Giornate del FAI Sabina a Montasola: un successo raccontato da Paola Massardi

 

 

 

 

 

 

di Andrea Moiani

Grande successo, nonostante le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria e dal meteo, per le due Giornate di Primavera del FAI organizzate dal gruppo FAI Sabina e svoltesi sabato 15 e domenica 16 maggio. L’evento rientrava nelle Giornate di Primavera organizzate dal FAI in tutta la Penisola in diversi luoghi d’interesse culturale e ambientale. La scelta del gruppo FAI Sabina, quest’anno, è ricaduta su Montasola (RI), un delizioso borgo situato a 604 metri s.l.m. e che conta poco più di 400 abitanti. L’evento non prevedeva solo la visita del paesino, ma anche del Giardino Colle Mola, a circa 2km di distanza e messo a disposizione dalla proprietaria Anna Rita di Giovanni per tutti gli appassionati di piante (si contano circa 1500 qualità sparse in circa un ettaro di terreno).  Un evento, dunque, che è riuscito ad attrarre visitatori appassionati di arte, cultura, storia, usi e costumi e di botanica, ma anche chi ha preferito evadere dal caos per respirare aria pulita e godersi un panorama mozzafiato. Da Montasola, infatti, è possibile ammirare l’intera valle del Tevere nella quale spiccano altri paesi che compongono la Bassa Sabina come Casperia, Montebuono, Configni e Torri in Sabina e in cui svetta l’imponente Monte Soratte.

 

Chi ha deciso di visitare Montasola, durante le Giornate di Primavera, ha potuto beneficiare di una visita guidata in cui volontari del FAI hanno raccontato la storia centenaria di Montasola. Storia ricca di episodi, personaggi e popoli avvolti nel mistero: si va dalle prime occupazioni in epoca romana, al misterioso popolo dei Laurii (chiamati così, forse, per la pianta dell’alloro molto diffusa nella zona) passando alla nascita ufficiale del borgo durante la Lotta per le Investiture (11 agosto 1191), fino alla figura di Francesco Cimini. Quello di Francesco Cimini è stato un nome ricorrente durante le narrazioni. Nato a Montasola nel 1622, svolse l’attività di cembalaio tra Roma e il suo paese natìo svolgendo anche attività di usura. Alla sua morte lasciò il suo patrimonio a Montasola non prima di aver finanziato la costruzione di numerosi edifici, quali un oratorio e un ospedale che costituiscono l’Opera Pia Cimini.

 

Un’escursione, dunque, molto ricca di curiosità, scorci ed aneddoti storici che si snodano lungo le ripide strade di Montasola. Essa è stata accompagnata anche da altre iniziative. All’interno del borgo, ad esempio, è stato possibile assistere ai “canti alla montasolina” grazie alle voci di Enrico Scarinci e Maria Rosa Conti in due location del tutto particolari: il pozzo comunale da cui attingeva tutta la popolazione di Montasola fino all’arrivo dell’acquedotto nel 1961 e la Pesa del grano, dove i contadini prendevano in prestito grano in caso di cattivi raccolti. Sempre lungo il percorso, inoltre, si è potuta curiosare la cottura del pane e della pizza di Montasola nel forno comunale non più in attività e riaperto per l’occasione. I prodotti sfornati dal forno erano poi acquistabili in uno stand apposito alla fine del percorso e all’ingresso del meraviglioso parco del Monte, dove si sono tenuti due eventi speciali, due conferenze, una per ogni giornata. La conferenza di sabato 15, tenuta da Carlo Virili e Viviana Petraroli, ha trattato della storia di Montasola; quella di domenica 16 ha visto Andrea Di Salvo parlare dell’alloro, la pianta simbolo del paese. Proprio per omaggiare questa pianta, il Reparto Carabinieri Biodiversità di Piave Santo Stefano ha donato 50 piantine che sono state piantate nei pressi del parco del Monte, creando un boschetto del quale potranno beneficiare le future generazioni.

Due giornate, quindi, del tutto positive. Ne abbiamo parlato con Paola Massardi, capogruppo della delegazione FAI Sabina.

 

Perché avete scelto Montasola per questa edizione? Qual è il bilancio di queste due giornate?

