Covid 19: l’Ater di Rieti si difende. “Abbiamo rispettato gli obblighi di legge”

Sulle notizie apparse sulla stampa locale in merito ai casi di alcuni dipendenti risultati positivi al test da Covid-19 l’ATER della provincia di Rieti ritiene opportuno fornire chiarimenti rispetto a quanto dichiarato dalle OO.SS.

Premesso che l’Azienda ha sempre tenuto in primo piano la salute sul posto di lavoro non solo per i previsti obblighi di legge ma innanzitutto per il massimo rispetto di tutti i dipendenti ed in particolare a partire dall’emergenza sanitaria COVID-19 ha adottato tutte le misure previste dalla normativa nazionale ed in conformità alle disposizioni impartite dalla Regione Lazio in merito.

A parte le disposizioni impartite già dall’aprile del 2020 come tutte le Amministrazioni e le Aziende che svolgono servizi pubblici, nel maggio 2020 è stato costituito il Comitato di Sicurezza Aziendale previsto dal Protocollo condiviso Governo e le Parti Sociali per la regolazione delle misure, per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 negli ambienti di lavoro. A seguire è stato approvato, l’Addendum al Documento di Valutazione dei Rischi, ivi comprese le misure organizzative per il personale. Come previsto l’Addendum e le Misure organizzative sono state oggetto di confronto ed approvate dal Comitato di Sicurezza Aziendale.

Tuttavia il personale sin dal 13.03.2020 per il 100% dell’orario di servizio ed al 100% dei lavoratori richiedenti (fatte salve le attività indifferibili ed urgenti da svolgere in presenza e per il tempo necessario alle stesse) viene posto in “lavoro agile” quindi in lavoro da casa.

Come da direttive regionali detto personale rientra in servizio in presenza il 12.10.2020 secondo un piano di rientri a turni e previo confronto con le OO.SS. ed il Comitato di Sicurezza Aziendale, fatta eccezione comunque dei dipendenti in condizione di fragilità.

Tutte le misure organizzative e gli aggiornamenti successivi sono stati puntualmente adottati e comunicati a tutti i dipendenti oltre che alla Regione Lazio.

Su tutto detto operato – nonostante i sempre possibili disagi cui sono dovuti andare incontro i dipendenti nelle attività quotidiane, quali turni, spostamenti di stanza, utilizzo dei dispositivi di sicurezza, ecc. – non sono mai emerse osservazioni formali sul rispetto delle normative nazionali e le disposizioni regionali.

In conseguenza delle norme nazionali (DPCM 23.9.2021 G.U. 12.10.2021 e D.M. Pubblica Amministrazione 8.10.2021) la Regione Lazio ha comunicato il 13.10.2021 che “a decorrere dal 15.10.2021 la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa è quella svolta in presenza.”

Solo a seguito della disposizione aziendale di rientro dei dipendenti in presenza, con la sola eccezione delle persone fragili che continuano il lavoro agile da casa, seguendo la direttiva all’uopo emanata dalla Regione Lazio, le OO.SS. in data 20.10.2021 chiedono chiarimenti sulla disposizione contestando genericamente la disposizione direttoriale di rientro in presenza dei dipendenti.  

A detta contestazione la Direzione Generale riscontra il 25.10.2021, evidenziando i presupposti ed il rispetto della direttiva regionale proprio in virtù dell’ampio rispetto delle distanze minime tra le postazioni di lavoro (1,50 m) negli uffici, la esistenza, da sempre, di un front-office con vetro fisso per il ricevimento del pubblico, oltre a tutte le altre misure da tempo in vigore nell’Azienda (controllo temperatura all’ingresso, uso di detergenti, mascherine, ecc.). Nella nota era anche richiesto un incontro con le OO.SS. a cui ad oggi non è stato ancora dato riscontro.

Corre l’obbligo evidenziare che al contrario di quanto osservato dalle OO.SS. la disposizione regionale prevedeva che solo qualora non fosse stato possibile rispettare le disposizioni in materia di affollamento, si sarebbe dovuto prevede il lavoro agile e turnazioni. Tuttavia comunque il lavoro in presenza avrebbe comunque dovuto essere garantito per almeno di tre giornate lavorative a settimana (inclusa almeno una giornata di “lunga”).

Non si comprende tuttavia come possa trovare spazio una contestazione solo all’ATER della provincia di Rieti posto che di fatto tutte le Amministrazioni pubbliche come peraltro tutte le ATER del Lazio hanno adottato decisioni in linea con quelle assunte dalla dirigenza dell’ATER di Rieti.  

Il Presidente Cricchi dichiara “Non resta che augurare ai dipendenti un rapido decorso della malattia ed il più rapido rientro nella normalità dei 6 dipendenti risultati contagiati come per quelli posti in quarantena, peraltro come tutti gli altri dipendenti dell’Azienda già vaccinati, e che, nonostante la evidente recrudescenza del contagio si possano scongiurare disservizi all’utenza e sulle attività istituzionali dell’Azienda che si dovranno svolgere sempre nel rispetto anche delle eventuali nuove disposizioni che verranno emanate dal Governo come della Regione” ed ancora “L’Azienda come previsto nelle più recenti procedure operative regionali emanate il 30 ottobre dovrà dare seguito ad un “modello di prevenzione partecipato fondato sul principio della responsabilizzazione individuale, in cui ogni lavoratore è chiamato a prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadrebbero gli effetti delle sua azioni o omissioni. Al citato principio di responsabilizzazione individuale deve uniformarsi, inoltre, l’operato della dirigenza, deputata a riorganizzare le attività di competenza” tutto ciò nel rispetto delle procedure regionali del 30.10.2021. Ci aspetta quindi anche su questo fronte un importante lavoro di tutta l’Azienda e quindi della dirigenza come dei dipendenti, che non potrà prescindere dalla collaborazione a cui mi sento di richiamare tutti i dipendenti oltre che evidentemente il Comitato di Sicurezza Aziendale cui fanno parte il Direttore Generale, l’RSPP, Il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, le OO.SS., le RSU e la RSA.

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