In Bassa Sabina arriva un nuovo spazio di dialogo: MenteLocale odv

di Andrea Moiani

In Bassa Sabina arriva un nuovo spazio di dialogo: MenteLocale odv (la dicitura odv, che sta per “organizzazione di volontariato, fa parte della denominazione legale dell’associazione. In seguito verrà omesso per praticità, ndr). “L’idea nasce da una telefonata tra me e Andrea Fiori, sindaco di Montopoli, poco più di un anno fa – ci spiega Massimo Giorgi, 24 anni, presidente di MenteLocale – Era una telefonata a tempo perso che nasceva con tutt’altro tenore ma poi, iniziando a frequentarci con altri ragazzi durante la campagna elettorale di Fara in Sabina nasce un nucleo di persone che la pensavano allo stesso modo sui punti di forza di un territorio e non solo. Tutti noi, ognuno con una sua esperienza nell’attivismo e nell’associazionismo, eravamo d’accordo su valori e metodi da poter mandare avanti. Da questo scambio di idee nasce l’idea di un evento. Nel giro di un anno troviamo il nome e il logo nascendo in modo informale. Ci costituiamo il 5 ottobre e ci registriamo il 23 novembre”.

“Il primo grande punto su cui ci siamo trovati d’accordo è stato trovare un luogo d’incontro nel quale fare attivismo, parlare di tematiche serie e fare qualcosa di utile – continua Giorgi -. Volevamo uno spazio dove poter partecipare: è questa la parola d’ordine. Da qui parte il voler sdoganare l’identità atomistica, individualistica ed egoistica della società.”

Di seguito l’intervista al presidente di MenteLocale odv Massimo Giorgi. Assieme a lui fanno parte del direttivo:

Andrea Fiori, 25 anni, sindaco di Montopoli di sabina e vicepresidente

Francesco Principessa, 21 anni, studente e segretario

Federico Rufini, 30 anni, impiegato e tesoriere

Leonardo Cinardi, 28 anni, architetto e ricoprire la carica di consigliere in direttivo

Alessandro Spaziani, 29 anni, consulente e socio fondatore

Vincenzo Ponzani, 25 anni, sindaco Montorio Romano e socio fondatore.

 

Presidente, chi sono i responsabili di questo “egoismo sociale”?

“Secondo me lo siamo tutti noi. È importante comprendere cosa o chi abbia impostato la società su questi valori. Sarebbe un discorso molto ampio e che storicamente ha i suoi teorici. Noi nasciamo in opposizione a questa società atomistica perché ci siamo resi conto di essere noi stessi partecipanti a una società di questo tipo. Nessuno di noi oggi si sognerebbe di dire che ci troviamo all’esterno. Cerchiamo, quindi, di sforzarci soprattutto a reinterpretare la socialità, il lavoro, il territorio, le amicizie”.

 

Pensate che questa concezione atomistica riguardi solo gli individui e le famiglie, o si estende anche i comuni e al territorio?

“Basti pensare al modo con il quale vengono gestiti i comuni. Potremmo dire che è una colpa o una responsabilità, ma è improbabile. La questione è anche generazionale ed effetto della società creatasi. Secondo noi non è calzante trovare soggetti colpevoli. Troviamo più idoneo, piuttosto, trovare un modo alternativo per fare e pensare le cose. Se nella provincia c’è un problema i due grandi modi per risolverlo sono o “di concerto” ritrovando una dimensione politica in senso ampio oppure nel contesto del comune solo con i cittadini residenti trascurando ciò che succede fuori dai suoi confini. Il focus sul contesto comunale potrebbe far pensare ad una grande trovata, ma allargando lo sguardo si capisce che può non essere la migliore strategia”.

 

Nel post della vostra pagina Facebook, in un cui annunciate la vostra nascita e i vostri obiettivi, parlate di “società più sostenibile e solidale, di cultura aperta e inclusiva, di educazione al volontariato e di partecipazione sociale e politica”. Quali sono i punti critici che vedete in Sabina riguardo questi aspetti che evidenziate?

“I punti critici sono gli stessi che troviamo in tutta Italia. Noi nasciamo da una prospettiva diversa rispetto a tante realtà: non nei valori giusto/sbagliato o bene/male, ma nell’avere un altro modo di interpretare il territorio. Molte associazioni, purtroppo, puntano a svolgere le loro attività in ambiti ristretti e ben delimitati dal progetto iniziale. partiamo dicendo “basta” ad una criticità molto importante: pensare al comune come orticello da preservare e soprattutto ad un territorio chiuso in mezzo al nulla. I comuni sono situati in un territorio ampio e per questo motivo dovrebbero dialogare e fare rete. La nostra idea è di ripensare il territorio nei punti deboli e nei punti di forza in un’ottica non comunale, ma territoriale. Non si parla di cercare una specificità del mondo giovanile, ma di rivolgerci a tutte quelle persone che chiedono un posto dove partecipare e dove poter parlare di qualcosa. Un’altra criticità è quindi la mancanza di un grande tessuto associativo che guardi la Luna e non il dito, che si ponga in una prospettiva più generale. Inoltre ci sono tante altre questioni: il doposcuola, il dopolavoro, e la ricreatività ma soprattutto il lavoro, la parità di genere e l’omotransfobia. Sono gravi mancanze in un territorio come quello della Sabina”.

