Rieti e Sabina protagoniste nel Risorgimento. Successo del Festival grazie al presidente ANVRG dell’Italia centrale Gianfranco Paris

di Andrea Moiani

Dal 7 al 13 marzo 2022 si è svolto a Rieti e a Cittaducale il Festival del Risorgimento organizzato dal Comitato Provinciale di Rieti dell’ISR (Istituto Storico del Risorgimento), dalla ANVRG (Associazione Nazionale Veterani Reduci Garibaldini – Giuseppe Garibaldi), dalla Associazione Domenico Petrini e da Orizzonti Sabini,  con il patrocinio del Comune di Rieti, della Regione Lazio, della Provincia di Rieti e del Ministero dei Beni Culturali e del Turismo.

Nato nel 1935, L’Istituto Storico del Risorgimento è riconosciuto dal Ministero dai Beni Culturali e, tramite la sua suddivisione in diversi Comitati Provinciali, ha lo scopo di mantenere il culto della Storia del Risorgimento continuandone gli studi e far sì che esso non venga dimenticato. Il Comitato Provinciale di Rieti dal  2017 è diretto dallo avv. Gianfranco Paris.

Il Festival è frutto di un lungo percorso volto a riportare alla luce il ruolo di protagoniste che Rieti e provincia hanno avuto nelle vicende risorgimentali dal 1821 al 1870, ma anche per commemorare il 200° anniversario della battaglia di Rieti-Antrodoco. Avvenuto dal 7 al 9 marzo 1821, tale conflitto viene considerato la prima Battaglia del Risorgimento. Il contributo apportato dalla provincia di Rieti al Risorgimento nazionale va oltre questa prima battaglia ed ha come punto focale la partecipazione di 4 personalità reatine alla scrittura della Costituzione della  Repubblica Romana del 1849 (Ippolito Vincentini, Francesco Battistini,  Mario Simeoni e Giuseppe Maffei,  eletto quat’ultimo nel collegio di Poggio Mirteto), che ebbero il merito di dotare il nuovo stato, proclamato dopo la fuga di Pio IX a Gaeta, di una Costituzione che sanciva, per la prima volta in Europa, la nascita di una repubblica democratica basata sul potere del popolo, dopo aver sperimentato libere elezioni a suffragio universale (e non per censo) esteso alle donne e anche agli analfabeti, per la elezione dei costituenti.  «Per l’epoca era qualcosa di impensabile: quasi una bestemmia.» spiega Paris «perché la politica era fatta di forze militari che si affrontavano, per mezzo delle quali si regolavano le zone d’influenza nel mondo tra monarchie. A Roma invece, con la fuga del papa, si decise di creare una repubblica democratica il cui potere sarebbe spettato al popolo attraverso i suoi delegati. Fu qualcosa di  portata rivoluzionaria, e quei principi sono rimasti seppelliti per 100 anni fino al 1946, quando diventarono realtà nella vigente Costituzione della Repubblica Italiana” – sottolinea Paris.

La Provincia di Rieti è però anche strettamente legata alla figura di Giuseppe Garibaldi, che ha lasciato tracce della sua presenza sia a Rieti che a Poggio Mirteto. Se Rieti vide nascere la Legione Italiana, la cittadina mirtense vide 16 componenti della banda comunale dell’epoca partecipare alla campagna dell’Agro Romano del 1867, che furono il nerbo principale della  Fanfara Leonina del corpo dei volontari, guidata dal maestro Angelo Tiburzi, al quale oggi è intestata la Sezione di Poggio Mirteto della ANVRG.

Il programma del Festival ha visto susseguirsi un evento al giorno a partire da lunedì 7 marzo quando, nella sala della Comunità Montana del Velino, si è tenuta la presentazione del libro “La giostra delle verità” del dott. Lino Martini, dedicato alla Battaglia di Rieti/Antrodoco, così come il convegno tenutosi venerdì 11 marzo che, presieduto dalla dott.ssa Maria Giacinta Balducci, ha visto intervenire numerosi esperti che hanno sviscerato non solo il tema della battaglia attraverso le relazioni dei generali che parteciparono alla battaglia: il Guglielmo Pepe, sconfitto, e l’austriaco Frimont, vincitore, ma anche gli scritti del ministro della guerra Pietro Colletta, del gen. Michele Carrascosa e di altri testimoni, facendo finalmente chiarezza su ciò che avvenne in realtà, purtroppo rimasto nella nebbia delle versioni interessate per duecento anni, e  inquadrando l’evento nell’ambito delle vicende politiche dell’Europa del tempo.

La giornata di chiusura di domenica 13 marzo è stata invece dedicata alla figura di Anita Garibaldi in occasione del 200° anniversario della sua nascita. In sua memoria, nell’ambito del progetto internazionale “Anita Fidelis”, è stata piantata una speciale rosa ai piedi del monumento inaugurato nel 2019 nel Parco di via Liberato di Benedetto.

