Alcuni miei ricordi di 60 anni fa ai tempi del boom economico

di Giorgio Giannini

 

Nella mia mente sono molto vivi alcuni ricordi del periodo del “boom economico” dell’inizio degli anni sessanta, quando avevo una dozzina di anni e frequentavo la Scuola Media.  In particolare ricordo molto bene che, pur avendo noi un orto e vari animali da cortile (galline, piccioni, conigli..)  di cui si mangiava la carne la domenica (apprezzavo molto il sugo fatto con il piccione “ripieno”)  mia Madre iniziò a comprare, più volte la settimana, le fettine di manzo, che cucinava in genere “alla pizzaiola”  (con il pomodoro ed aglio..) oppure ci faceva gli involtini che metteva nel sugo domenicale, in sostituzione della cane dei “nostri animali” da cortile.

Ricordo inoltre bene che la pasta non era impacchettata, ma  “sfusa”, e se ne comprava nel negozio di alimentari, la quantità di cui si aveva bisogno, in base alla consistenza del nucleo familiare. La pasta, se era “corta” era messa in una busta di carta e se era “lunga” (spaghetti, bavette…) era avvolta in un foglio di “carta paglia” (una carta ruvida, fatta con la cellulosa della paglia).

A quel tempo la maggior parte delle donne non lavoravano e quindi ogni giorno  andavano a “fare la spesa”, accompagnate dal figlio che non andava a scuola perché era troppo piccolo (allora gli asili nido e le scuole materne non c’erano).

Quando la scuola era chiusa, accompagnavo sempre mia Madre  a fare la spesa al “mercato rionale” (allora presente in tutti i Quartieri cittadini non periferici) ed al negoziante vicino a casa  (allora  in ogni strada c’erano i “negozi di vicinato”: alimentari; bar-latteria; macelleria; fruttivendolo o “fruttarolo”; ciabattino…). Forse per questo motivo, mi fa ancora molto piacere andare a fare la spesa al mercato rionale o al supermercato.

Ricordo inoltre che quando si andava a trovare un parente o una famiglia di amici, mia Madre usava portare in dono un pacchetto di caffè e, spesso, anche un pacco di zucchero raffinato bianco (talvolta “a quadretti”). Probabilmente questa consuetudine derivava dal fatto che durante la seconda guerra mondiale (finita da una quindicina di anni) sia il caffè che lo zucchero erano beni introvabili, se non alla “borsa nera”, a prezzi altissimi. Pertanto il caffè e lo zucchero era considerati da molti “regali  di valore”, perché ricordavano  il difficile periodo della guerra nel quale non si potevano avere.

 

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