Ricorrenza del 4 novembre: i viali e i parchi della Resistenza

I  VIALI ED  I  PARCHI  DELLA  RIMEMBRANZA

 

 

LA REALIZZAZIONE  ALL’INIZIO DEGLI ANNI VENTI

 

Dopo la fine della Prima Guerra Mondiale in moltissimi Comuni ci furono iniziative popolari per  la realizzazione di monumenti, cippi e lapidi, recanti i nomi dei soldati Caduti nella Grande Guerra,allo scopo di creare una memoria ed una pietas collettiva, come si era fatto nelle guerre del Risorgimento. [1]

Dopo la presa del potere da parte del fascismo, il regime di Mussolini, nella “strategia della ricerca del consenso popolare”, si appropriò delle celebrazioni della Vittoria del 4 novembre 1918 nella Grande Guerra, che aveva portato alla Unificazione Nazionale, con la conquista di Trento e di Trieste (ed anche  dell’Istria e della Dalmazia, poi perdute con la sconfitta  nella Seconda Guerra Mondiale).

Così, alla fine del dicembre 1922, il Sottosegretario alla Pubblica Istruzione, Dario Lupi [2], stretto collaboratore del Ministro Giovanni Gentile, ispirandosi  a quanto era stato fatto nella città di Montreal (Canada), nella quale, dopo la Grande Guerra, era stata costruita una Strada della Rimembranza fiancheggiata da alberi [3] ( che recavano una targa di ottone con inciso il nome del soldato caduto e la data della sua morte), propose di realizzare in tutti i centri abitati un Viale o un Parco della Rimembranza, per ricordare ed onorare i Caduti della Prima Guerra Mondiale.[4]

Lupi voleva realizzare in Italia tantissimi Viali o Parchi della Rimembranza, con la piantumazione di oltre seicentocinquantamila alberi nuovi, tanti quanti erano i soldati italiani Caduti nella Grande Guerra e si impegnò attivamente  per realizzare  questo obiettivo.

Il 27 dicembre 1922 il Ministero della Pubblica Istruzione inviò a tutti i Regi Provveditori agli Studi una Circolare, diretta alle Scuole Elementari, con la quale  si chiedeva  “che le scolaresche d’Italia si facciano iniziatrici di una idea nobilissima e pietosa: quella di creare in ogni città, in ogni paese, in ogni borgata, la Strada o il Parco della Rimembranza. Per ogni caduto nella grande guerra, dovrà essere piantato un albero; gli alberi varieranno a seconda della regione, del clima, dell’altitudine …”.

In pratica, gli scolari dovevano piantare un albero per ogni soldato Caduto. In questo modo,  ci sarebbe stato, simbolicamente,  il  “passaggio di testimone” tra il soldato Caduto, il cui nome era inciso su una targa metallica posta sull’albero,  e gli scolari che l’avevano piantato e che erano  i “futuri soldati” italiani. 

Il giorno seguente, 28 dicembre, il Ministero pubblicò sul Bollettino Ufficiale n. 52 la Circolare  n. 73 contenente le Norme per la costituzione dei Viali e Parchi della Rimembranza, che in particolare stabiliva che  ” tre regoli di legno dei tre colori della bandiera nazionale … descrivano un tronco di piramide triangolare e siano tenuti fissi da sei traversine sottili di ferro … Uno dei regoli, e precisamente quello colorato in bianco, alquanto più lungo degli altri due, dovrà portare a 10 cm dall’estremità superiore una targhetta in ferro smaltato, con la dicitura: 
IN MEMORIA 
DEL (grado, nome, cognome) 
CADUTO NELLA GRANDE GUERRA 
IL (data) 
A (nome della battaglia)”.

Successivamente, questo “sistema” fu sostituito da uno più semplice: su ogni albero piantumato erano poste tre fasce, rappresentative dei colori della bandiera nazionale

(verde, bianco e rosso). La fascia bianca, posta al centro, era però più larga delle altre due perché  recava  una targhetta in ferro smaltato, con il nome del soldato Caduto ed il luogo in cui era morto.

In seguito sono emanate altre Circolari dal Ministero della Pubblica Istruzione per sollecitare e regolamentare la realizzazione di Viali o Parchi della Rimembranza,. In particolare, non si potevano piantare meno di 20 alberi. Pertanto, i Comuni che avevano avuto meno di 20 Caduti, dovevano riunirsi con quelli limitrofi per realizzare un Viale o un Parco della Rimembranza “comune”.

