La Battaglia del Monte Tancia e la strage di Monte S. Giovanni

di Giorgio Giannini

 

LA BATTAGLIA DI MONTE TANCIA  E LA STRAGE  DI MONTE S. GIOVANNI: LE FORMAZIONI PARTIGIANE DELLA BASSA SABINA

 

Subito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si costituisce nella Bassa Sabina, nel territorio dei Comuni di Stimigliano, Magliano Sabino, Cantalupo, Casperia e Calvi dell’Umbria, la formazione  partigiana denominata Banda d’Ercole, articolata in tre distaccamenti e con un Comando collegiale. E’ collegata al Centro Militare Clandestino, organizzato a Roma dal Colonnello Montezemolo. Il Comandante militare della Banda d’Ercole, che prende il nome dal suo fondatore il Maggiore  Patrizio D’Ercole, è il Tenente Carlo Baldassarri, che tiene i contatti con il Commissario Ciani che è  l’Ufficiale di collegamento con il Centro Militare.

Nella zona di Poggio Mirteto, subito dopo l’armistizio  si costituisce una Squadra di Sabotaggio, che inizia subito ad operare, compiendo attentati lungo la linea ferroviaria Roma- Firenze.

La prima importante operazione, attuata il 14 settembre 1943, è  la distruzione di un treno carico di munizioni che si trova allo scalo di Poggio Mirteto. In seguito all’incendio che ne deriva, è distrutto anche il Treno Presidenziale, usato da Mussolini per i suoi spostamenti, che era stato portato nella stazione di Poggio Mirteto per sottrarlo ai bombardamenti fatti dagli Alleati su Roma. All’operazione  partecipa anche il giovane sottufficiale del Genio Giorgio Labò, diventato in seguito  uno dei due artificieri dei GAP Centrali operanti  a Roma. E’ catturato il 25 gennaio 1944, insieme con l’altro artificiere gappista Gianfranco Mattei, nella “santabarbara” dei GAP in Via Giulia 25, ed è portato nel carcere nazista di Via Tasso, dove è sottoposto a tortura per farlo “parlare”. Mattei si suicida  nel carcere di Via Tasso, impiccandosi con le bretelle. Labò viene fucilato al Forte Bravetta il 7 marzo 1944.

Nella zona di Poggio Mirteto, Montopoli, Passo Corese e del Monte Tancia, si costituisce anche la Brigata autonoma Stalin di cui fanno parte antifascisti locali, soprattutto comunisti poggiani, guidati da Redento Masci. Successivamente, la Brigata si fonde con la Banda D’Ercole ed assume il nome D’Ercole-Stalin, alla quale si aggregano molti soldati sbandati ed anche  alcuni prigionieri di guerra alleati, fuggiti dai Campi di prigionia della zona.

Nella zona opera anche la Banda Strale, anch’essa collegata al Centro Militare.

Nel gennaio 1944 le formazioni partigiane operanti a Nord di Roma vengono riunite in tre Raggruppamenti a carattere regionale: Monte Soratte(Lazio), Gran Sasso(Abruzzo) e  Monte Amiata (Toscana meridionale). Le formazioni operanti nella Bassa Sabina vengono  annesse al Raggruppamento Monte Soratte.

Nel marzo 1944  viene costituito un Comando unificato sul Monte Cosce, coordinato dal Maggiore  Aimone Manni.

Nel marzo 1944 si aggregano  alla Brigata D’Ercole-Stalin alcuni elementi dei GAP (Gruppi di Azione patriottica) della VIII Zona di Roma (Centocelle e Torpignattara), guidati da Nino Franchillucci e  Luigi Forcella, che in seguito agli arresti subiti avevano dovuto lasciare la città.

La Brigata D’Ercole-Stalin compie numerose azioni di sabotaggio, attaccando  convogli e pattuglie tedesche che transitano nei paesi della zona e  sulla Via Salaria. I partigiani hanno il loro rifugio sul Monte Tancia.

 

LA BATTAGLIA DEL MONTE TANCIA

 

Nel marzo 1944, poiché le operazioni delle tre formazioni partigiane (Banda D’Ercole, Banda  Strale e Brigata Stalin) diventano  sempre più frequenti,  il Capo della Provincia di Rieti, Ermanno Di Marsciano, già Federale fascista della città, chiede l’intervento dei tedeschi per  “ripulire” la zona  dai partigiani.

