Vincenzo Cardarelli e la poesia dell’autunno per la rubrica di Lorena Paris

di Lorena Paris

Vincenzo Cardarelli, figlio della terra di Etruria, è  stato esponente di spicco della letteratura e non ha certo bisogno della mia presentazione.  Nacque a Tarquinia (Viterbo)  e  morì a Roma. Amo  alcune sue opere che reputo senza tempo, come in effetti senza tempo è la grande poesia.
Ho scelto,  per i lettori di Sabina  Magazine,  di leggere OTTOBRE, versi  che celebrano  il mese  dal sapore autunnale. Un testo classico,   con  riferimenti alla poetica del  novecento. La “stanca stagione” è  quella più amata dal  poeta,  il sole è il fulcro della composizione,  inatteso, splendente e  che non sa dirci addio.  Ad esso Cardarelli congiunge l’ineludibile scorrere del tempo e il miracolo della vita. Una scrittura  sonora,  con consonanze leggiadre e soprattutto immaginifica: l’aria che odora di mosto e di vino, le vigne saccheggiate,  il vago sole superstite che si fa ancor più  bello verso il tramonto. Un idillio dai colori soffusi,  caldi  e quieti.
La natura e le sue manifestazioni vitali  offrono al poeta lo spunto  per  intense  similitudini e riflessioni e per portare alla luce dei versi  la sua  pacata sofferenza.  (L’ infanzia di Cardarelli  fu segnata dall’abbandono della madre). Sentimenti dolorosi spesso presenti nei suoi innumerevoli  scritti,  ma esternati sempre  con “tonalità” sommesse, composte, come la “dolcissima agonia” in finale di poesia.

 

 

Ottobre di Vincenzo Cardarelli

Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.

Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulle vigne saccheggiate.

Sole d’autunno inatteso,
che splendi come in un di là,
con tenera perdizione
e vagabonda felicità,
tu ci trovi fiaccati,
vòlti al peggio e la morte nell’anima.

Ecco perché ci piaci,
vago sole superstite
che non sai dirci addio,
tornando ogni mattina
come un nuovo miracolo,
tanto più bello quanto più t’inoltri
e sei lì per spirare.

E di queste incredibili giornate
vai componendo la tua stagione
ch’è tutta una dolcissima agonia.

 

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