I Comuni erano liberi di scegliere il luogo nel quale piantare gli alberi ed in genere  si scelsero le strade che conducevano al cimitero o alla Scuola Elementare.

Ci fu una grande adesione al Progetto da parte delle Scuole Elementari,che, in appena un anno, realizzarono in oltre mille Comuni  il proprio Parco [5], che divenne uno “spazio sacro”,  destinato ad ospitare le  cerimonie fasciste in ricordo della Grande Guerra.

 

LA CERIMONIA PER LA  PIANTUMAZIONE DEGLI ALBERI

 

Nei Comuni si costituirono, con la collaborazione degli insegnanti delle Scuole Elementari, dei Comitati esecutivi, per redigere l’elenco dei soldati Caduti, sulla base delle informazioni ricevute dall’Ufficio comunale di Anagrafe e dal Distretto Militare.

Dopo aver accertato il numero dei cittadini del proprio Comune, morti nella Grande Guerra e aver così stabilito il numero degli alberi da piantare (uno per ogni Caduto), la Giunta Comunale sceglieva il luogo dove  realizzare il Viale o il Parco della Rimembranza in cui fare la piantumazione delle giovani piante degli alberi ( che erano in genere cipressi, pini, lecci, tigli… ), che erano ceduti gratuitamente dal Ministero dell’Agricoltura (Direzione Generale delle Foreste).

Gli alberi da piantare non erano gli stessi in tutti i Comuni. Infatti, la pianta doveva rappresentare  l’identità ambientale del luogo. Però, in seguito, fu  stabilito, in base ad un progetto di “unificazione nazionale”, che si dovevano piantare al Nord piante tipiche del Sud e viceversa. Il progetto però non fu realizzato ovunque per la carenza di essenze arboree e per i costi del trasporto.

La piantumazione degli alberi era un vera “cerimonia”  compiuta dagli scolari, che in questo modo si “sostituivano” al soldato Caduto e  gli manifestavano la riconoscenza dei concittadini per il suo sommo “sacrificio per la Patria”.

Infatti, gli alberi piantati rappresentavano “la spirituale comunione tra i vivi ed i morti per la Patria”, erano “luoghi sacri”, dove i fanciulli si sarebbero educati alla “santa emulazione degli eroi”.

Le modalità  della “piantumazione” furono regolamentate con precisione.  In particolare, i piccoli alberi dovevano essere piantati su entrambi i lati della strada che era stata scelta, in buche profonde almeno 1 metro, nelle quali erano messi prima  calcinacci  e pietre (che simboleggiavano la casa), poi uno strato di 10 cm di terra fertile e scarti di legname e quindi 1 kg di fertilizzante (perfosfato). Dopo la piantumazione della piantina, le si metteva vicino un paletto bianco, della stessa altezza, infisso in un buco profondo circa 50 cm, sul fondo del quale si versava della cenere. La piantina era quindi legata al paletto con un vimine ( una pianta che vive vicino all’acqua, in ricordo del fiume Piave, dove si era attestata l’estrema difesa degli nostri soldati dopo la “rotta” di Caporetto dell’ottobre 1917) e tra la pianta ed il bastone era posto un pezzo di tronco di granturco tagliato a metà. Era anche regolamentata la “manutenzione” degli alberi, che doveva essere fatta costantemente , almeno per alcuni anni.

Fu anche istituita una Guardia d’onore, formata dagli scolari, a cui fu affidata la cura dei Viali e dei Parchi della Rimembranza, che costituirono le cosiddette selve votive.

 

I VIALI ED I PARCHI SONO PUBBLICI MONUMENTI E BENI CULTURALI

 

Con Legge 21 marzo 1926  n. 559 ,  i Viali ed i Parchi della Rimembranza,dedicati non più solo ai Caduti nella Grande Guerra, ma anche ai fascisti caduti nella cosiddetta “rivoluzione fascista” ( dalla fondazione dei Fasci di Combattimento a Milano il 23 marzo 1919 alla “presa del potere” , dopo la marcia su Roma del 28 ottobre 1922)  sono dichiarati pubblici monumenti. Infatti,  l’Art. unico della Legge recita:  ” I Viali e i Parchi della Rimembranza, dedicati, nei diversi Comuni del Regno, ai caduti nella guerra 1915-1918 e alle vittime fasciste, sono pubblici monumenti…” 