Un Festival, quindi, pieno di eventi e di commemorazioni e che ha ricevuto un’accoglienza più che positiva. «Mai mi sarei immaginato che la città di Rieti partecipasse al Festival in maniera così massiccia – ci racconta Gianfranco Paris, presidente della Federazione delle Sezioni dell’Italia centrale  – Al convegno dell’11 marzo c’erano tutte le scuole superiori di Rieti, con alunni e professori. Eravamo anche collegati tramite Youtube con tutta Italia avendo mandato il link della diretta a tutti i presidenti dei diversi Comitati dell’Istituto d’Italia. In tutto abbiamo registrato circa 500 ascoltatori. Un risultato davvero notevole».

Successo ampiamente meritato che rimedia alla superficiale considerazione del periodo storico risorgimentale da parte della scuola e della opinione pubblica corrente. Si tratta di una damnatio memorie che, secondo Gianfranco Paris, ha radici lontane. «Essa si forma  subito dopo la nascita dello Stato, nel 1861, avvenuta come fosse una conquista dei Savoia e del regno di Sardegna e del  Piemonte. l’Italia nacque come una monarchia oligarchica egemonizzata dai padroni della terra, l’unica ricchezza che contava a quei tempi, così si è cercato di mettere in valore soltanto il Nord dove quella ricchezza era meglio organizzata. E’ stato inoltre creato il mito delle vittorie dell’esercito piemontese, il che è un falso storico perché durante tutto il Risorgimento il Regno di Sardegna e del Piemonte non ha vinto nessuna battaglia importante. Nella seconda guerra d’indipendenza i generali piemontesi non vinsero alcuna battaglia, solo Garibaldi vinse quella di Bezzecca e subito fu fermato perché Napoleone III rinunciò a combattere per strappare il Veneto all’impero austriaco e donarlo ai Savoia. Tutto questo è stato nascosto, coperto da una fumosa gloria inesistente e da una propaganda ad uso di chi ha gestito il potere per cento anni. A questa damnatio memoriae contribuì anche Benito Mussolini, che fece un uso strumentale sia della figura di Garibaldi che di quella di Anita, cercando di usarli entrambi per esaltare i valori propagandati dal fascismo.»

 «Dopo la Seconda Guerra Mondiale le forze politiche che hanno preso il potere (Democrazia Cristiana e Partito Comunista), anziché riprendere il filo dei valori contenuti dalla costituzione della Repubblica Romana, alla quale pure si erano ispirati per la redazione di quella della Repubblica italiana, hanno lasciato che la scuola non mettesse nella giusta luce la storia del Risorgimento. la DC era erede di quella cultura cattolica che aveva vissuto il Risorgimento come un’usurpazione, e i comunisti avevano come obiettivo la rivoluzione proletaria che si ispirava al modello marxista-leninista, assai lontano dai valori del nostro Risorgimento. Ne deriva che nei programmi scolastici la vera storia dei fatti è risultata non chiara. Pur tuttavia nei primi decenni della Repubblica c’è stato un tentativo di parlare del Risorgimento con più obiettività, ma negli ultimi 20 anni siamo tornati alle origini, con le ore di storia e di educazione civica nelle scuole che sono state ridotte, e con una campagna diffamatoria da parte di forze politiche che avevano nel loro programma distruggere l’unità del nostro paese.»

Su cosa può insegnare oggi il Risorgimento, Paris così commenta «Il Risorgimento è alla base della cultura politica del nostro Paese, noi siamo così perché abbiamo avuto quel passato. Non si può capire e agire nel presente se non si conosce il passato. Noi oggi abbiamo un Parlamento composto da individui che non conoscono la storia e questo non è accettabile. Il Risorgimento è l’ABC della politica democratica della Repubblica italiana: se non conosci il Risorgimento non puoi essere in grado di gestire e capire cosa succede nella Repubblica odierna e soprattutto di governarla e di viverla. Ad un popolo che non ha né storia né memoria, manca la bussola dell’orientamento verso il futuro. Grazie alla costituzione della Repubblica Romana abbiamo appreso i rudimenti per la gestione di una Repubblica basata sul potere del popolo. Il Risorgimento è stato il primo passo  del nostro stato, prima dell’unità l’Italia era divisa in tanti Stati con popoli anche diversi, con le lotte risorgimentali hanno scoperto per la prima volta l’esistenza di una cultura comune. Se fin dal 1861 l’Italia fosse stata governata con i principi della costituzione della Repubblica Romana, oggi il livello della cultura politica del popolo italiano e della sua classe dirigente sarebbe di certo migliore.»

 

 

 

Foto  – Da sx in basso: Matilde Fallerini, Lino Martini, Benedetta Graziosi, Gianfranco Paris (Direttore Istituto Storico del Risorgimento di Rieti e della Sezione ANVRG di Rieti), Giuliana Deli, Maria Giacinta Balducci, Gino Martellucci, Daniela Acuti (Presidente dell’Associazione Culturale Reatina “Domenico Petrini”). In alto da sx Trento Scanzani, Francesco Rinaldi, Michele D’Alessandro.

 

 

 

 

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