Il Carnevale Liberato di Poggio Mirteto: l’anticarnevale dallo stampo anticlericale”

di Giorgio Giannini

A Poggio Mirteto (Rieti), nella Piazza principale Martiri della Libertà, che è il centro sociale e commerciale della cittadina sabina, si svolge la prima domenica di Quaresima (periodo di 40 giorni che precede la Pasqua e che inizia il Mercoledì delle Ceneri e si conclude il Giovedì Santo) il Carnevalone Liberato che ha uno stampo nettamente anticlericale, tanto da essere definito un “anti carnevale”, che richiama molti spettatori, anche da fuori Regione.

La festa deriva dalla rivolta popolare del 24 febbraio 1861 che  decretò la liberazione di Poggio Mirteto dallo Stato Pontificio. Quando la delegazione degli operai cittadini, che avevano organizzato la rivolta, si recò dal marchese Gioacchino Napoleone Pepoli, che dal 1860 era Commissario Generale dell’Umbria nella fase dell’annessione di tale Regione al Regno d’Italia (allora Poggio Mirteto, Rieti e gran parte della Sabina facevano parte dell’Umbria) per chiedere l’annessione al futuro Regno d’Italia, questi propose di premiare la cittadina facendo passare per Poggio Mirteto la ferrovia Roma-Orte. Però la popolazione decise che invece fosse celebrata ogni anno la festività della liberazione dallo Stato Pontificio. Così nacque il carnevale anticlericale, che si tenne fino al 1928. Infatti, nel 1929, in seguito alla firma dei Patti Lateranensi del 10 febbraio, il Fascismo decise di sopprimerlo, nell’ambito della più generale politica di alleanza con il Vaticano.

Il Carnevalone Liberato fu ripristinato nel 1977 ed ha conservato il suo carattere prevalentemente anticlericale. Infatti, i banchetti sono a base di carne, alimento che durante la Quaresima viene evitato o mangiato con parsimonia dai Cattolici praticanti. Inoltre, si beve una buona quantità di vino. Durante il Carnevale si respira un clima carnascialesco e di baldoria condito con  contenuti storico-anticlericali. Infatti, la maschera più indossata è un diavolo rosso che porta un tridente.

Al Carnevalone partecipano molti artisti di strada, provenienti anche da fuori Regione.

Il momento culminante del Carnevale è quello in cui viene dato fuoco alla Pantasima (simbolo della società contadina e di buon auspicio per il raccolto e il benessere della popolazione) e al Bammoccio (simbolo di un politico noto che viene sbeffeggiato).

Pertanto, per queste sue caratteristiche, il Carnevalone liberato merita di essere visto.

Nel 2011 fu esposto nella Piazza uno striscione con la scritta: «Preti frati e polli non li trovi mai satolli. Frati preti e galli pe’ fa be’ tocca crastalli».

 

A Poggio Mirteto nel 1862 nasce anche il Carnevalone Poggiano, un Carnevale tradizionale che si svolge l’ultima domenica di Carnevale, durante il quale sfilano carri allegorici, macchine addobbate, gruppi mascherati, maschere singole e a coppie. Alla fine della sfilata c’è la processione dei “moccoletti” e poi la cremazione di un pupazzo denominato Sua Maestà Carnevalone.

Alcune informazioni sulla Piazza dei Martiri della Libertà            

Al centro della Piazza si trova  il monumento ai caduti  inaugurato il 9  agosto 1926, opera dell’architetto Balestrieri. Sull’edificio al civico 34 c’è una lapide commemorativa del soggiorno nel luglio 1849, dopo la caduta della Repubblica Romana, di Anita Garibaldi, incinta al quinto mes, ospitata dalla famiglia Lattanzi. Garibaldi invece restò con i suoi uomini in località Valle Tonda-Rio Sole, dove è stato eretto il piccolo monumento vicino alla stazione degli autobus. Un’altra lapide ricorda i Poggiani caduti nelle guerre risorgimentali al seguito di Garibaldi. Altre lapidi ricordano sia il bombardamento della Piazza da parte dei soldati tedeschi, effettuato con mortai il 10 giugno 1944, giorno in cui lasciarono la cittadina, che causò la morte di 15 persone (comprese tre donne),  sia i caduti della seconda guerra mondiale. Per questo motivo la Piazza nel 1946 fu chiamata Martiri della Libertà.

Sulla facciata del numero civico 63, c’è una interessante meridiana, con la scritta “NARDI POSUIT”, essendo stata impiantata nel 1889 da Ercole Nardi, studioso e storico locale.

Dove ora si trova l’edicola dei giornali, in passato venivano innalzati i patiboli per le decapitazioni dei condannati a morte. L’ultima esecuzione avvenne nel 1844, quando vennero uccisi Bartolomeo Di Pietro, di 28 anni, e Giovanni Gerardi, di 25 anni, condannati per l’uccisione di un monaco di Roccantica. L’esecuzione avvenne per mano del famoso “boja de Roma” e  dello Stato Pontificio “Mastro Titta”, alias Giovanni Battista Bugatti che svolse  la sua attività di boja per ben 68 anni (iniziata a 17 anni, il 22 marzo 1796 e terminata il 17 agosto 1864), effettuando ben 514 esecuzioni, fatte all’inizio mediante impiccagione, mazzolatura e squartamento e successivamente mediante decapitazione.

 

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