A Rieti produttori di cannabis a chilometro zero?

di Marco Giordani Sabina radicale

Sono importanti le parole del Comandante provinciale di Rieti dei Carabinieri riguardo alla recente scoperta, in provincia, di tre casi di ingenti coltivazioni di cannabis, un totale di 500 piante destinate al commercio, da parte di 45enne, 50enne, 70enne locali.

Avevamo da subito rilevato che mentre i giornali titolavano al supermarket della droga, si trattasse piuttosto di produttori a km zero, che si tengono lontani e tengono lontani i consumatori dalla Grande Distribuzione Organizzata nigeriana e dalle multinazionali italiane del narcotraffico.

Oggi il Colonnello non solo ci conferma che “non si ravvisa uno spaccio organizzato come quello che i nigeriani riescono a fare nei vicoli del centro storico di Rieti” ma parla anche di “mercato autonomo rispetto a quello della Capitale, dove attualmente trovano grande diffusione le droghe sintetiche” e ciò ovviamente significa una maggior protezione da pericolose sostanze per i consumatori di cannabis che sarà pure “droga” ma che, dice il Ministero dell’Interno, “insieme a tabacco, alcol e caffeina è una delle droghe più  consumate al mondo”.

Un fenomeno dunque che dovrebbe far dire al Comandante che “la provincia è sicura PERCHE’ un mercato autonomo delle droghe leggere” piuttosto che dire “un mercato autonomo delle droghe leggere MA la provincia è sicura”.

Un fenomeno evidentemente positivo rispetto alla sua non esistenza e che perciò, al di là della dovuta e rispettabile applicazione della legge da parte dei Carabinieri, non giustifica a nostro avviso l’ingente spiegamento di uomini e mezzi (anche elicotteri!) vantato dal Comandante.

 

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