Verrecchie: i miei suoceri affittarono una camera a Rossellini, racconta Clelia di Carlo

Verrecchie: i miei suoceri affittarono una camera a Rossellini

 

  di Giorgio Giannini

 

A Verrecchie (Frazione di Cappadocia, in Provincia de L’Aquila) ho intervistato la Sig.ra Clelia Di Carlo, nata il 7 luglio 1921, ultima di otto figli di Alessandro Di Carlo e di Ida Di Croce, che si è sposata nel 1944 con il Sig. Giuseppe Gattinari, dal quale ha avuto due figli: Alberto e Cesare. É la più anziana del paese ed ha festeggiato il 7 luglio 2021, nella piazza di Verrecchie, i 100 anni con i compaesani.

La Sig.ra Clelia ricorda molto bene i fatti accaduti nel lontano passato, compresa la presenza a Verrecchie, dall’autunno 1943 alla primavera 1944, della moglie e dei due figli Romano e Renzo di Roberto Rossellini, che in quel periodo stava girando a Tagliacozzo (di cui allora Verrecchie era una Frazione) alcune scene del film Desiderio, uscito nel 1946, nel quale il protagonista principale maschile era l’attore Massimo Girotti, che stava a Verrecchie con la moglie.

La famiglia Rossellini abitava nel centro storico di Verrecchie, nella casa di Luigi Gattinari e Vesprina Di Benedetto (che poi nel 1944 sono diventati i suoi suoceri),  nella quale gli avevano affittato una camera.

La  Sig.ra Clelia ricorda bene l’arrivo dei tedeschi a Verrecchie, che si insediarono nella grande casa, ubicata vicino alla grande aia, nella parte bassa del paese, nella quale abitava con gli zii Cesare Di Felice e Anna Di Carlo (che l’avevano affiliata), dicendo: “ Voi fuori, noi dentro”. La casa aveva diverse stanze ed era l’unica di Verrecchie che aveva in quel tempo l’acqua corrente.  Inutili furono le rimostranze degli zii e quindi dovettero andare nella cantina in attesa di trovare un’altra sistemazione migliore.

Ricorda inoltre che i tedeschi si erano insediati in altre case, soprattutto del centro storico del paese, nella parte alta dell’abitato, dove avevano un centro trasmittente mobile, montato su un camion, che era parcheggiato sotto alcuni grandi alberi di noce. In modo che non fosse visibile dagli aerei di ricognizione degli Alleati.

Ricorda anche che ospitò nella nuova casa degli zii un gioielliere romano che aveva portato con sé tre sacchettini con gioielli e monili d’oro, che furono nascosti nell’intercapedine del grande tavolo della cucina.  Mi ha raccontato che durante una ispezione dei soldati tedeschi, i tre sacchettini, legati ciascuno ad una corda, furono gettati fuori della finestra, vicino alla quale c’era un grande albero molto frondoso che nascondeva bene alla vista i sacchetti penzolanti sotto la finestra.

Mi fa presente, e me lo dice più volte, che i tedeschi “si sono comportati bene” con la popolazione di Verrecchie, che allora era costituita solo da anziani, donne e ragazzi perché tutti gli uomini adulti e giovani, in età militare, si erano nascosti in montagna per evitare di essere arrestati e deportati in Germania.  Ricorda anche che i soldati tedeschi  (molti erano di nazionalità cecoslovacca) ballavano con le ragazze, comportandosi bene.  Al riguardo mi dice che erano diventati “amici”. In particolare, un  giovane soldato tedesco, di nome Otto, si era talmente affezionato al Paese ed ed alcuni abitanti, che è stato in corrispondenza per una decina di anni con un “verrecchiano” e che è anche tornato a Verrecchie negli anni cinquanta.

Ricorda l’arrivo di tanti tedeschi che nella primavera 1944 si ritiravano dal fronte di Anzio-Nettuno e di Cassino e risalivano dalla Valle Roveto e dalla Valle del Liri.

Mi ha anche raccontato che durante la ristrutturazione di una casa nel centro storico fu scoperto un nascondiglio che conteneva un sacchetto con numerose monete d’oro.

 

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