Così, in concomitanza con la vasta operazione di rastrellamento iniziata nella notte del 31 marzo contro il Territorio Libero di Cascia, Norcia e Leonessa, costituito il 16 marzo dalla Brigata Garibaldina Gramsci, all’alba  del 7 aprile (Venerdì Santo di Pasqua) un forte  reparto di tedeschi della 2a Divisione Paracadutisti SS Hermann Goering e della Divisione di fanteria Sardinia (circa mille soldati), con il supporto di un battaglione di militi fascisti (le camicie nere), scalano il Monte Tancia da tutte le vie di accesso. Le sentinelle della Brigata Stalin, danno immediatamente l’allarme e viene predisposta la difesa. Si costituiscono varie squadre dislocate  in modo da bloccare le varie vie di accesso al Monte. Così,  la squadra di Poggio Mirteto si piazza in località Crocetta per bloccare l’accesso dall’omonimo paese, la squadra di Gavignano va a bloccare l’accesso da Poggio Catino e la “squadra di Roma” (cosiddetta perché costituita  da giovani romani, alcuni dei quali già militanti nei GAP-Gruppi di Azione Patriottica-) si attesta  a bloccare l’accesso da Salisano. Lo scontro a fuoco inizia ben presto e dura molte ore. Nel primo pomeriggio, la situazione si è fatta molto delicata per i partigiani che sono accerchiati ed a corto di munizioni. Si decide quindi la ritirata verso  la posizione tenuta dalla squadra di Roma, in modo da attaccare in forze in quella direzione e  rompere l’accerchiamento. Così  la formazione partigiana, costituita da circa 80 elementi, attacca in forze in località Arcucciola e riesce a sfondare le posizioni nemiche. L’operazione di sganciamento, attraverso uno stretto canalone che tutti conoscono bene, è coperta dalla squadra di Roma, guidata dal maggiore dei due fratelli Bruni, Bruno, che ha 21 anni ed ha prestato il servizio militare nei Paracadutisti Guastatori come Caporale Maggiore. Quando questa squadra riceve l’ordine di ripiegare uno dei membri viene ferito. Gli altri compagni lo soccorrono e cercano di portarlo via, per non lasciarlo nelle mani dei tedeschi. Questi momenti di ritardo sono fatali per l’intero gruppo che viene circondato dai nazisti, che  concentrano il fuoco sulla loro posizione, che diventa ben presto un inferno. Tutti e 7 i patrioti cadono ma riescono a rallentare ancora l’avanzata nemica. I martiri sono: i fratelli Bruno e  Franco Bruni, studenti di 21 e 18 anni,  Giordano Sangalli, di 16 anni, Nello Donini, di 18 anni,Domenico Del Bufalo,di 20 anni, Alberto Di Battista,di 22 anni, e Giacomo Donati,di 36 anni, Il loro sacrificio consente agli altri 70 partigiani di mettersi in salvo. Nelle ore seguenti, 2 partigiani vengono presi e fucilati dai tedeschi a Castel S. Pietro ed un altro all’Osteria del Tancia. Complessivamente cadono 10 partigiani.

I  corpi dei patrioti caduti sul Monte Tancia  sono lasciati insepolti per un mese, per disposizione dei tedeschi,che vogliono attuare in questo modo una macabra ritorsione. Finalmente, il 5 maggio Don Igino Guidi, parroco di Bocchignano, ottiene il permesso di recarsi sul posto. Il giorno seguente accompagnato da alcuni Carabinieri,  raccoglie i poveri resti e dà loro una sommaria sepoltura.

Per il valoroso episodio dell’Arcucciola viene concessa la Medaglia d’Argento al Valore Militare alla Brigata D’Ercole-Stalin e la Medaglia d’Oro al Valor Militare,alla Memoria, a Bruno Bruni.

Lo stesso giorno, 7 aprile, vengono catturati dai nazisti a Poggio Mirteto, il podestà De Vito ( accusato di avere rapporti con gli antifascisti) ed i partigiani Giuseppe Felici (già membro dei GAP di Roma, che era stato ferito nella battaglia del Tancia) e Diego Eusebi ( tradito da una spia). E’ anche catturato il giovane studente milanese Giannantonio Pellegrini Ghislaghi, che qualche settimana prima era andato via da casa per combattere i tedeschi insieme ai partigiani. Sono portati via e di loro non si sa più nulla.

