A Castelnuovo di Farfa il problema dei gatti torna a far parlare di sé. Alla nostra redazione è pervenuta la fotografia di una gattina in gravi condizioni, che abbiamo sottoposto al parere di due diversi veterinari: il primo ha ipotizzato una patologia di natura parassitaria, mentre il secondo ha parlato di una mastite con ulcerazione e necrosi delle mammelle post parto, una situazione che richiede un intervento urgente, con terapia antibiotica e il ricovero dell’animale.
Ci rivolgiamo dunque, ancora una volta, a chi detiene la responsabilità del benessere animale nel Comune, o a chi è stato delegato ad occuparsene. La gattina si trova presso una delle colonie feline registrate e attualmente a carico diretto del Comune stesso, sarebbe comparsa all’improvviso, come se fosse stata abbandonata e potrebbe rappresentare il primo caso da gestire e registrare ufficialmente all’interno della colonia situata in via San Donato (per la quale resta urgente l’individuazione di un nuovo referente).
Cogliamo l’occasione per fare il punto sulla situazione. A Castelnuovo di Farfa operano da anni diverse persone di buona volontà che, a proprie spese, provvedono all’alimentazione dei gatti in vari punti del paese, tra cui il Belvedere, l’area antistante la chiesa e quella vicina al cimitero, oltre alla zona San Donato. Molti di questi animali nascono da gatti di proprietà non sterilizzati e lasciati liberi di vagare senza controllo.
Secondo quanto raccontano gli stessi volontari, oggi in difficoltà sia economiche che organizzative, in alcune aree del paese l’abbandono di cuccioli, o di gatte incinte, è un fenomeno frequente. Alcuni gattini potrebbero provenire dalle campagne circostanti, ma è altrettanto diffusa la pratica di lasciare gatti di proprietà non sterilizzati incustoditi, contribuendo così all’aumento del randagismo. Anche molti proprietari di seconde case, che trascorrono soltanto i fine settimana in paese, abbandonano gli animali sul posto senza occuparsi della loro alimentazione e delle cure necessarie sapendo che, in qualche modo, saranno comunque i volontari a farsene carico (e senza neppure ringraziare, lamentano alcuni di loro).
In una situazione di promiscuità e gestione inadeguata, le malattie infettive si diffondono con facilità: dalla FeLV alla FIV, fino ad altre patologie che compromettono gravemente la salute degli animali (come nel caso di Ralph, le cui cure sono state sostenute addirittura da persone non residenti, precisamente da Maria Grazia Di Mario, Luigina Cascini e Ivana Filippeschi, oltre ad un contributo dato da Marco Giuliani). I decessi dei nuovi nati entro i 6 mesi/ 1 anno sono ormai troppo frequenti. Le gravidanze e i ripetuti parti possono inoltre portare a condizioni drammatiche, come quella della gattina che stiamo segnalando.
Uno screening generale e il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati non sembra essere stato ancora effettuato. Non è ancora chiaro il numero esatto delle colonie feline registrate e di quelle non registrate. Secondo le testimonianze raccolte da Sabina Magazine, quelle ufficialmente censite e registrate sarebbero tre. Su queste colonie e sui volontari che le gestiscono si considera opportuno effettuare un monitoraggio costante, soprattutto per quanto riguarda le sterilizzazioni, che dovrebbero essere programmate in modo continuativo, ma anche sulle modalità di somministrazione del cibo. Le colonie non ancora registrate dotrebbero essere censite e regolarizzate, al fine di costruire una gestione condivisa, trasparente ed efficace del fenomeno . Solo attraverso un coordinamento tra Comune, volontari, servizi veterinari e cittadini sarà possibile affrontare in maniera concreta una problematica che riguarda non soltanto il benessere animale, ma anche il decoro e la salute pubblica.
Continuiamo a ritenere interessanti alcune proposte tratte dal gruppo Facebook “Castelnuovo di Farfa” https://www.sabinamagazine.it/gatti-di-privati-e-colonie-i-4-punti-chiave-per-castelnuovo-di-farfa/, in un post sono state avanzate quattro ipotesi:
- La realizzazione di due aree verdi recintate ai margini del paese, destinate ad accogliere i gatti abbandonati, dotate di cucce e dispenser per cibo secco e acqua.
- L’impiego di un dipendente comunale dedicato, con il compito di provvedere due volte al giorno alla distribuzione di alimenti adeguati e di segnalare tempestivamente al servizio veterinario della ASL eventuali problemi sanitari riscontrati negli animali.
- L’avvio di un programma di affidamento e di un massiccio piano di sterilizzazioni, finalizzato a contenere la proliferazione dei gatti randagi, prevedendo inoltre l’obbligo di identificazione dei gatti di proprietà tramite microchip o, in alternativa, mediante documentazione fotografica con relativi dati inseriti in un apposito registro.
- L’emanazione di un’ordinanza comunale che preveda sanzioni severe per chi viola le disposizioni in materia di tutela degli animali e per chi, con prove certe, venga individuato come responsabile di maltrattamenti, sevizie o uccisioni di animali. «Le leggi esistono già, basta applicarle», si legge nel post.
Proposte condivise anche dagli altri volontari (riconosciuti e non), che considerano positivo un sostegno concreto alle sterilizzazioni, sia economico che operativo per la cattura, spesso di difficile gestione, resa ancora più complessa da una ASL che interviene solo su appuntamento. Dalla Asl inoltre nessun aiuto per la cattura a carico delle abilità dei volontari stessi, i quali lamentano anche l’ assenza di un luogo nel quale trattenere il felino nel post intervento. Per la stessa alimentazione si richiede un’azione comunale (e c’è anche chi avrebbe inviato già richieste in proposito), da valutare l’ installazione di distributori automatici di cibo ed acqua, o l’affidamento a persona preposta singola, o a rotazione, inoltre andrebbe concordato, con un veterinario, anche il tipo di nutrizione. “Ad esempio io lascio crocchette, altri gettano a terra strani pasti, sporcano, alimentando intolleranza”, spiega una delle volontarie più attive.
Sarebbe inoltre auspicabile una campagna di sensibilizzazione e un sistema di controlli (telecamere) e sanzioni per chi non rispetta le regole, anche per prevenire ulteriori criticità, come presunti casi di avvelenamento che avrebbero interessato il territorio, con la sparizione di diversi gatti a ondate. Si tratta di ipotesi non confermate ma evidenziate dagli stessi volontari, tra di loro c’è chi segnala l’utilizzo di prodotti per la disinfestazione, purtroppo letali per i randagi.
Il sindaco, nell’ articolo da noi pubblicato pre elezioni https://www.sabinamagazine.it/per-i-gatti-di-castelnuovo-di-farfa-la-risposta-del-sindaco/, ha parlato dell’individuazione di una figura di riferimento: ci auguriamo che presto sia operativa.







