L’ idea del romanzo Don Chisciotte della Mancia nasce ad Atri

di Giorgio Giannini

Tutti conoscono il romanzo Don Chisciotte della Mancia, scritto dallo spagnolo Miguel de Cervantes e pubblicato in due volumi, editi nel 1605 e nel 1615, che racconta le avventure del “cavaliere errante” Don Alonso Quijano (Chisciotte), che gira la Spagna, difendendo i deboli, a cavallo di un  ronzino (chiamato Ronzinante) ed in compagnia del fedele scudiero Sancho (Sancio) Panza, che cavalca un asino.

Pochissimi però sanno che il luogo d’ispirazione del romanzo, che è uno dei capolavori della letteratura mondiale, da molti anzi considerato il primo romanzo “moderno” che soppianta la “letteratura cavalleresca”, che è il più venduto al mondo con oltre 500 milioni di copie, tradotte in moltissime lingue, è Atri, l’antico borgo collinare in Provincia di Teramo.

Infatti,  Cervantes, nella premessa dell’altra sua opera Galatea, dedicata ad Ascanio Colonna, ricorda di  aver lavorato  come camarero alla Corte dei Duchi Acquaviva di Atri, ed in particolare “ a servizio” del giovane Cardinale Giulio Acquaviva, del quale il romanziere spagnolo descrive il carattere particolare e lo considera un uomo maldestro, esaltato e maniaco di avventure e di gloria.

Cervantes aveva conosciuto Giulio Acquaviva nel 1569 a Madrid,  dove era stato inviato dal Pontefice Pio V per presentare al Re Filippo II le sue condoglianze per la morte del figlio, il principe Don Carlos. Successivamente Era andato ad Atri a servizio del Cardinale.

Nel 1571 i Duchi Acquaviva aderiscono alla Lega Santa, la coalizione contro i Turchi creata  da Pio V e guidata dalla Spagna e dalla Repubblica di Venezia, e  partecipano alla battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, nella squadra dell’ammiraglio veneziano Agostino Barbarigo, che comanda il lato sinistro della flotta cristiana. Cervantes, benché febbricitante, guida una galea con dodici uomini e viene ferito al petto e alla mano sinistra, della quale perde per sempre l’uso.  Dopo la vittoriosa battaglia, la flotta approda a Messina, dove Cervantes è ricoverato presso l’Ospedale Maggiore. Durante la convalescenza egli inizia a scrivere il Don Chisciotte della Mancia. Vari studiosi ritengono che Cervantes si sia ispirato a Giulio Acquaviva. Infatti, il nome del personaggio del romanzo, deriva dalle “chisciotte”, che erano pantaloni leggermente bombati sulla pancia, di color rosso, abitualmente indossati dal giovane Cardinale.

Secondo i critici letterari, con il suo romanzo Cervantes ha voluto sottolineare l’inadeguatezza della nobiltà dell’epoca, impersonata dal “folle” Don Chisciotte, ad affrontare i “nuovi tempi”, caratterizzati dal materialismo e dal tramonto degli ideali.

 

 

 

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