Storia degli Organi di Palombara Sabina

organo_a_canne palombaradi Renzo Giorgetti
S. Biagio

Si tratta della antica ed importante collegiata. Nel 1854 fu ristrutturata radicalmente su commissione del papa Pio IX.
A tale periodo risale l’esecuzione del celebre affresco di Raffaele Casnedi che decora l’abside ed è intitolato: “la gloria di San Biagio”, eseguito nel 1856.

Un libro del 1703 cita una visita pastorale del 1678 dalla quale emergeva che nella chiesa era già presente un organo, descrivendola laconicamente: “con organo”.
Un libro del 1857 ci informa invece sulla sostituzione dell’organo avvenuta intorno al 1856, su commissione del Papa Pio IX, indicando che era stato collocato nel tempio un organo proveniente dalla chiesa dei padri Passionisti di Roma:

“Fu non ha molto tempo restaurata, e vi sono belli affreschi, ed un grand’organo che era dei PP. Passionisti di Roma”.

Si trattava sicuramente dell’organo antico della basilica dei SS.Giovanni e Paolo al Celio, dei padri passionisti, che proprio nel 1856 era stato sostituito da un nuovo organo costruito da Angelo Morettini di Perugia. Dalla suddetta descrizione pare che fosse un imponente strumento, degno della importante basilica.
Possiamo immaginare che si trattasse di uno strumento costruito intorno al 1718, a conclusione dei grandiosi lavori di ristrutturazione effettuati alla basilica sotto la direzione dell’architetto Giacomo Antonio Canevari voluti dal cardinale Fabrizio Paolucci, titolare della stessa chiesa.
I lavori, svolti dal 1714 al 1718, trasformarono completamente l’aspetto della chiesa come si indica in una citazione storica:

“Il Cardinal Fabrizio Paolucci Tiene rifece tutta la chiesa e la Cappella e li padri della Missione di Monte Citorio al presente la posseggono per li santi esercizj. L’architettura è d’Antonio Canavari”.

Il grande organo romano è ormai scomparso.
Oggi rimane soltanto l’arco decorato che sormonta l’ ampia cantoria e presenta un affresco raffigurante una cetra circondata da motivi floreali.
Sopra la porta d’ingresso si estende la cantoria che accoglie le canne di uno strumento abbastanza moderno. Il parapetto della cantoria è marmorizzato in colore rosso.
La cantoria, databile al XIX secolo, accoglieva probabilmente l’organo proveniente da Roma.
Riferimenti bibliografici:

La gerarchia cardinalizia di Carlo Bartolomeo Piazza della Congregazione degli Oblati di Milano a Clemente XI Pontefice Massimo, tipografia del Bernabò, Roma MDCCIII, p.176.
Adone PALMIERI, Topografia Statistica dello Stato Pontificio: ossia breve descrizione delle città e paesi, loro malattie predominanti, commercio, industria, agricoltura, istituti di pubblica beneficenza, santuari, acque potabili e minerali, popolazione […], parte seconda Comarca di Roma, Tipografia Forense, Roma 1857, p.129.

Nota degli organi che dal 1824 al 1879 vennero costruiti nel laboratorio di A. e N. Morettini. Perugia via del Circo 6, Tipografia Santucci, Perugia 1879.
Filippo BARBERA, Giacomo Antonio Canevari architetto (1681-1764), Dottorato di ricerca in Studi dell’Architettura e della Città-XIX ciclo, Università degli Studi di Napoli Federico II, anno accademico 2006-2007, p.38.

S.Egidio Abate

Seconda chiesa per importanza della cittadina che verso la metà del XIX secolo non era in buone condizioni come affermava nel 1857 Adone Palmieri:

“La chiesa di S.Egidio in pessimo stato, presto si riabbellirà dalla Comune”.

La cantoria e l’organo attuale quindi dovrebbero essere frutto dell’intervento di ristrutturazione attuato dalla Municipalità verso il 1860.

Nella controfacciata è affrescato un fastigio composto da una tiara e pastorale intrecciate con rami.
Sopra la porta d’ingresso una cantoria dipinta a colori vivaci. Il parapetto presenta varie decorazioni costituite da strumenti musicali intrecciati a motivi floreali. Al centro del parapetto uno stemma.
La cassa è in legno scuro, appena sagomata, senza decori e intagli. La mostra è divisa in due campate, separate da una lesena. Ogni campata ha le canne a cuspide con bocche allineate. (vedi foto).

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