Con la Legge n. 7 marzo 2001 n. 78, tutti i “monumenti” della Grande Guerra, non solo “le cose, direttamente o indirettamente realizzate per l’attività bellica (che ne costituiscono  le cosiddette “vestigia”,come le fortificazioni), o per la sua memoria,ricordo o documentazione”[6]( come i  Viali ed i Parchi della Rimembranza)sono dichiarati “Beni Culturali e quindi  sottoposti  al regime speciale previsto dall’art. 50, comma 2, del Codice dei Beni Culturali (approvato con il Decreto Legislativo n. 42 del 2004) secondo il quale  “senza l’autorizzazione del Soprintendente, è vietata la rimozione di cippi e monumenti, costituenti vestigia della Prima Guerra Mondiale”.

La qualifica di Beni Culturali ai “Monumenti pubblici “ è stata espressamente riconosciuta , dopo un periodo di incertezza, con una esplicita Nota dell’Ufficio Legislativo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali –MiBAC, del 1 agosto 2008, prot. N. 14365, secondo la quale  i Viali ed i Parchi della Rimembranza, che sono Monumenti pubblici ,” sono qualificati senz’altro ( cioè senza necessità di un’apposita dichiarazione) “Beni Culturali”, ai sensi dell’art. 10, Comma 4,Lett.f) del Codice dei Beni Culturali”, secondo il quale “sono Beni Culturali le ville,i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico e storico”(come appunto i Viali ed i Parchi della Rimembranza).

note

[1]        In quel periodo, di forti contrasti politici e sociali,  fu creato anche  il mito del Milite Ignoto, che trasformò un soldato “sconosciuto” (la cui salma non era stata identificata) in  un “eroe della Patria”, anche con lo scopo di raggiungere una riappacificazione degli animi, intorno alla sua tomba, eretta a Monumento Nazionale, a Roma.

 

[2]        Dario Lupi [San Giovanni Valdarno (Ar) 28 marzo 1876 – Roma, 14 dicembre 1932]. Laureato in giurisprudenza, avvocato, oratore brillante. 
Interventista e combattente nella Prima Guerra Mondiale, poi organizzatore delle prime camicie nere nel Valdarno, nel 1921 è eletto Deputato  nella Circoscrizione Siena-Arezzo-Grosseto e, dopo la “marcia su Roma” del 28 ottobre 1922, entra nel primo Governo Mussolini come Sottosegretario alla Pubblica Istruzione. Nelle pagine dei giornali dell’epoca, specie nella cronaca aretina, Lupi è presentato come stretto  collaboratore del Ministro Giovanni Gentile per la riforma della Scuola, dalla quale invece viene praticamente tenuto fuori.Dal dicembre 1922,  propaganda in tutta Italia la realizzazione dei Viali e Parchi della Rimembranza, simboli della “rinascita” dei caduti nella Grande Guerra
Nel 1925, non più Sottosegretario, è nominato Consigliere di Stato. Decisivo è il suo intervento per la soluzione della crisi dell’Accademia Petrarca, della quale  avvia la fascistizzazione con il nuovo Statuto che entra in vigore nel 1928. 
Controlla la vita politica cittadina e provinciale di Arezzo sino alla sua morte, nel 1932.

 

[3]               Lupi scrive: “Ogni albero apparisce oggetto di cure gelose: lo spazio di terra all’intorno è rimosso di fresco e ben lavorato; il tronco è protetto da una solida armatura; sul tratto orizzontale di questa, ad altezza d’uomo, è infissa una targa di ottone, dove scintillano un nome e una data: il nome è di un Caduto nella Grande Guerra, la data è quella del combattimento e della morte”. 

[4]          Nell’idea dell’Albero della Rimembranza c’era anche il richiamo a tradizioni dell’antichità classica. Al riguardo, un giornale scrisse che “il rito della pianta, educata alla memoria del morto, è lievemente pagana, ma di quel paganesimo sano che profumò di grazia il Cristianesimo di Cristo”.

[5]        Nel 1923 sono inaugurati 1048 Viali o Parchi della Rimembranza,che diventano oltre 2.200  nel 1924. In questo modo , i Viali o Parchi della Rimembranza sono realizzati in appena due anni in un quarto dei Comuni italiani.

[6]        In D. Ravenna-G. Severini, Il patrimonio storico della Grande Guerra Commento alla Legge 7 marzo 2001 n. 78, Udine, 2001

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