LA PASQUA EBRAICA madre della Pasqua Cristiana

di Giorgio Giannini

 

La Pasqua cristiana deriva da quella ebraica (la Pesah), che inizia la sera del 14° giorno di nisan e dura fino al giorno 22, e ricorda la liberazione del popolo ebraico, per intervento di Jahweh, dalla schiavitù in Egitto e il suo esodo verso la Terra Promessa.

La festa di Pesah (che letteralmente significa “passare oltre”) ricorda la notte nella quale, in Egitto, Jahweh “passò oltre” le case degli ebrei, i cui architravi erano  contrassegnati con il sangue di un agnello sacrificato, risparmiando così dalla morte i primogeniti maschi degli ebrei e colpendo invece i primogeniti delle famiglie egiziane e dello stesso faraone.

In realtà la festa di Pesah  risale a molto tempo prima della schiavitù degli ebrei in Egitto, e precisamente  ad un antico rito con il quale i pastori festeggiavano l’inizio del nuovo anno, che cadeva nell’equinozio di Primavera (ed ancora oggi l’inizio dell’anno è celebrato in questo giorno in alcuni Paesi orientali, ad esempio il Kurdistan e l’Afganistan) e che segnava la partenza per i pascoli estivi. La sera del plenilunio, al chiarore della luna piena, si sacrificavano, per festeggiare il nuovo anno, i primi agnelli nati nel gregge ed il loro sangue veniva sparso sulle capanne e sugli animali in segno propiziatore, sia per proteggere le famiglie e gli armenti dalle calamità naturali sia per assicurarne la fecondità. Quindi si mangiavano, in un pasto rituale, gli animali sacrificati. Durante la festa, si svolgeva una danza particolare, fatta di salti, da cui il nome di Pesah.

Questa festa si tenne anche il giorno precedente la partenza degli ebrei dall’Egitto, per cui perse l’originario significato e fu ricordata in memoria della liberazione dalla schiavitù in Egitto. Lo stesso Jahweh aveva detto a Mosè di celebrare quel giorno «come festa del Signore, di generazione in generazione, con un rito perenne» a ricordo della loro salvezza. Jahweh inoltre stabilì come si doveva sacrificare e mangiare l’agnello: «lo mangerete arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le viscere. Non ne dovrete far avanzare fino al mattino: quello che al mattino sarà avanzato lo getterete sul fuoco. Lo mangerete con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta…con azzimi e erbe amare» (così la festa ricorda agli ebrei l’amarezza della loro schiavitù e la frettolosa partenza dall’Egitto).

 

LA PASQUA CRISTIANA

 

La Pasqua cristiana si ricollega a quella ebraica, ma a differenza di questa, l’Agnello Pasquale (che rappresenta simbolicamente Gesù) “risorge“; per questo motivo la Pasqua è detta di “Resurrezione”. Come gli ebrei sono stati liberati dalla schiavitù e sono ritornati a nuova vita, liberi, con il sangue dell’agnello sacrificale, così i cristiani sono salvati e “rinascono” nella nuova vita cristiana, con il sacrificio dell’Agnello- Gesù, attraverso il battesimo. Non a caso, in passato  si riceveva il battesimo la notte di Pasqua.

Nei primi secoli del Cristianesimo, la Pasqua era celebrata ogni domenica, considerata giorno  della “resurrezione”, perché Gesù in quel giorno era risorto. Solo nei secoli successivi, la Pasqua diventa annuale e si celebra con una cerimonia particolare durante la quale si veglia tutta la notte, leggendo le sacre scritture e celebrando l’eucarestia.

Per molti anni, si discusse se celebrare la Pasqua il giorno di quella ebraica (come sostenevano le Chiesa orientali di Antiochia e di Alessandria) o la prima domenica successiva all’Equinozio di Primavera (anche per sottolineare la caratteristica della “resurrezione” di Gesù, come sosteneva la Chiesa romana), che peraltro variava  secondo i luoghi (ad Alessandria era il 21 marzo, a Roma il 25 marzo). Il Concilio di Nicea del 325 stabilì che l’Equinozio di Primavera era il 21 marzo e che la Pasqua cadeva la prima domenica dopo il plenilunio successivo all’Equinozio di Primavera. Pertanto, la Pasqua  può cadere tra la l’ultima decade di marzo e la metà di aprile.

Le celebrazioni pasquali sono precedute dal periodo di penitenza e digiuno della Quaresima (periodo di 40 giorni), diffusasi nel IV secolo, che inizia il mercoledì delle ceneri e dura fino alla sera del giovedi santo. In passato la Quaresima era preceduta da un periodo di preparazione e di digiuno periodico di circa settanta giorni (la Settuagesima), che finiva con il martedì grasso e che probabilmente serviva per mitigare gli eccessi del Carnevale.

La settimana che precede la Pasqua, compresa tra la domenica delle Palme e quella della Resurrezione, è detta la Settimana Santa ed ha avuto origine a Gerusalemme, nei primi secoli del Cristianesimo, per ricordare gli avvenimenti della morte e della resurrezione di Gesù ed è giunta Roma nel V secolo.

