Il Treno della vergogna: la protesta del 18 febbraio 1947 contro i profughi istriani

IL TRENO DELLA VERGOGNA.
 LA PROTESTA DEL 18 FEBBRAIO 1947 DEI FERROVIERI BOLOGNESI CONTRO IL TRENO DEI PROFUGHI ISTRIANI

 

di Giorgio Giannini

 

Il Trattato di Pace di Parigi del 10 febbraio 1947 assegna definitivamente l’Istria e la Dalmazia alla Jugoslavia e e stabilisce la costituzione del Territorio Libero di Trieste, formato da due parti: la Zona A, amministrata dal Governo Militare Alleato, che comprende Trieste e la zona costiera fino a Muggia; la Zona B, soggetta all’Amministrazione militare jugoslava, che comprende la zona residua del Golfo di Trieste.

In seguito al Trattato di Pace si verifica un nuovo massiccio esodo dai territori assegnati alla Jugoslavia, dopo quello dell’immediato dopoguerra, della stragrande maggioranza degli italiani, per vari motivi, soprattutto per la paura di ritorsioni politiche, dato che gli italiani, specie i dipendenti pubblici, erano considerati, in maniera molto semplicistica, “fascisti” (perché per lavorare negli Uffici pubblici era necessaria l’iscrizione al Partito Nazionale Fascista-PNF), ed inoltre per il timore della “slavizzazione”, cioè della distruzione della identità italiana, come in precedenza aveva fatto il regime fascista con quella slava. 

Oltre 250.000 italiani decidono di partire, e ci riescono, perché la procedura non è semplice. Innanzitutto serve l’autorizzazione delle Autorità jugoslave, che non sempre la rilasciano, soprattutto se il richiedente svolge un’attività ritenuta “necessaria”. Pertanto, succede anche che intere famiglie non partono per non lasciare il familiare.

Inoltre, i beni di coloro che  partono sono incamerati dallo Stato jugoslavo come anticipo dell’ingente risarcimento dei danni di guerra, che il nostro Paese doveva pagare in base al Trattato di pace e che ammontano a 125 milioni di dollari (ammontano a 105 milioni di dollari i danni subiti dalla Grecia e a 100 milioni di dollari quelli subiti dall’URSS e questo spiega le immense distruzioni, anche di vite umane, compiute dalle nostre truppe  nei Balcani).

In verità partono anche alcune migliaia di sloveni, per sfuggire al regime comunista che governa la Jugoslavia. 

In precedenza, subito dopo la fine della guerra, c’erano stati dei comunisti italiani, in particolare circa 2.000 lavoratori dei cantieri navali di Monfalcone, che invece avevano deciso di andare a vivere in Jugoslavia, perché lì era stato “realizzato il socialismo”. Nel 1948, dopo la rottura politica tra Tito e Stalin, molti di questi lavoratori, accusati di essere filo-sovietici (come il Partito Comunista Italiano), sono arrestati ed inviati nei campi di internamento, realizzati dal regime fascista, soprattutto nell’isola di Rab-Arbe.   

Subito dopo la firma del Trattato di Pace il nostro Governo organizza la partenza degli italiani soprattutto  via mare. In particolare, dall’Istria si parte con la nave Toscana da Pola (che è il porto più importante, già piazzaforte marittima dell’Impero asburgico).

Pertanto domenica 16 febbraio 1947 parte da Pola un nutrito gruppo di esuli, che sbarcano il giorno seguente ad Ancona,  dove sono accolti, o meglio protetti, dall’Esercito perché gli esuli istriani e dalmati sono malvisti dai militanti di sinistra, specie i comunisti, che li considerano, in modo semplicistico  “fascisti”    (come del resto fanno gli jugoslavi) perché non vogliono vivere in un Paese socialista.

La sera di lunedì 17 febbraio gli esuli  sono caricati su un treno merci, assistiti dalla Pontifica Opera di Assistenza- POA e dalla Croce Rossa Italiana- CRI. Il treno arriva la mattina di martedì 18 febbraio alla stazione centrale di  Bologna, dove la POA e la CRI hanno previsto la somministrazione del pasto.

I sindacalisti bolognesi della CGIL, informati dell’arrivo del treno, emettono un comunicato nel quale minacciamo lo sciopero, bloccando così la stazione, se il treno si fosse fermato. Per evitare che la stazione venga bloccata, dato che Bologna è un nodo ferroviario molto importante, il treno, dopo una breve sosta, durante la quale avvengono alcuni fatti molto riprovevoli (come il rovesciamento sui binari dei contenitori con il latte destinato ai bambini), riparte per Parma, dove finalmente i passeggeri possono essere rifocillati con il cibo portato da Bologna con i camion dell’Esercito. Quindi il treno riparte alla volta di La Spezia, dove i passeggerei sono  sistemati in una “campo profughi”, allestito in una caserma.

Naturalmente quanto è accaduto alla stazione centrale di Bologna al treno dei profughi istriani, subito chiamato “treno della vergogna” per la mancata solidarietà a loro riservata, è riportato da tutti i principali quotidiani nazionali, anche quelli dei vari Partiti, con toni contrapposti, anche accesi, che risentono del difficile clima di “guerra fredda” del tempo.

L’accoglienza data agli esuli istriani, giuliani e dalmati, sistemati in “campi profughi”, spesso allestiti in ex campi di concentramento o in strutture militari, nei quali peraltro le condizioni di vita sono molto difficili, non è stata sempre buona, per il fatto che la popolazione locale è in genere diffidente, sia per motivi politici, sia perché gli esuli sono considerati dei “competitori” nel difficile  “mercato del lavoro” del dopoguerra. Per fortuna, in seguito le cose sono profondamente cambiate, anche a Bologna, dove molti esuli sono accolti bene, tanto  che decidono di rimanerci.

Il 10 febbraio 2007, in occasione del Giorno del Ricordo (istituito dalla Legge 92 del 2004) e del 60° anniversario di quella dolorosa vicenda, l’Amministrazione comunale di Bologna ha apposto sul Binario Uno della stazione centrale una lapide commemorativa, il cui testo, concordato con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia-ANVGD, ha suscitato aspre polemiche politiche, anche se sembra equilibrato.    Ecco il testo:

Nel corso del 1947 da questa stazione passarono i convogli che portavano in Italia esuli istriani, fiumani e dalmati:italiani costretti ad abbandonare i loro luoghi dalla violenza del regime nazional-comunista jugoslavo e a pagare, vittime innocenti, il peso e la conseguenza della guerra di aggressione intrapresa dal fascismo. Bologna seppe passare rapidamente da un atteggiamento di iniziale incomprensione ad un’accoglienza che è nelle sue tradizioni, molti di quegli esuli facendo suoi cittadini. Oggi vuole ricordare qui momenti drammatici della storia nazionale. Bologna 1947-2007.Comune di Bologna e ANVGD”.

 

 

 

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