Ha 20 anni la Giornata Internazionale contro l’utilizzo dei bambini soldato

 

HA 20 ANNI LA GIORNATA INTERNAZIONALE

CONTRO L’UTILIZZO DEI BAMBINI SOLDATO

 

IL LORO REINSERIMENTO NELLA SOCIETÀ È LUNGO MA POSSIBILE

di Giorgio Giannini

L’Articolo 38 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, firmata a New York il 20 Novembre 1989, ha proibito l’impiego dei minori di 15 anni nei conflitti armati.

Il Secondo Protocollo Opzionale alla Convenzione, approvato nel 2002, ha innalzato a 18 anni l’età minima per poter partecipare alla guerra ed è entrato in vigore il 12 Febbraio. Questo giorno è stato proclamato Giornata Internazionale contro l’impiego dei minori nei conflitti armati.

Chi sono i Bambini soldato? Secondo la Convenzione si intende qualsiasi persona di età inferiore ai 18 anni che è, o  è stata, reclutata o utilizzata, in genere  forzatamente, da una forza armata o da un gruppo armato a qualsiasi titolo, inclusi bambini, ragazzi e ragazze (che si stima siano circa il 40%), utilizzati come combattenti, portatori, cuochi, facchini, spie o addetti a qualsiasi altra mansione nell’ambito dell’attività militare, compresa l’attività sessuale imposta alle ragazze a favore dei soldati.

L’impiego dei minori di 18 anni come soldati (e nelle altre attività sopra menzionate)  è vietato anche dalla Convenzione N.182/99 contro le “peggiori forme di lavoro minorile”, approvata dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (International Labour Organization-ILO).

Anche lo Statuto della Corte Penale Internazionale, adottato a Roma nel luglio  1998, stabilisce che l’utilizzo ed il reclutamento, in genere forzato, di minori per scopi bellici deve essere considerato alla stregua di un “crimine contro l’umanità”, che non va in prescrizione e può essere perseguito in uno qualsiasi dei Paesi che hanno ratificato lo Statuto della Corte. Infatti i minori utilizzati a qualsiasi titolo nei conflitti armati sono ragazzi privati dei loro diritti e della propria infanzia e che subiscono traumi fisici e psicologici spesso non recuperabili.

Secondo le organizzazioni umanitarie, attive nelle zone di guerra, sono decine di migliaia i bambini-soldato arruolati nei gruppi armati in almeno 15 Paesi, soprattutto africani. Naturalmente non esiste una statistica ufficiale, ma solo stime, perché il fenomeno è tenuto nascosto, essendo considerato illegale dalle Convenzioni internazionali. Comunque, sono oltre 30.000 gli arruolamenti documentati dal 2012.

In occasione della Giornata Internazionale contro l’utilizzo dei bambini soldato del 12 febbraio, l’organizzazione umanitaria Intersos promuove la Campagna #stopbambinisoldato con lo scopo di allontanare dalla guerra i minori e di reintegrarli nella società per consentire loro di vivere una vita normale.

La piena reintegrazione di un ex Bambino soldato è lunga e complessa, che si svolge in almeno due fasi. All’inizio il minore è accolto in un “luogo protetto”, dove ha accesso alle cure mediche necessarie e riceve un costante supporto psicologico ed emozionale.

Se ha meno di 15 anni si favorisce il suo reinserimento nel sistema scolastico, sia attraverso corsi di alfabetizzazione e l’acquisizione di competenze di base, sia supportando economicamente chi si prenderà cura di lui. Se, invece, ha più di 15 anni e non è intenzionato a riprendere il percorso di studio, viene coinvolto in attività formative utili a consolidare l’istruzione di base e ad imparare un mestiere confacente alla propria vocazione. Inoltre, gli viene garantito un sostegno utile all’inserimento lavorativo.

 Nella seconda fase, il minore è riunito alla famiglia di origine, se esistente e se lui lo desidera,  oppure è  affidato ad un tutore.

In questo modo si riesce a dare al minore, che ha ancora tutta la vita davanti, la possibilità di reinserirsi nella vita civile, con un nuovo ruolo ed una nuova identità sociale, e di essere accettato dalla Comunità nella quale torna a vivere, potendo contare su propri mezzi di sussistenza.

 

 

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