“Traiettorie di acqua, montagne e cemento”: il 3 novembre a Rieti

“Traiettorie di acqua, montagne e cemento”

Il 3 novembre fa tappa a Rieti la carovana del Consiglio Nazionale Indigeno del Messico che sta attraversando l’Europa per fare rete con tutte le resistenze alle grandi opere dannose per i territori

 

Dal Messico in Europa, dalle tante comunità indigene centro americane in lotta contro l’estrattivismo fossile alle tante comunità resistenti che in Italia si oppongono alle grandi opere inutili e dannose che, con il PNRR, rischiano di subire un’accelerata pericolosa e irrispettosa delle tipicità e degli equilibri dei territori.

Nell’intreccio di tutte queste “Traiettorie di acqua, montagne e cemento”, farà tappa anche a Rieti la carovana della delegazione del Consiglio Nazionale Indigeno (CNI) che sta attraversando l’Europa da più di un mese.

Dopo una breve passeggiata sul Terminillo, per raccontare l’insensata ostinazione con cui si vuole realizzare il devastante e fallimentare progetto Terminillo Stazione Montana, ci sarà un momento di confronto su questa e le altre grandi opere che minacciano il nostro territorio a partire dal progetto di raddoppio dell’acquedotto Peschiera che mette a rischio il Fiume Velino, l’altra grande risorsa di cui è custode la comunità reatina.

L’appuntamento è il 3 novembre alle ore 17 presso le “Tre porte” in via della verdura 21 a Rieti e sarà aperto al pubblico fino ad esaurimento posti nel rispetto delle normative anti-Covid.

Sarà un’occasione importante per scambiare esperienze e ragionare insieme sulle possibili sinergie di lotta al capitalismo del terzo millennio; quello, cioè, che ci sta consegnando un pianeta a limite del collasso ambientale e sociale, dove le ingiustizie per le disuguaglianze economiche si sommano a quelle di genere e al binomio crisi climatica e pandemica.

Nella nostra provincia, tutti questi temi si intrecciano con quello del terremoto, il quale non ha fatto altro che accentuare lo spopolamento delle aree interne, e a quello del rischio idraulico e idrogeologico che incombe su tutta la conca reatina, mostrando la totale incapacità dello Stato di prevenire e affrontare in post emergenza gli eventi catastrofici.

Con le Associazioni e le Istituzioni che vorranno intervenire, si parlerà delle esperienze di ricostruzione dal basso e delle vertenze in atto per difendere un territorio al margine della metropoli romana e sospeso in equilibrio precario tra sfruttamento delle risorse e opportunità di valorizzarle con progetti di economia locale non invasivi e socialmente equi.

 

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