Tempo di Misericordia. Sul Golgota  tre croci segnano la speranza

 

 

Tempo di Misericordia. Sul Golgota  tre croci segnano la speranza

Riflessioni a margine del venerdì santo ed in attesa della domenica successiva alla Pasqua proclamata Festa della Divina Misericordia da Papa Giovanni Paolo II nell’anno Santo del  2000.

 

 

I quattro vangeli ci hanno appena raccontato la persecuzione e condanna di Cristo ad opera di poteri forti culminata con l’innalzamento sul Golgota dei tre legni a forma di croce sui quali furono inchiodati a destra ed alla sinistra di Gesù due ladroni (Matteo 27,38; Luca 23,33; Marco 15,27; Giovanni 19,18).

I crocifissi  lo insultavano ( Marco 15,32).

Sulla croce del Cristo era stato scritto il motivo del supplizio “Questo è Gesù, il Re dei Giudei” (Matteo 27,37; Marco 15,26). In Marco (10,33-34) leggiamo che Gesù predice per la terza volta le ragioni e le modalità della sua passione e morte indicando anche con precisione i soggetti che ciò decreteranno ed eseguiranno: ” Noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio  dell’uomo sarà dato nelle mani dei capi dei sacerdoti e degli scribi. Essi lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, i quali lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, ma dopo tre giorni egli risusciterà”.

Gli Evangelisti riferiscono del clima di affronto e sfregio e sommo oltraggio che i presenti, i capi dei sacerdoti, scribi (Matteo 27,28 – 43)  avevano inscenato contro il Cristo crocifisso  profferendo contro di lui parole ingiuriose incitandolo ad invocare l’aiuto del Dio e dei profeti  affinchè lo schiodassero dalla croce quale prova prodigiosa della sua dichiarata regalità quale figlio di Dio.

Ma  l’Evangelista Luca riferisce anche del profondo, seppure sembra sintetico dialogo, che  si sviluppò in quel clima infuocato tra i due crocifissi ai lati di Gesù che era appunto nel mezzo tra loro. E poi tra di essi  e lo stesso Gesù.

Scrive Luca: “Uno dei malfattori appesi lo insultava dicendo: ”Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi” (23,39-43). Ma l’altro lo rimproverava, dicendo: ” Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi  nel medesimo supplizio? Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni, ma questi non ha fatto nulla di male”. E diceva: ”Gesù ricordati di me quando entrerai nel tuo regno!”. Ed egli gli disse: ” Io ti dico in verità, oggi sarai con me in paradiso”.

A questo punto si potrebbe  riflettere sull’ ordine di disposizione delle croci vicine piantate per i tre sul Golgota. Da un lato un condannato, dall’altro un secondo ed al centro la croce santa di Gesù.

Questo essere la croce di Cristo in posizione centrale può  evocare  in una sorta di proiezione ideale,  il fulcro,  la centralità per la storia dell’umanità  della realtà  salvifica del Dio fattosi uomo. E la croce stabilizza la sua discesa in terra ed ascesa al cielo. Il collegamento sponsale tra le cose del mondo e  ed il trascendente in cui le leggi che regolano la vita sono riposte. Il trascendente che vivifica l’immanente. E la realtà che celebra la Verità.

Sembra infatti che stia  nel dialogo tra i due ladroni la sintesi delle domande più forti ed essenziali di ogni uomo  che, chiamato a vivere, viene poi schiacciato da un sistema di gestione di valori  tossico, fatto di  catene  costruite da poteri che tessono trame e complotti indegni contro ogni vera giustizia al fine di predare e sopprimere la libertà altrui, dei nati liberi per natura. Soggetti di rango sedotti dal desiderio perverso di mantenere poteri temporali opulenti ed egoistici diventano attori di un atto tanto più dolosamente criminale  quanto più sospinti dalla consapevolezza di perdere una leadership temporale consolidata nel tempo, giungendo ad uccidere tra atroci tormenti quello che ben sapevano essere il Messia. Si narra del  corpo sacerdotale e dei sapienti delle sacre scritture che si accordano con il potere politico laico e pagano  per togliere di mezzo il più pericoloso e scomodo testimone della verità. Colui che doveva venire per indicare la strada della vera giustizia, della fratellanza tra le persone, del perdono, della misericordia, la strada della libertà, della santità e  della pace.

Il dialogo tra i due ladroni crocifissi a questo punto, apre uno scenario di contenuti alti su cui riflettere.

Colui che provoca Gesù e lo incita a liberare se stesso e loro altri due da quel supplizio è il grido dell’uomo che non accetta di morire, che ha paura della morte e che invoca l’intervento del soprannaturale perché lo liberi dalla morte certa. Ma le parole di incitazione ed invocazione che lui rivolge a Gesù rivelano la mancanza di fede in colui al quale egli sta chiedendo di essere salvato. Così anche noi, quando rivolgiamo richieste di grazie e favori a Dio, a qualche santo ecc. spesso lo facciamo con rabbia allo stesso modo quasi rimproverando la divinità perché non si decide ad intervenire fino a rivoltarci contro di essa. Cioè ci si rivolge con la preghiera delle labbra senza la fede. Un Dio come i pagani lo consideravano e lo considerano ad uso e consumo delle nostre materiali necessità e basta.

L’altro crocifisso diversamente, viene lodato e graziato da Gesù stesso con l’assicurazione della prossima entrata con lui nel paradiso, massimo premio per chi ha vera fede, poiché il condannato rimprovera l’altro che non ha capito che accanto a loro c’è Dio in corpo e spirito. E che la giustizia divina è cosa diversa da quella fatta dagli uomini. Lui ha fede nel suo cuore suscitato da quella realtà così terribile vissuta e condivisa con lo stesso Figlio di Dio che il cosiddetto buon ladrone chiama Signore.

Così Gesù al centro tra questi due modi di vivere il valore della vita sembra metterli in continuità. Con le braccia allargate Gesù appare come  congiunzione tra due condizioni spirituali degli uomini che, non sottratte alla tragedia umana che si consuma nel mondo  a causa del male, tuttavia  sono aperte alla vocazione della salvezza ed alla grazia della Misericordia anche esercitata provvidenzialmente e caritativamente  tra fratelli, una via di salvezza che passa attraverso il pentimento dei  nostri peccati e il dono della pace in Dio Padre. Una speranza anzi una certezza per tutti testimoniata dalla Risurrezione.

 

rubrica Una Luce nel cuore di Maria Laura Petrongari

 

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