di Andrea Moiani
La biblioteca “Peppino Impastato” di Poggio Mirteto ha ospitato una giornata in ricordo dello storico Tersilio Leggio, venuto a mancare due anni fa. La giornata si è svolta in occasione della presentazione del libro “Il Velino. Un fiume e il suo territorio” scritto a quattro mani con Roberto Lorenzetti, già direttore dell’Archivio storico di Rieti e ispettore ed archivista onorario del MIC. L’incontro, moderato dall’archivista Caterina Placidi, ha riunito amministratori, studiosi, rappresentanti delle associazioni culturali e numerosi cittadini, ed ha restituito l’immagine di una comunità profondamente legata all’opera e dall’umanità dello studioso sabino.
L’evento si è aperto con una proiezione di un intervento di Leggio risalente a qualche anno prima nella stessa sala. In quelle parole emergeva la sua idea di ricerca: «La ricerca è sempre in evoluzione e in discussione. Non si esaurisce mai ed ha bisogno di nuovi strumenti e nuove prospettive». Questo messaggio sarà il filo conduttore all’intero incontro.
Nel suo intervento introduttivo, Caterina Placidi ha infatti sottolineato come in quel video si ritrovassero «molti dei tratti che hanno caratterizzato il suo lavoro: l’attenzione per Poggio Mirteto e per il territorio sabino, la fiducia verso le nuove generazioni, la convinzione che la conoscenza storica possa diventare uno strumento utile per chi è chiamato ad amministrare e orientare le scelte della comunità». Ha inoltre ricordato l’impegno assunto di non limitarsi alla commemorazione ma di tradurre la memoria in responsabilità concreta.
Il sindaco di Poggio Mirteto, Andrea Arcieri, ha ricordatoo la lunga collaborazione con Leggio: «Ho avuto modo di apprezzarlo non solo come storico di grande profilo, ma anche come amministratore capace e lungimirante» ha spiegato Arcieri. «Coniugare la profondità dello studioso con la concretezza dell’azione amministrativa non è affatto facile, ma lui lo ha reso possibile tenendo insieme cultura, turismo ed enogastronomia sempre con una visione comprensoriale». Arcieri ha insistito sul suo amore per la Sabina e sulla capacità di “mettere a sistema” le peculiarità dei singoli comuni.
Giancarlo Sileri, sindaco di Casperia, ha ricordato la sua straordinaria capacità divulgativa: «Riusciva a far sembrare facile ciò che non lo è. Divulgare la cultura non è mai semplice, ma lui la rendeva fruibile e piacevole, intrecciando tradizione, territorio e conoscenza». Ha citato, tra le iniziative più significative, “Andar per olio e per cultura”, esempio concreto di integrazione tra storia e promozione territoriale.
Alfredo Pasquetti, direttore dell’Archivio di Stato di Rieti, ha invece definito Leggio “territorialista militante” e “storico delle connessioni”. «Per l’Archivio di Rieti Tersilio faceva parte del paesaggio. Era una presenza costante in sala studio, uno studioso esigente ma infinitamente disponibile e generoso capace di collegare documenti, istituzioni e persone e di costruire reti che andavano ben oltre l’ambito accademico».
Mario Perilli, dell’associazione “Francesco Sacco”, dopo aver letto un messaggio della famiglia, ha ricordato il Leggio politico e amministratore: «Era sempre disponibile, capace di trasformare un’idea in progetto concreto. La sua era una visione ampia, comprensoriale e provava un amore profondo per questa terra».
Carlo Calvani, presidente dell’associazione culturale “Amici del Museo”, ha ricordato uno sprono ricevuto proprio in quella sala: «Continuate così, perché siete gli unici che stanno facendo cultura». Un incoraggiamento che ha segnato il percorso dell’associazione e che dimostra la sua attenzione costante alle realtà locali.
Cristina Rinaldi, già assessora alla cultura di Poggio Mirteto, ha raccontato la collaborazione per ricostruire le origini del paese: «Non mi ha mai detto di no. Mi ha aiutato a costruire un percorso serio di ricerca che ha portato a individuare nel periodo 1285-1290 la fondazione del castello di Poggio Mirteto, attribuita alla famiglia Iaquinti. Volevamo trasmettere ai ragazzi l’amore per il territorio, perché solo così se ne prenderanno cura».
Nel suo lungo intervento, il professore alla Sapienza e direttore dell’Istituto Storico Italiano per il Medioevo Umberto Longo ha invece messo in luce la statura scientifica di Leggio: «Cultura storica e impegno civile in lui erano inseparabili. Il concetto di “Italia mediana” a lui molto caro non indica una periferia, ma uno spazio di connessioni tra papato e impero. Il territorio, per Tersilio, era una categoria interpretativa, un luogo dove leggere le dinamiche profonde della società medievale». Longo ha ricordato anche opere come Ad fines regni e gli studi sull’abbazia di Farfa, considerata cardine religioso, politico ed economico dell’area sabina.
Gianfranco Formichetti ha evocato il Leggio degli anni Settanta, vicino al gruppo archeologico sabino: «La sua generosità era incredibile, così come la sua modestia. Era un maestro anche nella divulgazione, capace di coniugare rigore e passione».
Roberto Lorenzetti ha ricostruito la genesi del volume sul Velino, nato negli anni Novanta nell’ambito di un progetto di parco fluviale: «In un momento in cui la città aveva perso il rapporto con il fiume, ci venne chiesta una ricerca storica approfondita. Ne uscì una relazione di oltre duecento pagine, rimasta inedita per decenni. Pubblicarla oggi è il modo più autentico per raccontare Tersilio: uno storico capace di leggere un fiume come asse di relazioni, insediamenti e trasformazioni nel lungo periodo».
Sono intervenuti anche Fabrizio Tomaselli, che ha ricordato una frase simbolo del suo metodo — «Le idee camminano con le gambe delle persone» — sottolineandone la concretezza; Giuseppe Rinaldi, che ne ha evidenziato la capacità di lavorare in rete tra comuni e territori; ed Elena Onori, che ha richiamato la necessità di «essere operativi e non disperdere questo patrimonio». Don Enzo ha offerto una testimonianza personale, ricordando come «non fosse un uomo di chiacchiere, ma di fatti, sempre pronto ad aiutare anche le realtà più piccole».
Nella parte conclusiva dell’evento è emersa con forza una proposta destinata a segnare il futuro: la creazione di una fondazione o di un centro studi dedicato a Tersilio Leggio. Caterina Placidi ha parlato della necessità di «creare un comitato che si prenda la responsabilità di portare avanti la sua opera», mentre Elena Onori ha sottolineato che «la famiglia ha dato disponibilità: è il momento di stringere e costruire qualcosa di concreto».
L’idea è quella di un organismo capace di coordinare la valorizzazione scientifica dei suoi studi, promuovere nuove ricerche, attivare borse di studio e mettere in rete comuni, associazioni e istituzioni accademiche. Una struttura che non si limiti a custodire la memoria, ma che la trasformi in progettualità viva, in linea con la visione dello stesso Leggio.