 

Il vostro esordio avviene nell’ambito dell’acqua pubblica. Perché e come vi siete interessati a questo tema?

“Non ci occupammo dell’acqua tanto sulla sua gestione nella nostra provincia, quanto a livello ambientale. Studiando le carte partorimmo l’idea di un questionario che analizzasse quanto i cittadini della Sabina e di parte della provincia di Roma fossero soddisfatti o meno della gestione dell’acqua. Dal questionario emerse come più dell’80% dei partecipanti non fosse molto soddisfatto del rapporto che APS ha con i cittadini. Ci siamo accorti anche che le amministrazioni locali, alla stessa maniera, non si concertavano tra di loro: c’era confusione generale e un po’ di passività.  A questo punto abbiamo lanciato la proposta di un tavolo di discussione che avesse l’idea di racchiudere gli amministratori, le associazioni e i gruppi politici. Tramite PEC abbiamo invitato le associazioni che conoscevano di Provincia di Rieti e di Roma e i circoli dei partiti riuscendo ad includere 24 tra associazioni, amministrazioni e circoli di partiti (Soprattutto di PD e Sinistra Italiana). Il tavolo va avanti con riunioni mensili che intendiamo aprire anche al pubblico, pandemia permettendo. Ogni assemblea del tavolo viene svolta in un comune diverso. La partecipazione a questo tavolo ha permesso di farci conoscere e di capire come essa fosse una risposta ad una forte domanda di chiarezza riguardo questo tema”.

 

Riguardo l’eutanasia?

“Abbiamo affrontato il tema fra di noi con tutta la delicatezza e la sensibilità che richiede e, una volta nato il comitato promotore del referendum, abbiamo notato che era in linea con i nostri principi e abbiamo deciso di partecipare alla campagna di raccolta firme facendo banchetti a Montopoli, a Poggio Mirteto e a Passo Corese. La raccolta firme è stata una bella esperienza soprattutto perché abbiamo dato il nostro contributo affinché il comitato promotore superasse le firme necessarie”.

 

 

Quali sono i punti di forza della Sabina sui quali si dovrebbe focalizzare un’eventuale rete associazionistica o organizzativa anche in ottica turismo?

“Forse non abbiamo ancora la risposta a questa domanda. Ti riporto però la questione del TSM2 (Stazione Montana 2), dove c’è la questione tra ambientalisti e Comune di Rieti. Se chi vuole il TSM2 non interpreta il Terminillo nel contesto del cambiamento climatico e del fatto che non nevichi più così tanto significa che non c’è stato abbastanza dialogo tra le parti. Ci si arrocca sempre su convinzioni che potrebbero essere smontati guardando dei fatti. In Sabina ci sono diverse posizioni, tra chi dice che non è un luogo turistico e chi dice che il turismo c’è e che va solamente alimentato con strutture e condizioni adatte. Noi riteniamo che il turismo in Sabina ci può essere, ma si tratterebbe di un turismo lento e non come quello delle grandi città. La politica forse dovrebbe capire come attirare questa forma di turismo “lento” e “collaterale” cercando vie per raccogliere i turisti che inevitabilmente raccoglie Roma. Piuttosto che essere noi a dirlo, forse è ora che sia la politica del territorio a capirlo. Forse sarebbe ora di crescere e di capire cosa vogliamo essere “da grandi” come territorio. Cosa che forse non è stata ancora fatta”.

 

Cosa pensate della situazione dei giovani?

“Secondo noi i giovani rivestono un ruolo molto importante per diverse ragioni, sia perché è indubbio che abbiano una portata innovativa non indifferente e sia perché essi sono sempre coinvolti troppo poco. Una critica che muoviamo in generale è il fatto che la politica fa belle campagne elettorali sui giovani, ma poi non veniamo presi in considerazione nelle decisioni. Noi vogliamo evitare ciò che è successo a noi: il non aver trovato uno spazio che ci abbia permesso di sviluppare la partecipazione in più ambiti: dalla cultura alla politica passando per lo sport e per la musica. Ma soprattutto dal punto di vista sociale. Vogliamo essere uno spazio che, secondo noi, ancora non esiste e che non abbiamo mai trovato altrove”.

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