La scomparsa dell’organo di Farfa: tra storia e mistero

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La scomparsa dell’organo di Farfa: tra storia e mistero

di Renzo Giorgetti

 

Nel numero del 23 settembre 2015 di Sabina Magazine ho trattato brevemente dell’organo dell’abbazia di Farfa.

Come già esposto, nel 1604 nella chiesa fu collocato un grande organo. La committenza dell’organo era dovuta all’abate Anastasio I° da Carpendolo e lo strumento era stato costruito nel 1604 da Luca Blasi di Perugia.

Le memorie dell’abbazia riferiscono inoltre che nel 1734 lo strumento fu trasferito su un loggiato in fondo all’abside.  Risulta anche che l’organo venne distrutto dalle termiti e fu rimosso verso il 1950.

Tuttavia la storia dell’organo presenta nuovi aspetti. Sono emersi recentemente due documenti che gettano nuova luce sulle vicende dell’organo seicentesco di Blasi.

Si tratta di due lettere intercorse tra il priore dell’abbazia ed il Gonfaloniere Comunale, al tempo della Restaurazione, conservate in un fascicolo dell’archivio storico comunale di Poggio Mirteto [Periodo Francese Restaurazione 4-15].

Si accenna ad una sprovveduta alineazione dell’organo di Farfa ed il suo trasferimento in altra chiesa avvenuta verso il 1798 al momento della soppressione francese.

In data 16 luglio 1829 l’abate provinciale dei monaci di Farfa, Vincenzo Bini, dal monastero di S.Callisto in Roma, aveva risposto al Gonfaloniere di Poggio Mirteto in merito ai chiarimenti richiesti sul trafugamento dell’organo:

 

“Il prior Malacarne è in Roma. Al suo ritorno in Monastero farà le opportune indagini, onde renderla pienamente informata di quanto concerne l’atto di ricupero dell’organo e cantoria della chiesa di Farfa”.

 

In data 22 aprile 1830, finalmente il priore Luigi Malacarne chiariva la vicenda inviando una lettera al Gonfaloniere:

 

“Alle due sue compitissime lettere, una scritta al reverendissimo padre Abate D. Vincenzo Bini, Procuratore Generale e l’altra a me in data 5 marzo, intorno all’organo, risposi che tenevo persona per assettare il nostro archivio e che isperavo trovare qualche registro sui libri per detto organo; niente ho trovato fuori che una carta che dice e ce la trascrivo parola per parola: il Monastero di Farfa fu sopresso di fatto, ma non di dritto, non trovandosi mai nelle liste di soppressione di quel tempo; come fu provato nella causa contro Terziani ed Aquaroni.

Quindi ogni vendita d’oggetti ad esso spettanti, fu un furto e non una vendita; che ancorchè si giustificasse dalla Comunità di Poggio Mirteto il pagamento del prezzo al Governo Repubblicano, cosa difficile assai, nonostante essendo rimasta la chiesa aperta al culto, sarebbe stata abusiva la vendita; che anche i canonici di Toffia, che comprarono degli arredi sacri dovettero restituirli; finalmente che è trascorso un lungo tempo di circa 33 anni bastante a prescrivere la domanda del preteso credito.

Ecco trascritto ciò che ho trovato e con stima me le protesto.”

 

Dove era stata portata la cantoria e l’organo di Farfa? Al momento le carte rinvenute non ci permettono di individuare la località e se lo strumento venne effettivamente recuperato. Chi avesse voglia potrà proseguire le ricerche su questo argomento.

Un sentito ringraziamento alla signora Valeria Bacci dell’associazione SabinArte per avermi trasmesso le copie dei documenti e al dottor Andrea Leopaldi per la sua collaborazione.

 

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