai e ti sarà dato». Un principio semplice, ma capace di indicare una direzione concreta: partire dai comportamenti individuali per contribuire alla costruzione di una società più giusta, inclusiva e umana.