La domenica delle Palme i primi cristiani ricordavano l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, acclamato dalla folla (come Messia e liberatore) che agitava rami di palma, che simboleggia la divinità (e tra i romani la Vittoria). In seguito la palma fu sostituita dall’olivo (che peraltro si trova più facilmente) anche perché gli evangelisti Matteo e Marco, narrando l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, scrivono che la folla aveva disteso in terra, al passaggio di Gesù, dei “rami di alberi”, che molto presumibilmente erano olivi.  In origine, la benedizione delle palme o degli olivi avveniva in una chiesa fuori della città, nella quale poi si entrava con una solenne processione. Oggi, la benedizione delle palme è fatta in genere all’esterno della chiesa e la processione è sostituita dal solenne ingresso dei celebranti.

La Quaresima finisce con il giovedì santo, primo giorno del triduo pasquale, durante il quale si tengono due messe solenni: la prima, che chiude la Quaresima, è celebrata nel pomeriggio, con la consacrazione dei santi olii e del crisma (un unguento profumato, fatto di olio, balsamo e aromi), utilizzati  durante la veglia pasquale del sabato sera per l’iniziazione dei Catecumeni (è anche utilizzato nel battesimo, nella cresima, nell’unzione degli infermi e nella consacrazione dei sacerdoti e dei Vescovi); la seconda messa, dopo i Vespri, è detta anche Cena del  Signore perché  commemora l’Ultima Cena, e comprende  il rito della lavanda dei piedi. Una volta vi era anche una terza messa al mattino, per la confessione, in pubblico, dei penitenti.

La lavanda dei piedi oltre a  ricordare  quanto fece Gesù durante la sua ultima cena con gli apostoli, esprime simbolicamente il dovere di servire gli altri, secondo l’insegnamento dato da Gesù, durante quella cena, e  di amarsi “gli uni con gli altri”.

La lavanda dei piedi è fatta anche dal Papa, nella basilica di S. Giovanni in Laterano (la Cattedrale di Roma). Si suonano quindi le campane, che rimangono poi mute fino alla veglia pasquale del sabato sera, in segno di lutto per la morte  di Gesù.

Il venerdì santo, detto di Passione a ricordo del tradimento, della cattura, dei supplizi e della crocifissione di Gesù, si tiene una solenne via crucis, diffusa dai Francescani a partire dalla fine del XIV secolo e che è celebrata anche dal Papa al Colosseo, in ricordo del  martirio subito da moltissimi cristiani durante l’impero  romano. In molti Paesi, il pomeriggio del venerdì santo si tengono sacre rappresentazioni e riti di penitenza, come le flagellazioni. Oggi, queste rappresentazioni si tengono di sera e sono teatralizzate, con la partecipazione di centinaia di persone in costume storico, soprattutto a beneficio dei turisti che giungono in massa per vederle.

La sera del sabato santo, ultimo giorno del triduo pasquale, si tiene la veglia  pasquale, con l’accensione e la benedizione del “fuoco nuovo”, che simboleggia il Cristo risorto, celebrata molto spesso con una cerimonia caratteristica, detta rito Lucernario: si spengono le luci nella chiesa e si accende fuori un falò, attorno al quale si radunano i fedeli (secondo alcuni storici, la cerimonia ricorda quella romana della riaccensione primaverile del fuoco di Vesta). Con il “nuovo fuoco”, il sacerdote accende il Cero Pasquale, che rappresenta il Cristo risorto, che rimarrà acceso fino alla Pentecoste, cioè fino alla conclusione delle feste della Grande Pasqua, che dura appunto 50 giorni.

Un tempo, durante la veglia pasquale, si celebravano i sacramenti del battesimo, della cresima e della eucarestia. Oggi, a ricordo del battesimo, i fedeli rinnovano le promesse fatte dai loro padrini in occasione del loro battesimo. La veglia si conclude con la messa pasquale, celebrata anche il giorno della Pasqua.

 

L’UOVO E LA COLOMBA PASQUALE

 

In passato, il giorno di Pasqua si mangiavano e si donavano uova sode colorate  (in alcuni Paesi ancora lo si fa), perché l’uovo è il simbolo della nascita e della resurrezione (come testimoniato anche nelle tombe dei martiri, nelle quali sono state trovate delle uova in marmo). Per questo motivo la Pasqua è anche detta Pasqua dell’Uovo e l’uovo simboleggia Gesù risorto.

Le uova erano benedette in chiesa o nelle case quando vi si recava il sacerdote a benedirle. Ancora oggi, in molte parrocchie i sacerdoti benedicono, oltre all’abitazione ed alle persone che vi abitano, anche le uova sode presentate dai fedeli (che talvolta ne donano alcune al sacerdote).

In passato, chi ne aveva le possibilità economiche regalava uova smaltate, di porcellana, di vetro, d’oro o d’argento, tutte decorate con scritte e simboli pasquali.

Nel XVI secolo nasce l’usanza (tra le persone abbienti), e diffusasi rapidamente in Francia al tempo di Luigi XIV (il Re Sole), di mettere nelle uova una sorpresa. Ancora oggi, nei Paesi cristiano- ortodossi si usano uova sode dipinte, benedette la mattina di Pasqua. Nei Paesi occidentali, invece, si usano oggi uova di cioccolato, con sorpresa.

Alla fine del pranzo pasquale, durante il quale si usa mangiare l’agnello o il capretto, secondo l’antica usanza ebraica, si mangia un dolce a forma di colomba, che simboleggia sia Gesù risorto che lo Spirito Santo  che, come scrive l’evangelista Giovanni, discese  « una colomba dal cielo per posarsi su di lui».  

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