Quando la terra trema: emergenza per l’antico organo a canne di Amatrice

amatriceorganodi Renzo Giorgetti

 

“Del mese poi di decembre dell’anno medesimo il dì di Santa Barbara, nell’Aquila e per tutto il Regno cominciarono a sentirsi terribili terremoti, che continuarono per tutto il mese, nel penultimo dì del quale, ne fu sentito uno così grande, che un simile, non che maggior fu udito in memoria delle genti giamai. Era stupor grande vedere la rovina de i palazzi e d’altri edifitii della città. Le colonne della tribuna e testitudine della chiesa di San Bernardino si spezzaron tutte, onde nel rifarle, fu mutato disegno et furon fatte quelle che hoggi si vedono in piedi. Similmente la tribuna maggiore della chiesa di Colle Maio venne in rovina […]. Furon le campane della giustitia et dell’horlogio scosse et caddero dalla torre del Palazzo”.

 

Se non fosse per lo stile letterario arcaico, potrebbe sembrare la cronaca attuale di un evento sismico come quello che ha interessato l’Aquila nel 2009.

Si tratta invece del testo estratto dagli annali della città dell’Aquila di Bernardino Cirillo, editi in Roma nel 1570 e si riferiva al terremoto dell’anno 1452.

La descrizione del sisma è così aderente alle realtà che si adatta ad uno spazio temporale infinito ed impressiona ancora di più.

Come si vede i danni al patrimonio artistico della città dell’Aquila furono ingenti, rilevanti, coinvolgendo le maggiori chiese della città.

Non sappiamo quanti organi a canne vennero coinvolti e danneggiati, ma certamente le chiese citate nel documento ne possedevano uno, attesa la loro importanza.

Resta degno di memoria l’altro terribile devastante sisma del 1703 che coinvolse certamente un numero maggiore di organi a canne di cui erano dotati allora gli edifici religiosi dell’Aquila.

Nella suddetta chiesa di S.Bernardino l’organo venne ricostruito ex-novo nel 1726 a cura di Feliciano Fedeli e sopravvive nonostante i vari terremoti avvenuti nella zona.

 

Parliamo adesso del sisma dei nostri giorni che ha interessato i territori di Amatrice ed Accumoli nella provincia reatina.

Amatrice fu gravemente colpita da un sisma nel lontano anno 1639. Chi sa se allora esisteva qualche organo a canne nelle chiese del paese. Poteva esserci vista l’importanza del centro e la presenza della antichissima chiesa di S.Agostino.

Ricordo in proposito che nella vicina Leonessa, nella prima metà del XVII secolo, era attivo il maestro organaro Luca Neri.

Oggi lo scempio del sisma è tornato ad accanirsi su un territorio circoscritto, scrollando alcuni strumenti di rilevante importanza nel patrimonio regionale come ad esempio l’organo situato nella chiesa di S.Maria del Suffragio (detta del Rosario) ad Amatrice.

Uno storico ed artistico strumento fabbricato nel 1777 da Adriano Fedeli (cognome poi variato in Fedri).

L’artista era figlio di Feliciano Fedeli ed apparteneva ad una celebre dinastia di costruttori di organi originaria di Camerino ed attiva nel Centro Italia.

Adriano (Corgneto 1719-Atri 1797) iniziò a collaborare con il genitore all’età di 20 anni, alla realizzazione di uno strumento nella chiesa di S.Martino a Senigallia.

Per alcuni anni prese la residenza a Rieti, poi tornò definitivamente ad Atri.

A Rieti nella chiesa di S.Chiara sopravvive un suo organo del 1748. Altri due strumenti usciti dalla sua bottega si trovano a Cantalice (1746) e a Contigliano (1747-1748).

Lo strumento di Amatrice, come si può osservare nella immagine scattata qualche anno fa, presenta una elegante struttura lignea con la cornice sagomata ed una mostra divisa in tre campate di canne (7-7-7) che hanno le bocche allineate ed il labbro superiore a mitria.

In attesa di conoscere l’esito dei sopralluoghi da parte dei carabinieri del nucleo tutela del patrimonio artistico, anche in merito a questo importante strumento, espriamo la nostra viva preoccupazione e la speranza che l’oggetto di pregio non abbia subìto danni rilevanti.

Basta poco per turbare l’equilibrio delle canne disposte in file ordinate sul somiere. Il fragile metallo di cui sono composte, può essere schiacciato o ammaccato. Le scosse del sisma, capaci di produrre macerie e devastazione, possono ferire e sconnettere questi monumenti sonori, indifese e precarie strutture poste sempre in luogo eminente della chiesa nelle loro cantorie.

Comunque sia la storia ci insegna che ogni volta l’uomo trova la forza di ricominciare, di ricostruire, di rendere dignità al passato anche attraverso il recupero dei beni artistici.

 

Voce Adriano Fedeli in Dizionario Biografico degli Italiani, volume n.45 (1995).

 

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