I romani avevano regolamentato le acque del Lago di Colfiorito

di Giorgio Giannini

 

Sugli Altopiani di Colfiorito, Frazione del Comune di Foligno (Perugia), ubicati  tra i 750 e gli 800 metri sul livello de mare, a cavallo tra il confine regionale dell’Umbria e quello delle Marche (con il Comune di Serravalle di Chienti) esisteva al tempo dell’antica Roma il Lacus Plestinus, che deve il suo nome alla colonia romana di Plestia, costruita sul valico appenninico nel IV secolo a. C. dopo la sottomissione degli Umbri Plestini, che vivevano nella zona.

Il Lacus Plestinus, alimentato dalle sorgenti, non aveva un fiume o torrente che fungesse da emissario, ma solo alcuni inghiottitoi, originati dalla natura carsica del  territorio, che però non erano sufficienti a mantenere costante il livello delle acque, che, pertanto, si alzava di molto in seguito alle abbondanti piogge invernali e primaverili ed allo scioglimento della neve caduta sui monti che contornano gli Altipiani, in particolare il Monte Pennino (1.571 m.) ed il Monte Acuto (1.300 m.).

Le Autorità romane decidono, per proteggere dalle inondazioni lacustri sia l’abitato di Plestia che le coltivazioni, di realizzare un Collettore che, attraverso vari canali, raccoglieva le acque in eccesso e le convogliava sul versante idrografico adriatico (marchigiano), dando origine al fiume Chienti, nei pressi dell’abitato di Serravalle di Chienti.

In seguito a questa bonifica parziale della zona, sono stati resi coltivabili sei “conche”, in precedenza occupate dalle acque del Lacus Plestinus, che sono i sei Piani di Annifo, di Arvello, di Colfiorito o del Casone, di Colle Croce, di Popola e Cesi e di Arvello. Dell’antico lago rimaneva solo quella che oggi è la Palude di Colfiorito.

Nel 217 a. C., durante la Secondo Guerra Punica contro i Cartaginesi, nei pressi della Palude, secondo lo storico romano Appiano,  ebbe luogo una battaglia che segnò una  nuova cruenta sconfitta per i Romani, tre giorni dopo quella del Lago Trasimeno. Infatti,  il generale cartaginese Maarbale, al comando di un esercito di cavalieri e di astati (fanti) distrusse l’esercito romano, guidato dal Proconsole Centenio, forte di  4.000 soldati, che presidiava  il valico di Cofiorito.

Con il tempo il Collettore romano, per carenza di manutenzione, non svolge più la sua funzione di controllo del livello delle acque per cui il lago provocava di nuovo periodiche e frequenti inondazioni  dei terreni coltivabili, soprattutto nella zona di Colfiorito.

Pertanto, nella metà del XV° secolo,  Giulio Cesare Varano, appartenente alla nobile Famiglia di Camerino, che possedeva anche gli Altopiani di Colfiorito, decise di realizzare un collettore sotterraneo per drenare le acque dei Piani (o Conche) di Colfiorito e di Popola. Affidò quindi la progettazione dell’opera a degli ingegneri fiorentini ed il collettore, di circa 200 metri, chiamato Botte dei Varano, che convogliava le acque dei due Piani verso il Fiume Chienti, fu realizzato negli anni 1458-1464.
In questo modo l’antico Lacus Plestinus fu ristretto alla Palude di Colfiorito, che si cercò di bonificare nei secoli seguenti, senza riuscirci, per l’opposizione ad allacciarsi alla Botte dei Varano.

La Botte dei Varano ha funzionato per 5 secoli, con manutenzioni periodiche, ma è stato lesionato dal terremoto del 1997. Si quindi è deciso di costruire un nuovo Collettore, parallelo al precedente del XV° secolo, e durante i lavori è stato riscoperto l’antico Collettore romano, di cui si era persa la memoria.

La Sovrintendenza Archeologica delle Marche (con sede ad Ancona) ha fatto una campagna di scavo per riportare alla luce l’interno del Collettore romano, realizzato in gran parte in travertino, che è stato musealizzato ed è visitabile, come la Botte dei varano,  previo accordo con il Comune di Serravalle di Chienti. 

Nel giugno 1977 l’area della Palude di Colfiorito, di circa 100 ettari, è stata protetta in base alla Convenzione di Ramsar, firmata il 12 febbraio 1976, in occasione di una Conferenza internazionale tenutasi nella omonima città dell’Iran, per la protezione delle zone umide, data la presenza di una torbiera e di moltissime specie vegetali e la ricchezza dell’avifauna.

Con la Legge regionale 3 marzo 1995 è stato istituito il Parco regionale di Colfiorito, con una superficie di  circa 340 ettari.

Successivamente, la Palude,  i Piani di Annifo, di Arvello e di Ricciano, la Selva di Cupigliolo ed il Sasso di Pale sono stati classificati Siti di Importanza Comunitaria (SIC).  

 

 

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