Le Dogane di Confine nel nuovo libro di Antonio Farinelli

di Maria Grazia Di Mario

“Le Dogane di Confine tra Stato Pontificio e Regno delle Due Sicilie”, di Antonio Farinelli, scritto con il contributo di Argentino T. D’Arpino (Edizioni Kirke-febbraio 2020), “è frutto di svariato materiale raccolto nel corso di ricerche storiche afferenti il Confine. All’inizio della preparazione di questo libro credevo che già il materiale in mio possesso fosse sufficiente, ma in corso d’opera ho dovuto constatare, mio malgrado, che la strada che mi si poneva davanti era lunga e faticosa. L’argomento dogana non poteva infatti essere considerato una materia a sé stante, ma doveva essere inserito nel contesto degli ordinamenti amministrativi del Regno delle Due Sicilie e dello Stato Pontificio, in modo che varie problematiche relative alle funzioni doganali svolte dai due Stati si presentassero sotto una forma più organica ed esauriente”, spiega Farinelli. Il volume parte con una breve descrizione del quadro storico amministrativo del Regno delle Due Sicilie, in particolare a partire dall’insediamento della famiglia Borbone nel 1734 a Napoli, con Carlo VII, anno che vede l’inizio della storia del Regno di Napoli come stato indipendente, premessa che porterà, nel 1816, sempre con i Borbone, alla formazione di un Regno unico nato dalla fusione dei Regni autonomi di Napoli e Sicilia e che verrà denominato Regno delle due Sicilie. L’importanza dei Borbone nello sviluppo del Regno fu determinante in quanto scelsero di adottare il principio mercantilistico di agevolare al massimo le esportazioni, riducendo i dazi sulle materie prime necessarie alle industrie nazionali, regime che restò in vigore (come testimonia il libro) fino al 1845, anno nel quale ci si orienterà verso un maggiore liberismo. Nel capitolo dedicato invece allo Stato Pontificio il quadro storico (ugualmente sintetico ed essenziale) parte dalla nascita del Potere Temporale con la famosa donazione ai “Beatissimi Pietro e Paolo” della Città di Sutri da parte di Liutprando, nel 728. Di entrambi vengono spiegati l’ordinamento finanziario e i rispettivi regolamenti doganali (compresa l’organizzazione degli uffici e del personale).  Nel dettaglio sono nominate e descritte tutte le Dogane terrestri di confine e le varie soprintendenze alle stesse: ogni dogana, ed ogni comune ospitante, ha un suo spazio descrittivo e storico. Una occasione per tanti piccoli centri, perlopiù collocati in aree interne, di recuperare una storia altrimenti dimenticata. Ma l’interesse di questo volume (frutto di una lunga consultazione effettuata in 28 tra biblioteche ed archivi, tra cui la Biblioteca Vaticana, la Biblioteca della Università Federico II di Napoli e l’Archivio Centrale dello Stato di Roma), è nel riuscire a ricomporre, a partire da una costruzione rigorosa, un ritratto che in maniera scientifica fotografa gli aspetti della vita civile e lavorativa, il tipo di economia, le produzioni. Le realtà doganali raccontano una Italia dove sopravvivono usi, leggi e costumi diversi: nello Stato Pontificio, ad esempio, è assente una industria nazionale competitiva, in quanto l’importazione di beni e merci esteri di lusso incide in maniera pesante sulla bilancia commerciale degli Stato, mentre nel Regno delle Due Sicilie, con i Borbone, i dazi di importazione, oltre a proteggere i prodotti nazionali, fanno aumentare il prezzo del bene importato, scoraggiando l’importazione e generando un incremento della domanda del bene nazionale. Il libro ha una prefazione di Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro.

“Iniziando la lettura di questa opera mi sono domandato cosa potesse essere aggiunto a Testimoni di Pietra, storia del confine tra Regno delle Due Sicilie e Stato Pontificio, testo scritto nel 2000 dai medesimi autori, che mi aveva già stupito positivamente per l’interesse del contenuto e per la cura con cui era realizzato – scrive l’erede dei Borbone – Ho il piacere quindi di contribuire alla completezza di un’opera utile ed interessante, che ha messo in luce aspetti che vanno dalla geografia, alla botanica, fino ad arrivare all’elemento più importante del territorio: i suoi abitanti. Partendo da aneddoti e curiosità il libro si snoda nell’avvincente racconto di un’epoca storica e di un popolo. Il lavoro, inoltre, affronta un argomento che mi sta particolarmente a cuore, perché è un contributo alla storia della mia famiglia”.

 

 

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