Rieti: ricorrenza del 6 giugno, riflessione sulla attualità di questa cerimonia

di Maria Laura Petrongari

Il 6 giugno  la ricorrenza del bombardamento angloamericano che nel 1944 colpì il quartiere Borgo della città di Rieti. Perirono 27 civili e 15 militari tedeschi. Caseggiati resi al suolo hanno lasciato da allora il posto allo slargo  Migliorini.

Presenti le Autorità civili e militari, terminata la celebrazione eucaristica dal Parroco del Quartiere Mons. Falcetti nella Chiesa di San Michele Arcangelo,  una benedizione davanti alla lapide e al monumento ai caduti a lato della Chiesa, impartita alla memoria delle vite umane tanto tragicamente perite.

Le riflessioni dell’assessore regionale Di Berardino e del Sindaco Cicchetti hanno posto l’accento l’uno sui valori della libertà , del rispetto dei diritti umani e della civiltà democratica, l’altro sulla tragicità di ogni conflitto che arma la mano di uomini e Stati dagli albori del mondo nonostante la cosiddetta civiltà.

 Il valore perenne della giustizia e della pace ancora oggi, restano valori necessari e da perseguire.

Come non restare  commossi all’ascolto dell’inno nazionale e delle struggenti note del silenzio partecipando ai riti in  ricordo dei caduti, resi dai corpi militari presenti.

Da trenta anni seguo questa cerimonia molto significativa da che risiedo nello storico, ma oggi un po’ trascurato quartiere Borgo, ed è bello vedere tanta partecipazione di persone e le rappresentanze scolastiche dei bambini della vicina scuola, giovani e anziani tutti raccolti attorno al monumento del concittadino scultore Maestro Bernardino Morsani eretto alla memoria dei caduti.

Da domandarsi quale sia oggi il senso di questa cerimonia annuale:  se la ricorrente ritualità contenga valori significanti ed ancora validi al tempo di oggi per tanti motivi.

Sicuramente un bisogno per molti ed uno sprone per altri a conoscere meglio la storia che ci ha preceduto e che per natura sta dentro di noi che ne siamo i successori. Ignorare  gli eventi non giova a nessuno ma  collocarli nel giusto posto nell’ambito delle nostre attuali esperienze di vita è importante e torna utile comunque.

Sì, conoscere meglio la nostra storia, il sacrificio di chi ci ha lasciato e di chi ha sofferto per assicurare oggi a noi qualcosa di migliore. Garantire la vita a noi. Una vita che non merita di essere trascurata come se fosse qualcosa di ovvio, di scontato. Una vita che non deve essere violata, anche nel rispetto di chi non la pensa come noi. La vita è sacra per tutti.  Conoscere la storia almeno quella più  prossima ci chiama a responsabilità e questo forse è un poco scomodo, piuttosto crediamo sia più facile inseguire l’effimero e basarci su quello.

La pace, la non violenza, la parità dei diritti umani ci richiama al senso della appartenenza alla più grande famiglia umana.

Questi tragici eventi storici le cui macerie in taluni posti ancora sono visibili, evocano il valore irrinunciabile del bene comune, della pace sociale per tutti, il bisogno di bene, di gioia per la vita, il bisogno di  fraternità e di giustizia sociale. Si è giustamente detto che da qualsiasi guerra anche se vincitori si esce sempre sconfitti con gravi perdite.

Sono molti i pregevoli testi di autori  locali ma non solo, che riportano narrazioni dei tragici eventi che videro reatini di tutta la provincia uccisi spietatamente dalla furia nazifascista, saccheggi, esecuzioni sommarie di civili e distruzioni ovunque. Durante la ritirata verso nord delle truppe tedesche dall’8 settembre del 1943 sotto la pressione e l’incalzare della resistenza e delle forze di liberazione, Rieti divenne terra di battaglia con rappresaglie feroci dappertutto, deportazioni ed esecuzioni sotto la prefettura di Marciano. A Rieti i tedeschi avevano il possesso dell’aeroporto e della caserma. Il 6 giugno il bombardamento degli angloamericani. Il 13 giugno dopo il saccheggio i tedeschi lasciarono la città e il giorno 16 segnò l’ingresso delle truppe inglesi di liberazione sul territorio.

Da ricordare il pregevole contributo storico dello ISUC, Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea, in occasione del convegno del 12.6.2014 sul tema “ Resistenza e liberazione tra Umbria e Sabina”, organizzato in collaborazione con l’Archivio di Stato di Rieti, la Caserma Verdirosi, il Comitato per le celebrazioni del 70° della Liberazione di Rieti, il Museo della storia della liberazione di Roma e la Biblioteca comunale di Terni.

La piazza del bombardamento del Borgo  si presenta come una piazza assai atipica nel suo genere, essendo infatti uno spazio una volta occupato dalle case bombardate, oggi da ripensare , da riqualificare dotandolo di una alberata, di una isola verde, di una fontana che richiami lo zampillare della sorgente della vita che inglobi architettonicamente come migliore arredo urbano, l’artistico monumento ai caduto del Borgo di cui abbiamo fatto memoria. Via lo sterile parcheggio di auto, da riservare nel necessario spazio riservato solo ai residenti, ed invalidi.

Ridisegnare gli spazi urbani degradati è infatti un segno di rispetto civico per tutti. Un diritto di cittadinanza. E perché no, anche uno stimolo per tutti a migliorare e a indurre a buoni comportamenti anche le  persone che continuano a sporcare il luogo pubblico.

Con fiducia ci rivolgiamo a chi di competenza affinché questa insolita piazza, intitolala al benemerito Vescovo Mons. Migliorini che con il clero reatino tanto si spese per aiutare la cittadinanza violata nei diritti dal conflitto mondiale, diventi un vero gioiello che sintetizzi molteplici valori comuni. Un invito . Questa nostra città sempre più povera deve essere più amata da ciascuno di noi. E’ la nostra casa comune.

 Lo merita la sua storia.

                                                                                                 Maria Laura Petrongari Andreani (rubrica)

foto tratta da Frontiera

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