Mussolini e il monumento funebre di Anita Garibaldi sul Gianicolo

di Giorgio Giannini

Il 4 agosto 1849 muore per l’aggravamento delle sue condizioni di salute, dopo un mese dalla partenza da Roma in seguito alla caduta della Repubblica, nella Fattoria della Villa del Conte Guiccioli a Mandriole, una piccola frazione di Ravenna, a soli 28 anni, Ana Maria de Jesus de Ribeiro da Silva,  chiamata affettuosamente Anita da Garibaldi, che è incinta del loro quinto figlio. È  la sua prima moglie ed anche la sua compagna di lotta, avendo combattuto insieme, per due anni, dal 1839 (in cui si sono conosciuti e sono andati subito a vivere insieme benché Anita fosse sposata con un matrimonio combinato con uomo può grande di lei), nella difesa della Repubblica del Rio Grande do Sul, costituita nel 1836, per la quale Garibaldi ha combattuto fin dall’inizio.

Il suo corpo è sepolto frettolosamente perché i soldati  austriaci sono vicini e Garibaldi con i pochissimi patrioti romani rimasti con Lui, che vogliono andare a Venezia per combattere per la difesa della Repubblica di San Marco, guidata da Daniele Manin, rischiano di essere catturati e fucilati sul posto, come è accaduto a molti di loro. Una decina di giorni dopo il cadavere  è scoperto casualmente da alcuni ragazzi e sepolto, dopo l’autopsia, che ne accerta la identità, nel piccolo cimitero di Mandriole.

Nel novembre 1859 i resti di Anita sono tumulati, per volontà di Garibaldi,  nella cappella del  castello cittadino di Nizza.

Nel dicembre 1931 i suoi resti sono trasferiti, per volontà di Mussolini, Capo del Governo dal 30 ottobre 1922, in territorio italiano (Nizza dal 1860 appartiene alla Francia), nel cimitero di Staglieno, alla periferia di Genova, dove sono sepolti molti eroi del Risorgimento, compreso Giuseppe Mazzini e Stefano Canzio, l’ufficiale garibaldino che il 25 maggio 1861 ha sposato Teresita, la figlia di Garibaldi, dalla quale ha avuto ben 16 figli.

Il 4 giugno 1932, nell’ambito delle celebrazioni  per il 50le della morte di Garibaldi, i resti di Anita sono tumulati alla base del monumento equestre in bronzo, su basamento di marmo, realizzato dallo scultore Mario Rutelli (bisnonno di Francesco Rutelli, Sindaco di Roma dal 1993 al 2001) sul Gianicolo. Il monumento  rappresenta la rocambolesca fuga di Anita dalla sua casa di  Mostardas, in Brasile. Infatti è raffigurata in sella ad un cavallo scalpitante, mentre regge nella mano sinistra il piccolissimo figlio Menotti, di appena 12 giorni,  ed impugna nella mano destra una pistola. E’ un monumento affascinante, che esalta il mito di Anita guerrigliera, come in effetti Ella fu, a fianco del marito per la difesa della Repubblica Riograndense. 

Il monumento di Anita è ubicato a poco più di un centinaio di metri dal grande monumento equestre di Garibaldi, realizzato nel 1895 sul Piazzale del Gianicolo, su progetto dello scultore Emilio Gallori, per il 25le dell’unione di Roma all’Italia, in seguito alla presa di Porta Pia del XX settembre 1870.

Perché il monumento funebre di Anita è stato voluto da Mussolini sul Gianicolo? Sicuramente perché è il luogo simbolico nel quale ci sono i busti dei patrioti caduti nella difesa della Repubblica Romana del 1849, alla quale Anita ha partecipato, seppure  senza combattere per le sue condizioni di salute e perché incinta del quinto figlio, ma stando vicina al marito, consigliandolo e soprattutto confortandolo nei momenti di sconforto per la situazione difficile in cui si trovava la Repubblica, nel giugno 1849, in seguito ai continui attacchi dei soldati francesi alle mure cittadine sul Gianicolo, difese da Garibaldi.

Probabilmente il monumento ad Anita è stato voluto da Mussolini sul Gianicolo per riconciliarsi con coloro che si ispiravano ai valori risorgimentali e che  lo avevano duramente criticato per aver sottoscritto i Patti Lateranensi con il Vaticano, che avevano risolto la “questione romana”, firmati l’11 febbraio 1929 da lui, come Capo del Governo, e dal Cardinale Pietro Gasparri, Segretario di Stato (Capo del Governo pontificio) di Pio XI (Achille Ratti). Per di più nel 1930 la Festa Nazionale del XX settembre, istituita nel 1895, era stata sostituita da quella dell’11 febbraio.

Inoltre, il monumento rappresenta anche la “pacificazione” con il Papato. Infatti, in questo modo la grande statua di Garibaldi sul Gianicolo, che ha lo sguardo rivolto a sinistra, verso la cupola della Basilica di San Pietro, simbolo del potere temporale del Papa,  non sembra più guardare la Cattedrale della Cristianità, ma il monumento della sua amatissima moglie e compagna di lotta, che sta appunto alla sua sinistra.

Tutto questo giustifica la collocazione del monumento di Anita  in quel posto preciso del Gianicolo, ma non la tumulazione in esso dei suoi resti mortali.

Perché questi non sono stati collocati nel Famedio Garibaldino dell’isola di Caprera (Sardegna), di proprietà dello Stato Italiano, diventato Museo nel 1978?  Eppure accanto alla tomba di Garibaldi ce ne sono altre cinque: quella di Francesca Armosino, la terza moglie, sposata nel 1880 (dopo  lo scioglimento del secondo matrimonio, celebrato nel 1860 con la marchesa Giuseppina Raimondi, ripudiata per infedeltà subito dopo le nozze); quelle di Manlio e Clelia, due dei loro tre figli (Rosa, era morta nel 1871 a soli due anni); quella di Anna Maria  (la figlia naturale avuta dalla governante nizzarda Battistina Ravello), chiamata affettuosamente Anita da Garibaldi in memoria della prima moglie, nata nel 1859 e morta nel 1875; quella della amata figlia Teresita, morta nel 1903, che è l’unica dei figli avuti da  Anita che riposa accanto al Padre.

Probabilmente l’ultima moglie e la figlia Clelia (morta novantenne nel 1959)  non hanno voluto che accanto a Garibaldi riposasse anche Anita, che pure era la prima moglie. Comunque credo  che ora, essendo passati oltre sessanta anni dalla morte di Clelia, si possa “rimediare” a quel comportamento ingiustificabile.

Infatti sono fermamente convinto che la “collocazione naturale“ dei resti di Anita sia a Caprera, accanto a Garibaldi, perché Lei non solo è stata la sua amatissima prima moglie, ma perché ha condiviso con Lui la passione politica e l’impegno militante per la lotta per la libertà dei Popoli e la difficoltà della vita in esilio, lontano dall’Italia.

Inoltre sono sicurissimo che Garibaldi avrebbe desiderato moltissimo avere vicino alla sua tomba quella della sua amatissima compagna di vita e di lotta.

Sono anche sicuro che gli italiani sarebbero d’accordo a riunire Anita a Garibaldi. 

Credo peraltro che questo anno, in cui ricorre il bicentenario della nascita di Anita (nata il 30 agosto 1821), sia l’occasione giusta per lanciar questa proposta, che potrebbe essere realizzata il 2 giugno del prossimo anno, in occasione delle celebrazioni per il 140 della morte di Garibaldi.

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