A Verrecchie (CAPPADOCIA) è nato il Neorealismo cinematografico?

di Giorgio Giannini

 

Nell’estate 1943 arrivano a Verrecchie (che era allora Frazione del Comune di Tagliacozzo e che dal 1948 sarà aggregata al Comune di Cappadocia), per fuggire i bombardamenti degli Alleati a Roma, dove vivono nel villino di Via Salaria 266, davanti alla residenza reale di Villa Savoia, Luchino Visconti e la sorella minore Uberta, che  sono ospitati nella casa di Fidalma Federici, che è la governante di Uberta. Con loro c’è anche Massimo Girotti (che è impegnato a Tagliacozzo a girare alcune scene del film di Rossellini Desiderio) con la moglie.

In quel periodo, nella grande casa di Emilio Salciccia, costruita nel 1926 lunga la strada che porta a Cappadocia, nel rione chiamato “Alto la terra”, nella parte alta di Tagliacozzo,  c’è anche  Roberto Rossellini (anche lui andato via da Roma a causa dei bombardamenti angloamericani e che sta girando il film Desiderio, che sarà completato da Marcello Pagliero ed uscirà nel 1946) con la moglie Marcella De Marchis (dalla quale si sta separando) e con i due figli Romano e Renzo.

Visconti e Rossellini si conoscono da alcuni anni, frequentando gli stessi ambienti culturali ed intellettuali romani.

Dopo la metà di settembre 1943, quando arrivano i tedeschi a Tagliacozzo,  Rossellini porta la moglie ed i figli nella casa di Fidalma a Verrecchie. Egli però rimane nella casa  di Tagliacozzo, insieme con la compagna del momento, Roswita  Schmitd, che è una delle protagoniste del film Desiderio, che prima alloggiava, con gli altri della troupe cinematografica, nell’albergo Moderno di Tagliacozzo.

Visconti e Rossellini si incontrano spesso, dall’autunno 1943 al gennaio 1944 (quando Rossellini torna a Roma con Soswita), nella casa di Fidalma a Verrecchie, dove Rossellini va a trovare la famiglia, soprattutto i due figli. Certamente parlano del futuro del cinema italiano, di come doveva essere il “nuovo cinema” dopo la guerra, che sarà conosciuto come “neorealismo”. 

A questo riguardo, c’è una recente testimonianza di Renzo Rossellini (presidente della Fondazione intitolata al padre Roberto), raccolta il 25 gennaio 2021 dalla Prof.ssa Caterina Capalbo, autrice del libro  Roma città aperta. Un film non del tutto svelato   (pubblicato recentemente dalla Società Editrice Dante Alighieri), presentato venerdì 30 luglio al Teatro Talia di Tagliacozzo nell’ambito del Festival Internazionale di Mezza Estate. Infatti, Renzo Rossellini ricorda bene, nonostante fosse molto piccolo, che il padre Roberto e Visconti parlavano a lungo seduti davanti al camino della casa di Fidalma ed usa queste parole, riportate a pag.  141 del libro:« Davanti al grande camino della casa della signora Fidalma a Verrecchie, nel lungo inverno del 1943, mio padre e Visconti parlavano a lungo. Parlavano di cinema e del futuro neorealismo». Anche noi crediamo che Rossellini e Visconti parlavano del futuro del cinema italiano e di quello che poi sarebbe stato definito “neorealismno”.      

Pertanto, sarebbe opportuno che il Comune di Cappadocia mettesse una targa sulla parete della casa di Fidalma a Verrecchie per ricordare la presenza di Luchino Visconti e di Roberto Rossellini e le loro discussioni sul futuro “neorealismo”.

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