I saraceni in Sabina: dalle incursioni a Roma nel IX secolo fino al 915

I SARACENI  IN SABINA

 

I Saraceni erano delle popolazioni berbere dell’Africa Settentrionale, che partivano dai loro Paesi di origine per fare commerci di ogni genere (anche di schiavi) nel Mediterraneo. Non perseguivano quindi scopi di proselitismo religioso o di espansione politica, ma semplicemente motivi commerciali. Spesso facevano scorrerie lungo le coste del Mediterraneo, spingendosi anche nell’interno, saccheggiando le città ed i villaggi.

Lungo le coste costruivano accampamenti fortificati, detti ribat, dai quali partivano per  fare scorrerie nell’interno, saccheggiando villaggi e monasteri.

La presenza dei Saraceni nel Lazio risale all’inizio del IX secolo. Infatti nell’anno 830  i Saraceni devastano la campagna romana e saccheggiano le basiliche di San Paolo e di San Pietro, ubicate fuori delle mura cittadine. Risalgono poi il Tevere ed il suo affluente Aniene  ed arrivano a Subiaco, distruggendo il paese ed il Monastero benedettino.

Nell’anno 840 si insediano alla foce del Garigliano, da cui partono per le loro scorrerie  nell’Italia Centrale.

Nell’estate 846, dopo aver saccheggiato le cittadine di Centumcellae (odierna Civitavecchia), Ostia e Porto ( odierna Fiumicino), risalgono il Tevere ed arrivano a Roma, saccheggiando il 25 ed il 26 agosto di nuovo le basiliche di San Paolo e di San Pietro, che è difesa da una guarnigione di soldati FranchiLongobardiSassoni e Frisoni che, nonostante un’accanita resistenza, viene completamente sterminata. Dalle basiliche sono depredate tutte le suppellettili liturgiche e i paramenti religiosi, sono profanati gli altari e i tabernacoli. Pochi giorni dopo, i Saraceni sono sconfitti nei pressi di Lorium, prima stazione di posta romana al XII Miglio da Roma sulla Via Aurelia, da Guido I, Duca di Spoleto, chiamato dal Papa Sergio II. In suo onore, la località della battaglia fu chiamata Castel di Guido.

Per fronteggiare le incursioni saracene, sempre più frequenti nell’agro romano, il Papa Leone IV fa costruire, negli anni 848- 852, le mura sul colle del Gianicolo, per proteggere la basilica di San Pietro, che da lui prendono il nome di Mura Leonine.

Intanto, i Saraceni distruggono vari villaggi nei dintorni di Roma, appartenenti alle Diocesi suburbicarie (confinanti con la Diocesi di Roma insieme alla quale costituiscono la Provincia ecclesiastica romana) di Porto (l’odierna  Fiumicino) e di Santa Rufina (ubicata nei pressi della Via Boccea, nell’odierno quartiere di Casalotti, appena fuori del GRA).

Nell’anno 849 il Papa Leone IV patrocina la formazione di una flotta napoletana che sconfigge i Saraceni ad Ostia.

Nell’anno 882 i Saraceni distruggono le abbazie di San Vincenzo e di Montecassino. Poi sconfiggono i bizantini ad Agropoli, sede vescovile, dove costruiscono un ribat che diventa la loro base più importante nell’Italia Centrale, da cui partono per compiere scorrerie non solo in Campania, ma anche nel Lazio ed in Abruzzo.

Intanto i Saraceni  saccheggiano anche i paesi della Sabina per poi andare in Abruzzo attraverso le valli del Salto, del Turano ed il Cicolano. Si spingono anche lungo la valle del Velino arrivando ad Antrodoco, saccheggiando i paesi che incontrano lungo il cammino ed anche i monasteri isolati che possiedono ingenti ricchezze in opere d’arte e soprattutto in oggetti d’oro e d’argento utilizzati per il  culto (croci, calici…).  Al riguardo, nell’anno 891 i Saraceni cercano di saccheggiare l’abbazia di Farfa. I monaci, guidati dall’abate Pietro I, resistono 7 anni all’assedio. Quando capitolano nell’anno 898, i Saraceni  incendiano l’abbazia e costruiscono vicino un ribat da cui partono per fare scorrerie in tutta la Sabina.

La loro presenza in Sabina dura fino all’anno 915, quando sono sconfitti a Ponte Buida (da cui inizia dalla via Salaria la via Caecilia per il Cicolano) da un esercito di Longobardi e di Sabini, guidato da Akiprando, signore di Rieti (che fa parte del Ducato longobardo di Spoleto, e quindi sono costretti ad abbandonare definitivamente la Sabina.

In seguito i Saraceni sono sconfitti nella valle di Baccano (attraversata dalla via Cassia per Viterbo) dagli abitanti di Sutri e di Nepi. Sono anche cacciati da Agropoli.

Nel 916 i Saraceni sono sconfitti sul Garigliano da un esercito costituito per iniziativa del Papa Giovanni X  ed i loro ribat di Agropoli è distrutto. Nel frattempo una flotta, inviata dall’imperatore d’Oriente Costantino VII, impedisce ai Saraceni di fuggire via mare e quindi sono annientati. Comunque, nonostante questa sconfitta, i Saraceni continuano ancora per molti anni le scorrerie nell’Italia Meridionale.

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