“Quando l’arte aiuta l’arte”: a Greccio riconsegnata dopo il restauro una importante opera del Manenti

 

di Maria Grazia Di Mario

“Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno collaborato alla buona riuscita di questa iniziativa.  La bellezza salverà il mondo di Dostoevskij è la frase giusta per questa occasione, ma c’è da chiedersi, se la bellezza salverà il mondo chi salverà la bellezza?; speriamo noi, uomini, in quanto vera immagine di Dio e dunque in grado di saperla custodire e consegnare ai posteri “, con queste parole il Vescovo di Rieti Vito Piccinonna ha anticipato la sua Benedizione, in occasione della riconsegna ufficiale a Greccio, presso la Chiesa Parrocchiale di San Michele Arcangelo (nell’altare della cappella dedicata), della tela   “Sant’Antonio di Padova, San Michele Arcangelo, San Francesco d’Assisi (metà sec. XVII) di Vincenzo Manenti (Orvinio, 1600 – Orvinio, 19 marzo 1674). Una iniziativa che nasce dalla sensibilità degli stessi  abitanti del borgo;  consapevoli della importanza del patrimonio artistico e depositari di una fede fortemente sentita (da tramandare ai posteri),  hanno in primis contattato Ileana Tozzi (ispettore onorario per la tutela e vigilanza del patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico della Regione Lazio)  la quale ha a sua volta coinvolto Gianni  Turina, coordinatore GST Distretto 108L (Lions Club)  e curatore della mostra/raccolta fondi organizzata attraverso Gli Artisti della Solidarietà, associazione nata con la finalità di raccogliere risorse per progetti di recupero e restauro di importanti opere d’arte a rischio (coordinatrice del comitato Francesca Cencetti). Coinvolti anche l’Associazione ArteMondo (presidente Gianna Becostrino), i Lions Club del territorio, con un particolare  impegno della sezione Amatrice- Micigliano Terminillo (presidente Annarita Vicentini),  l’Accademia Mondiale del Peperoncino, rappresentata da Livio Rositani. Il tutto sotto la supervisione dell’ispettore presso la soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana  di Roma e la provincia di Rieti, Giuseppe Cassio. Una catena virtuosa che ha portato al recupero ed alla riconsegna di un’opera di grande pregio artistico, così come ha ricordato Carlo Ceola, vicepresidente degli Amici del Centro Storico di Greccio. La tela, svelata a fine convegno, è stata restituita allo splendore originario dal sapiente lavoro di Simone Battisti e Paola Conti ed è un patrimonio non solo per Greccio, ma per l’umanità intera. “Il tempo logora – ha spiegato ai presenti il parroco, Padre Pasquale Veglianti – noi abbiamo invece la necessità di donare la nostra ricchezza ai posteri. Chi viene a visitare il Santuario inevitabilmente raggiunge il paesino,  sale la scalinata e si trova in questa Chiesa dove sono raffigurati  Santi importanti per  l’intera umanità. L’augurio dunque è che tutti coloro che dal mondo scelgano, per i  pellegrinaggi, questo luogo, possano  sentirsi a casa propria. Nella chiesa  sono presenti altre opere di grande pregio a rischio degrado.  Restituire restaurata ai posteri la tela del Manenti dunque è un grande risultato “.

“Ci siamo riappropriati di un bene comune grazie alla compattezza della comunità e di tutti i partners. Un plauso va agli stessi abitanti, esempio di una resilienza  nei piccoli borghi dove si continua a combattere – ha precisato il sindaco di Greccio Emiliano Fabi -,  mi auguro che sia l’inizio di un recupero di tutte le opere presenti in questo luogo di culto molto particolare, un fiore all’occhiello per la cristianità”. 

Un intento sposato da Gianni Turina e dalla filosofia degli Artisti della Solidarietà:” Quando Ileana Tozzi mi segnalò questa iniziativa e questa opera del Manenti non ebbi esitazione nel coinvolgere il gruppo degli artisti. Il risultato è frutto di un ottimo lavoro di squadra.  Naturalmente stiamo individuando altre opere d’arte, la nostra organizzazione è strutturata ed ideata per durare negli anni!”.

Di diffusione della cultura e sensibilizzazione  delle giovani generazioni ha parlato il Governatore del Distretto 108L, Fabrizio Sciarretta :” Gli artisti vanno utilizzati, oltre che per operazioni di questo tipo, per sensibilizzare i giovani al mondo dell’arte, con un coinvolgimento del sistema scolastico. Ci troviamo in una situazione di emergenza, di ignoranza clamorosa verso i temi artistici e il nostro patrimonio”. 

“Senz’altro il restauro compiuto dai professionisti di Tecnicon sulla tela dedicata a San Michele Arcangelo, Sant’Antonio di Padova, San Francesco d’Assisi restituisce una bella pagina della storia dell’arte locale”, spiega invece Ileana Tozzi, ricostruendo la storia della Chiesa. 

“Nel cuore del castello di Greccio, la chiesa parrocchiale intitolata a San Michele Arcangelo addossata alla cinta muraria, rivela la fondazione altomedievale, a cui non fu estranea l’influenza dei benedettini di Farfa e dei cistercensi di San Pastore – racconta la studiosa -. Ricostruita e fundamentis dopo l’assedio subito nel 1242 da parte delle truppe di Federico II che, fallendo l’assalto contro la città di Rieti, misero a ferro e fuoco i castelli più prossimi alla città che al tempo era annoverata tra le sedi itineranti della curia pontificia, nel 1574 appariva agli occhi del Visitatore Apostolico monsignor Pietro Camaiani, vescovo di Ascoli Piceno, bisognosa di un radicale intervento di riassetto, di fatto già intrapreso dal parroco don Pietro Capelletti che secondo il dettato del Concilio di Trento aveva realizzato il fonte battesimale, additato come modello per tutte le chiese parrocchiali della Diocesi. I lavori dovettero durare a lungo, se ancora durante il secondo quarto del Seicento l’artista sabino Vincenzo Manenti veniva incaricato dell’allestimento di due cappelle a cornu Epistulæ, rispettivamente dedicate a Sant’Antonio di Padova e alla Madonna del Rosario. Manenti fece ricorso alla già sperimentata tecnica dell’affresco rifinito a secco, per garantire una migliore resa della luminosità cromatica dei dipinti ed una maggiore resistenza agli agenti atmosferici, soprattutto all’umidità ed alle escursioni termiche particolarmente insidiose per gli ambienti esterni. Nel 1799, il castello di Greccio fu messo a ferro e fuoco dalle truppe francesi  che il 7 dicembre 1797 avevano occupato Roma e il 15 febbraio 1798 avevano proclamato la Repubblica Romana. La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo fu profanata e chiusa al culto fino al 1832 quando finalmente poté essere riconsacrata. Purtroppo, però, le tele e le tempere furono ridipinte da maestranze dalle modeste capacità, che intervennero pesantemente sulla composizione delle scene e delle figure. Il restauro compiuto da professionisti ha restituito l’ opera del Manenti al suo originario splendore”. 

Author: redazione