Tutto De Chirico: a Rieti a Palazzo Dosi fino al 21 luglio le opere migliori mai viste in Italia

di Maria Grazia Di Mario

Sembra interrogarti Giorgio De Chirico nel suo autoritratto che apre la mostra Giorgio De Chirico Gli spettacoli disegnati  (Rieti-Palazzo Dosi 13 aprile-31 luglio 2022) catapultandoti in una originale dimensione di eternità che gli è propria perché se c’è “una frase che può ispirare questa mostra, è una frase dello stesso De Chirico ed è quella che esprime il concetto che dopo il Creatore c’è lui, in quanto artista creatore”.   E se il ritratto della moglie ti conduce, unico, ad una dimensione familiare e terrena,  tutto il resto ti porta nel suo teatro neometafisico laddove la vita diventa una perfetta fusione tra divino ed umano, natura e cultura, passato, presente e futuro (in un eterno ritorno), il mondo irrompe come rivelazione metafisica e l’uomo come maschera/manichino, la natura si trasforma in spazio architettonico trasfigurante, in palcoscenico. 

Una grande mostra dalla valenza nazionale che espone le migliori opere mai viste in italia, organizzata dalla Fondazione Varrone in sinergia con l’Istituto Filippa Mareri di Petrella Salto e con l’importante coinvolgimento della Fondazione Giorgio e Isa De Chirico. La mostra comprende l’ importante nucleo religioso proveniente da Petrella Salto nel quale dominano le Tavole dell’Apocalisse e la produzione scultorea bronzea (dei veri capolavori) e ripercorre, suddivisi in 11 sezioni, tutti i maggiori temi della carriera del maestro: dal pittore alla sua musa, tra paesaggio e architettura, il palco e il sipario, interni metafisici, il magico mistero dei cavalli, Ulisse e i bagni misteriosi, il divino giocattolo, trovatori, muse ed archeologi, l’enigma dei gladiatori, le stanze misteriose, il sole sulle piazze d’Italia e la presenza divina.

Un grande evento che nasce da una promessa fatta alle Clarisse del Santuario di Santa Filippa Mareri.

“E’ una mostra nata per loro  – ha spiegato il Presidente uscente della Fondazione Varrone, Antonio D’Onofrio –  eravamo partiti con l’idea di organizzare una esposizione all’interno del Monastero e quindi ci è sembrato naturale contattare  la Fondazione De Chirico. Grazie all’aiuto e  disponibilità del suo presidente è stato possibile organizzare un evento di tale portata, raccogliere in tempi eccezionali un numero significativo di opere, da una piccola cosa, da una promessa, è uscita fuori una grandissima mostra-regalo per tutta la Sabina, diventata importante per il numero di quadri, la potenza delle opere e il messaggio filologico. Un vero gioiello per Rieti, foriera di un messaggio di crescita nuova di tutto il territorio”.

 

Per Madre Anatolia:“L’Istituto ha raccolto con  soddisfazione l’invito della Fondazione Varrone a partecipare a questa iniziativa, utile anche a ricostruire il legame del maestro con il territorio. Una mostra resa possibile anche da Vincenzina Petrangeli, amministrativa di Casa De Chirico, originaria del Cicolano. Abbiamo voluto condividere con la provincia il nostro patrimonio artistico, ma anche spirituale. La bellezza ci riporta sempre al Creatore”.

La mostra si articola su due piani ed è stata ben curata da Simonetta Antellini e Lorenzo Canova. Al piano terreno e piano nobile  l’esposizione di arte sacra donata al Monastero dai familiari, al secondo piano le opere dedicate alla neometafisica, ma anche degli Anni ’30 e ’40, così come sottolineato dai curatori.

“Questa mostra, nata come una passeggiata, è diventata una delle più importanti in Italia per il valore delle opere, già ammirate nei maggiori Paesi del mondo, dagli Stati Uniti al Brasile –  spiega Paolo Picozza, Presidente della Fondazione De Chirico – . Alcuni quadri ci invitano a riflettere perché richiamano la profonda religiosità di De Chirico, questo aspetto più intimo vi invito a vederlo”.

 

Ed è proprio l’arte sacra ad essere considerata di grande attualità perché il Buon Samaritano e la Crocifissione, oltre alle Tavole, spiega Canova,  ci riportano dalla Seconda Guerra Mondiale al presente che stiamo vivendo, la sofferenza di Cristo è la stessa  del popolo ucraino. Sono opere che provocano senz’altro un turbamento che si risolve però in una riconciliazione tra umano e divino, aggiunge la Antellini, e che aiutano a descrivere il percorso dell’artista, a capire cosa c’è dietro.

Una mostra allestita bene con pezzi straordinari, una bella idea per il sindaco uscente Antonio Cicchetti, che mette a frutto professionalità e che sarà in grado di attrarre gente da fuori Rieti per scoprire i tesori di questo territorio:”Sono felice perché sento che qualcosa si sta muovendo in questa città troppo a lungo ripiegata su se stessa, non dobbiamo sprecare questo momento positivo conseguenza di energie positive”.  

aperta sabato, domenica dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20. Gli altri giorni (escluso il lunedì) dalle 17.00 alle 20.00. L’ingresso è libero; non serve prenotare

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