Due giorni dopo, il 9 aprile, Domenica di Pasqua, vengono fucilati dai nazisti a Rieti in località Quattro Strade, 15 patrioti,tra i quali i 3 catturati a Poggio Mirteto due giorni prima. Giuseppe Felici viene decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare, alla Memoria, e Diego Eusebi è decorato con la Medaglia d’Argento al Valore Militare, alla Memoria.

Un altro tributo di sangue Poggio Mirteto paga nelle ultime ore dell’occupazione nazista. Infatti, il 10 giugno 1944 un reparto tedesco in ritirata colpisce con numerosi colpi di mortaio  la piazza dell’abitato, dove si erano riunite molte persone, attirate sul posto da un comunicato tedesco che annuncia la distribuzione di generi alimentari. Muoiono immediatamente di 9 persone, tra le quali 3 donne, ed altre  6 persone nei giorni seguenti, per le gravi ferite riportate. Ci sono inoltre  numerosi feriti.

Dopo la liberazione altre 9 persone, in parte ragazzi, muoiono  per lo scoppio di ordigni esplosivi tedeschi rimasti inesplosi nel territorio.

Il 5 settembre 1944, tre mesi dopo la liberazione della zona dai nazifascisti, a Poggio Mirteto si celebrano i solenni funerali  dei valorosi partigiani caduti all’Arcucciola e di due patrioti di Poggio Mirteto: Mario Dottori, caduto in combattimento il 23 ottobre 1943 mentre cercava di far saltare il ponte ferroviario in località Galantina ( è il primo caduto della Resistenza Sabina) e Giacomo Donati. I corpi dei patrioti romani vengono portati a Roma e sepolti al cimitero monumentale del Verano

 

LA STRAGE DI MONTE S. GIOVANNI

 

La vittoria nella battaglia del Monte Tancia è stata pagata a caro prezzo dai nazifascisti che hanno avuto oltre 400 tra morti e feriti. Pertanto, accecati dalla rabbia, per le ingenti perdite subite, i tedeschi infieriscono sulla popolazione locale distruggendo molte case e trucidando gli abitanti, costituiti in prevalenza  da anziani, donne e bambini. Così, la mattina dell’8 aprile un reparto di soldati tedeschi e di militi fascisti, a capo dei quali c’è lo stesso Capo della Provincia(Prefetto) Ennio Di Marsciano, raggiunge la Frazione di S. Michele del Comune di Monte S. Giovanni. Catturano tutti quelli che vi trovano e li rinchiudono nella chiesa del villaggio, le cui case vengono incendiate. In seguito, le  persone vengono fatte uscire dalla chiesa e radunate in uno spiazzo vicino dove sono trucidate con la mitragliatrice. Le vittime sono 15, tra le quali  sei donne, di cui una  incinta di 7 mesi, tre vecchi e 6 bambini, di cui una di soli 18 mesi, due di 4 anni e due di 6 anni. Si salvano, perché nascoste dalla madre all’arrivo dei nazifascisti, due  bambine del villaggio: una di  3 mesi e l’altra di 7 anni.

Nei giorni seguenti, i resti delle vittime sono seppelliti nella  chiesa della Frazione di S. Michele, che era stata distrutta.

Lo stesso 8 aprile 1944, i tedeschi arrivano nella frazione Gallo, bruciandone le case  ed uccidendo  3 persone, delle quali un  anziano di oltre 80 anni.

Una relazione sui tragici fatti di Monte S. Giovanni è inviata da Don Gaetano Villa, Parroco di Collebaccaro, al Vescovo  di Rieti, Mons. Benigno Luciano Migliorini, che esprime  il suo sdegno per i barbari eccidi di civili inermi ed anche di bambini nel pontificale nel Pontificale scritto per la Pasqua. Il 14 aprile scrive una dura  lettera di protesta al capo della Provincia (Prefetto) di Rieti, Ermanno Di Marsciano. Il testo della lettera viene letto nelle Domeniche seguenti da molti Parroci, nelle Chiese dei paesi della Sabina.

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