Gatti di privati e colonie: i 4 punti chiave per Castelnuovo di Farfa

di Maria Laura Petrongari

Inauguro la nuova rubrica dal titolo FACCIAMO CULTURA SERIA?  con il tema delle colonie feline. L’ispirazione nasce da una serie di punti propositivi elencati da un autore anonimo a conoscenza della problematica ma non riconducibile al territorio, dei quali sono venuta a conoscenza per caso su facebook. La considero un’ottima sensata proposta civica (da darne diffusione ovunque) estendibile a molti dei comuni presenti nella Provincia di Rieti.  In particolare si propongono 1) due spazi verdi recintati ai bordi del paese, dove ospitare gatti abbandonati con cucce e dispenser di cibo secco e acqua 2) l’utilizzo di un dipendente comunale con il compito di distribuire, due volte al giorno, cibo non dozzinale e di segnalare alla asl veterinaria eventuali problemi sanitari 3) il tentativo di affidamento e un massiccio intervento di sterilizzazione per bloccare la proliferazione degli animali con obbligo di microchip o foto segnaletiche anche dei gatti di proprietà (informazioni da inserire in un apposito registro) 4) l’emissione di una ordinanza  con la quale si stabilisce un sanzionamento pesante per chi contravviene alle disposizioni e per chi, con prove certe,  si scopre autore di maltrattamento, sevizie o uccisioni di un animale (le leggi ci sono basta solo applicarle, si dice nel post).  Premetto una considerazione di carattere generale.

Si cominci col sollevare le pesanti coperture attorno alle tante verità che fanno scomodo alle grandi filiere di allevatori intensivi fino a portare  animali macellati  con utilizzo di torture e inaccettabili violenze  sulle tavole di italiani che peraltro, a forza di alimentarsi di cotanto cibo carico di estrogeni, antibiotici e ormoni e innumerevoli veleni, poi finiscono in terapie ospedalizzati  per contrastare malattie gravissime dalle quali neppure i bimbi si salvano.

Ma prima di affrontare in questa rubrica di cittadinanza responsabile e attiva molte tematiche, chi scrive desidera porre il tema della tutela degli animali cosiddetti domestici che nelle nostre abitazioni in molti accolgono e della gestione delle cosiddette colonie feline che ormai sono un pò ovunque formate da gatti che solo con il  proprio buon cuore  molti volontari cercano di accudire come possibile, ” in assenza di interventi di accudimento da parte di istituzioni pubbliche  investite a tale fine”.

Il tema è un problema sociale, non solo di carattere giuridico,  ma anche e primariamente etico poiché si legge diffusamente  da cronache e reportage dei media di animali violati, maltrattati, uccisi con cattiveria dai proprietari che una volta tenuti presso di sè ad un certo punto li abbandonano,  tanto che cani e gatti diventano randagi si ammalano e diffondono anche infezioni a persone, ambienti pubblici e ad altri animali.  E’ necessario rieducare alla umanizzazione delle azioni molte persone. Invero sussiste una grave responsabilità in tema di violazione dei diritti degli animali, responsabilità delineata da leggi statali, comunitarie e da regolamenti di Enti territoriali come veniamo ad accennare di seguito sinteticamente.

Sulla ignoranza di tali normative nessuno può essere giustificato data la disponibilità di strumenti comunicativi anche informatici tra tutta la popolazione grazie ai quali informarsi.

La recente legge del 6.6.2025 ha inasprito le sanzioni a carico di chi maltratta gli animali introducendo pene più severe a livello anche penale fino alla reclusione. In pratica si riconosce che l’animale è un essere soggetto senziente ed è titolare di diritti che sussistono per la sua stessa essenza e che vengono dall’ordinamento giuridico tutelati a prescindere dal sentimento umano che possa suscitare l’animale.  Quanto al fenomeno del randagismo favorito da comportamenti irresponsabili di chi abbandona i propri animali o di chi omette istituzionalmente di provvedere a ridurre tale fenomeno sovviene la legge n. 281 del 1991 la quale riconosce che gli animali randagi hanno diritto alla vita e che prevede trattamenti nei casi di malattie incurabili o in caso di pericolosità. Anche a livello europeo la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia che è stata ratificata dall’Italia con legge n. 201 del 2010 vieta sevizie e abbandoni degli animali. Nel caso in particolare dell’abbandono dell’animale domestico o in cattività l’art. 727 del codice penale prevede la punizione con pene fino a 18 mesi di reclusione e multe  fino a 30.000 euro.

Ora è dato riscontrare in molti territori gestiti da Comuni la esistenza di colonie di gatti randagi attenzionati solo da qualche volontario che spende soldi e tempo per apportare qualche sollievo a tali creature le quali evidenziano spesso stato di salute precario e visibili sofferenze. Questo tema fa carico ai Sindaci quali capi della pubblica sanità sul territorio ed incombe agli assessorati ed uffici di relativa competenza. Invero si può riflettere che può trattarsi, ove ci siano omissioni in tale senso, di fonti di criticità anche per la salute pubblica. I Sindaci hanno il ruolo giuridico di autorità sanitaria locale con specifiche competenze in materia di salute pubblica legate alla gestione degli animali (compresi i mattatoi) e alla prevenzione dei rischi igienico-sanitari, sicurezza urbana ed hanno competenze in ambito veterinario. Il Sindaco è responsabile degli animali cosiddetti vaganti cioè randagi ed al risanamento dei canili in applicazione della legge n. 281 del 1991 di cui sopra si è detto. Quanto alle colonie feline i Sindaci  provvedono tramite le ASL e alle associazioni competenti alla sterilizzazione dei gatti liberi.

Da ultimo riguardo al tema su come garantire agli animali una vita sostenibile-tutelata i Sindaci devono vigilare affinchè i regolamenti comunali siano attuali per il benessere degli animali prevenendo maltrattamenti, incuria e, come già detto, situazioni a rischio igienico.

Le omissioni, anche pubbliche, in tali casi devono essere denunciate e perseguite a norma di legge. Dunque occorre massima attenzione e favorire percorsi educativi o rieducativi per i cittadini affinchè non si verifichino casi di violazione verso animali così come purtroppo si legge da molte cronache dove vengono denunciati episodi di maltrattamenti riprovevoli contro animali che tutti siamo invece chiamati a trattare con rispetto, essendo creature di questo mondo. Insegnare ai giovani, in particolare a partire dalle scuole, sarebbe cruciale, con progetti specifici diretti a coltivare sentimenti di cura e rispetto per la natura tutta della quale tutti facciamo parte.

Occorre attivarsi per ricostruire e guarire  tessuti sociali malati di perversioni e cattiverie verso le creature piu deboli siano persone siano animali.

Queste riflessioni avranno seguito con approfondimenti anche col contributo di lettori.

(nella foto Rulph, un gatto affetto da leucemia felina, di Castelnuovo, morto tra atroci sofferenze e curato da privati, tra cui la direttrice della testata, con dispendio enorme  di risorse)

 

d.ssa Maria Laura Petrongari

figura di rilievo nel panorama istituzionale ed associativo di Rieti, avvocatessa attiva nel volontariato sociale. 

Author: redazione