La Repubblica di Senarica Abruzzo) costituita nel 1356 e soppressa nel 1775 o 1797

di Giorgio Giannini

Senarica è un piccolo borgo abruzzese, ubicato su uno sperone che domina la valle del fiume Vomano, oggi Frazione di Crognaleto, in Provincia di Teramo.

Secondo la tradizione, la regina del Regno di Napoli Giovanna I d’Angiò (regina dal  1343 al 1381) concesse nel 1356 a Senarica (ed anche a Poggio Umbricchio), per ringraziare gli abitanti che avevano respinto coraggiosamente l’esercito dei Visconti di Milano, il rango di nobili (baroni), l’esenzione fiscale perpetua ed il diritto di autogovernarsi, senza essere quindi assoggettati a vincoli di vassallaggio nei confronti di un feudatario. Erano soggetti solo al Sovrano del Regno di Napoli.

In base all’antico diritto longobardo, gli abitanti costituirono il 13 agosto 1356 la Repubblica, eleggendo come Governatore “un galantuomo che non sapesse né leggere né scrivere” (sic!), che chiamarono Doge, come quello della Serenissima Repubblica di Venezia, con la quale si strinsero buoni rapporti di amicizia e di protezione. A questo scopo, Senarica inviava ogni anno alla città della laguna veneta (che la considerava “serenissima sorella”), 12 carlini d’oro e due soldati, che hanno partecipato alla battaglia di Lepanto ed hanno ricevuto per la loro partecipazione alla guerra contro i Turchi  un attestato del Doge di Venezia, che era conservato dal Vescovo di Teramo, ma che non è stato più trovato. 

Nel 1357  gli abitanti approvarono uno Statuto, in base al quale il Doge era eletto da un Senato o Consiglio dei Notabili, composto da 24 Senatori, di età non inferiore a 50 anni, che era convocato in via ordinaria almeno una volta l’anno, il 1 gennaio.

Il Doge rappresentava la Repubblica ed era aiutato nelle funzioni amministrative e giudiziarie da un Cancelliere, che rappresentava il potere esecutivo, che controfirmava i decreti. Pertanto, sull’attività svolta dal Doge vigilava sia il Cancelliere che il Senato.  

Le riunioni per eleggere ed investire il Doge e per eleggere il Cancelliere e gli altri  funzionari si svolgevano nella chiesa dei Santi Proto e Giacinto, due fratelli che erano schiavi eunuchi di S. Eugenia, che  che avevano convertito al Cristianesimo la loro padrona e  che sono stati  martirizzati verso al metà del III secolo dall’imperatore Valeriano.

La Repubblica aveva uno stemma costituito da un leone rampante che tiene negli artigli un ferro di cavallo (che simboleggia l’ansa del fiume Vomano) o un serpente (per ricordare la vittoria sull’esercito lombardo dei Visconti, nel cui stemma c’è un serpente). Inoltre aveva il diritto di “battere moneta” (cioè di emettere denaro), che però non è stato mai esercitato, e disponeva di un piccolo esercito, costituito dalla “guardia dogale”, con la funzione di proteggere non solo il Doge, ma anche il Cancelliere e gli altri funzionari, e da un corpo di guardaboschi, che vigilavano sia sul borgo che sui grandi boschi di castagni grigi, che davano l’introito principale all’economia locale, essendo utilizzati non solo per il frutto (le castagne), ma anche per il legno, utilizzato per costruire mobili di vario tipo. Inoltre, si lavoravano anche il cuoio ed il rame e si fabbricavano gioielli in oro ed argento.

In oltre quattro secoli ci furono 36 Dogi, 15 dei quali appartenevano alla potente famiglia  Cicintò.

Il Doge Ercole Cantù (rimasto in carica per trenta anni, dal 1549 al 1579) instaurò un governo autoritario, per cui fu chiamato dux.

Quando sul trono del Regno di Napoli salirono i Borbone, il Re Fernando IV,  inviò    a Senarica una Commissione per accertare se effettivamente esisteva una Repubblica e quindi gli abitanti non dovevano pagare tributi. Benché la Commissione avesse accertato l’esistenza di diritti secolari di esenzione dai tributi da parte degli abitanti, il Segretario di Stato Bernardo Tanucci fece forti pressioni sul sovrano affinché abolisse tali privilegi, per cui il 15 luglio 1775 Ferdinando IV mise sotto “sequestro” il borgo e soppresse la Repubblica, inviando in esilio, nel borgo abruzzese di Castelli (famoso per le ceramiche) il Doge Bernardino Cicintò, in carica dal 5 giugno 1769.     

In seguito a questo provvedimento regio, Cicintò (che era il 35° Doge), trasferì il titolo alla figlia Francesca (anche se questo non era giuridicamente possibile), la quale lo trasmise al marito Sigismondo De Nordangelis, barone di Castiglione di Sicilia, che lo tenne fino al 1797 (che molti considerano l’anno della definitiva fine della Repubblica di Senarica). 

Per il comportamento illecito del 35° Doge, gli abitanti di Senarica  fanno terminare l’elenco dei Dogi al 34°, che è Davide Ciantone (in carica dal 1761 al 1769). 

Alcuni storici contestano l’esistenza della Repubblica di Senarica, anche perché non ci sono più i documenti che attestano la concessione regia del 1356, dato che  l’archivio della Cancelleria regia angioina è andato distrutto in seguito ai bombardamenti fatti dagli Alleati su Napoli nella Seconda guerra mondiale.

Però l’esistenza della Repubblica è citata nelle opere dei più importanti storici dell’Ottocento del Regno di Napoli, per cui  molti ritengono che sia esistita realmente.

Comunque, sulla facciate delle case più antiche del borgo è tuttora visibile la scritta “esentasse” oppure la scritta “R. di Senarica”. 

Inoltre, nel dialetto parlato ancora oggi dagli abitanti del borgo, ci sono alcune parole veneziane, come “fontego”, che significa magazzino.  

Infine nella piazza principale del borgo (che si chiama Piazza Venezia) c’è una colonna in pietra  in cima alla quale c’è un leone rampante che artiglia un serpente. Al riguardo, ricordiamo che in tutte le città che facevano parte della Serenissima Repubblica  c’era una colonna con il cima il leone di San Marco.

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