“I cinque gitani” è il quarto lavoro di Claudio Puglisi. Edito da “Torri del vento Edizioni”

di Andrea Moiani

Roma, vigilia di Ferragosto. La città è vuota e tutti i suoi abitanti sono in vacanza. Piero, impiegato di una agenzia immobiliare  sembra essere l’unico a lavorare nella deserta capitale. È a lui, infatti, che spetta il compito di sbrigare le uniche pratiche dell’ufficio. Mentre lavora Piero ha un solo desiderio: stendersi sul letto e rilassarsi nei meritati giorni di vacanza pensando al suo passato così spensierato e lontano dal tran tran della vita quotidiana. Poco prima della chiusura, però, nel suo ufficio irrompe un vivace gruppo di musicisti gitani giunto in città per una tournée estiva e capitanato da Miguel Ortega Nunez. I cinque musicisti saranno per Piero qualcosa di più di semplici clienti alla ricerca di locali in cui suonare e di una casa in cui soggiornare nel frattempo: saranno infatti un importante veicolo per tornare indietro nella memoria e fare i conti con il Piero del passato. Egli, infatti, troverà in ognuno di loro un pezzo di sé e della sua memoria…

“I cinque gitani” è il quarto lavoro di Claudio Puglisi. Edito da “Torri del vento Edizioni”, si aggiunge a “Io della palla non ho paura” (2014), “Lettere con Anna” (2015) e “La strada di mezzo” inserito nella raccolta di Autori Vari “Palermo dietro i vetri” (2016).

Residente in Sabina da tre anni, Claudio Puglisi nasce a Roma nel 1963 e viaggia molto per via della sua professione di geologo alternandosi tra la sua natìa Roma, Sicilia e America Latina. Sono proprio Roma e la Sicilia, e nello specifico Priolo Gargallo (SR), i luoghi in cui è ambientato il romanzo. Le vicende di Piero si alternano infatti tra una momentaneamente solitaria e vuota capitale e una Sicilia fatta di spensieratezza, ricordi e profumi. Un romanzo che ha molto di autobiografico, come ci dirà nell’intervista l’autore stesso.

 

Claudio, domanda di routine: com’è nata l’idea del libro?

È una domanda alla quale non so rispondere. Quando mi sento di scrivere inizio a farlo, ma senza un progetto di scrittura e una storia già preconfezionata: la storia si sviluppa man mano che scrivo. In questa storia mi interessava inserire i gitani. Avendo frequentando molto la Spagna e l’Andalusia ho avuto l’occasione di avvicinarmi a loro e alla loro musica, grazie ad mio amico non gitano che suona con loro. Mi sono innamorato in particolar modo di come suonano i loro strumenti in un modo meraviglioso. Ho voluto intersecare tutto questo con la mia infanzia a Priolo Gargallo e poi via via che ho scritto il libro ho scoperto che i gitani rappresentavano qualcosa di particolare legato anche all’infanzia.

 

Cosa ti piace particolarmente del mondo rom?

Mi piace la loro anarchia, il loro saper vivere senza leggi, o almeno con leggi superiori e naturali al di fuori delle leggi degli uomini.

 

 I personaggi si ispirano a qualcuno che hai conosciuto?

Il gruppo è ispirato al gruppo del mio amico, ma gli ho attribuito volti di attori e musicisti famosi. Il baro ha la faccia di Denny de Vito, un altro l’ho identificato con il Brutto de “Il buono, il brutto e il cattivo” (Tuco, impersonato da Eli Wallach, ndr), un altro ancora ha le sembianze faccia di Vinicio Capossela. Un altro ancora ha le sembianze di quel mio amico.

 

Parli anche di Sicilia e di un suo grande problema: l’inquinamento.

Non mi interessava tanto l’inquinamento quanto il ricordo piacevole che esso mi provocava. Ricordo perfettamente quelle estati, ma soprattutto la puzza dolciastra che c’era nell’aria e la cenere nera e appiccicosa che copriva gli agrumeti. Questa puzza mi ricorda l’infanzia, momenti non so se belli ma intimi. Da piccolo ero un ragazzino strano: giocavo ed ero molto solitario. Ricordare questa puzza mi ricorda a quando andavo da solo a giocare per campi

 

Quindi la nostalgia è il tema principale del romanzo.

Esatto, la nostalgia ma anche l’inganno. Nel corso della storia i gitani scompaiono come se Piero si renda conto dell’inganno che aveva subito da bambino. Ci sono tanti altri tipi di inganni al cui lui si è costretto per tirare avanti. Ho cercato di inserire due chiavi di lettura. Se la prima è superficiale (il racconto così com’è), la seconda è più profonda e psicanalitica. Si tratta di riconoscere il problema per eliminarlo.

 

Quanto Claudio c’è in Piero? C’è più Piero nel Claudio adolescente che non in quello adulto?

Di quello successivo non c’è niente, è solo un escamotage per capire che Piero è in tutti i 5 i gitani. C’è il Piero piccolo e poi il Piero adulto distribuito nei 5 gitani. Un aspetto della sua personalità sta in ciascuno di loro.

 

Quanto hanno influito la tua professione nella stesura dei tuoi lavori?

Moltissimo. Essendo geomorfologo mi soffermo molto sulle forme, cosa che mi viene naturale anche nella vita di tutti i giorni. Quindi c’è tanta osservazione: spesso mi capita di guardare le persone con la stessa intensità e cercare di volerne capire le forme mentali. La mia è un’osservazione di aspetti umani senza però la pretesa di capirli e dargli una spiegazione con occhi da psicologo. Il mio lavoro, inoltre, mi ha permesso di viaggiare molto. Il primo libro è interamente di viaggi. Il secondo, “Lettere con Anna”, nasce da un mio viaggio in Patagoni, dove sono andato anche successivamente.

 

Ci sono opere teatrali e cinematografiche che ti hanno influenzato?

Nello specifico no. In tutti i miei libri riesco però a mettere molte cose che ho visto. C’è molto della filmografia e della poetica di Nanni Moretti e molta “Armata Brancaleone e alle crociate”. Una forte ispirazione l’ho ricevuta anche da “Il maestro e Margherita” di Bulgakov: un personaggio somiglia molto a uno de “I cinque gitani”. È un’opera davvero meravigliosa.

 

C’è qualche filo rosso che unisce i tuoi romanzi?

È l’anarchia, che dubito si tratti di un pensiero utopico: secondo me sarà la naturale evoluzione del pensiero umano. Questo tema sarà presente anche nel mio prossimo romanzo, dove parlerò di due persone che vivono ai margini: un’anziana non vedente che chiede l’elemosina per necessità e un giovane venditore ambulante che ha un banco di fronte ad un supermercato. Il loro è un rapporto fuori dagli schemi, ma non voglio anticipare troppo.

 

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