“Abbiamo scelto Montasola per il suo essere una terrazza sulla Sabina Tiberina a 650 metri s.l.m., infatti, oltre ad essere un borgo di origine medievale nato durante il periodo dell’incastellamento, offre vedute straordinarie. È un itinerario molto aperto e quindi ideale per le visite guidate con i nostri narratori. Il bilancio è sicuramente positivo: abbiamo avuto il tutto esaurito sia sabato che domenica, in entrambi gli itinerari disponibili”.

 

Il gruppo FAI Sabina ha da poco compiuto tre anni. Com’è nata l’idea di portare il FAI in Sabina?

“Il gruppo FAI Sabina è nato quando la delegazione FAI Lazio ha ritenuto opportuno portare un gruppo nella provincia di Rieti. Tre anni fa sono quindi nati il gruppo FAI Sabina e il gruppo FAI Rieti. Attraverso contatti personali, quindi, la delegazione FAI Lazio ha proposto ad una serie di persone di intraprendere questa iniziativa”.

 

Ci sono stati problemi nella realizzazione del gruppo FAI Sabina?

“Di sicuro la sfida è stata quella di trovare volontari che si conoscessero e che si trovassero bene insieme. Inizialmente la ricerca è stata più lenta, ma poi il gruppo si è ingrandito comprendendo persone con interessi e capacità diverse, ma unite dall’amore per il territorio. Questo, di sicuro, ha aiutato molto di più alla causa”.

 

Quali sono i vostri obiettivi?

“Gli obiettivi sono quelli del FAI, ma declinati al territorio. Si tratta della tutela, della promozione e della salvaguardia del patrimonio storico, archeologico e ambientale della Sabina. La Sabina ha un patrimonio soprattutto ambientale straordinario e dei siti archeologici per lo più sconosciuti. Ha anche beni artistici di grandi pittori. Un altro elemento è sicuramente il patrimonio culturale immateriale che comprende le tradizioni popolari, i canti, le conoscenze orali”.

 

La prima giornata FAI organizzata dal gruppo FAI Sabina a Casperia registrò più di 900 partecipazioni, nonostante il gruppo contasse di pochi volontari. Vi aspettavate un successo del genere fin da subito?

“Essendo per noi la prima volta, non sapevamo cosa aspettarci perché non eravamo pronti. È andata comunque molto bene e ci ha dato molto entusiasmo e coraggio per i successi passi”.

 

Quali difficoltà si trovano nell’organizzare gli eventi (conferenze, passeggiate, giornate FAI)?

“Principalmente si tratta di una questione riguardante le risorse umane, l’organizzazione logistica e l’attenzione. Nel nostro caso si tratta di una piccola macchina organizzativa che comprende chi organizza gli eventi, chi coordina le risorse umane, chi è attento alla sicurezza. È quindi un’organizzazione vera e propria”.

 

Quanta partecipazione avete trovato tra la popolazione locale? In questi due giorni abbiamo visto gli abitanti di Montasola, ad esempio, mostrare il processo di panificazione.

“Il fatto che ora ci conoscano sempre di più ha sicuramente spinto le amministrazioni comunali a partecipare con entusiasmo e con la voglia di promuovere i propri borghi. La Sabina, purtroppo, non è conosciuta ed è poco sfruttata turisticamente. Quindi c’è molta voglia di aprire i borghi e di farli conoscere, assieme alle tradizioni locali, a persone di altre parti d’Italia”.

 

La Bassa Sabina ha un grande patrimonio a disposizione, culturale ma soprattutto ambientale che attira l’attenzione di molti turisti. Pensa che si possa fare di più per valorizzare il territorio?

“Assolutamente sì. Roma probabilmente concentra su di sé tutti i turisti per la sua grandezza e per la sua importanza, a discapito della Bassa Sabina. I comuni e il territorio dovrebbero fare rete e sforzi per rimanere in contatto ed organizzare insieme le iniziative. Da questo punto di vista il FAI si sta dando molto da fare”.

 

Lo scorso anno la Chiesa di San Paolo è stata insignita del riconoscimento “Luogo del cuore FAI” in seguito ad una campagna di raccolta firme. Cosa può significare per il Paese?

“Per il nostro gruppo si è trattato del secondo obiettivo nel giro di tre anni: due anni fa il riconoscimento “Luogo del cuore FAI” è spettato alle grotte di San Michele sul Tancia. Questo significa essere sulle liste del FAI nazionale che racchiudono i luoghi di particolare interesse architettonico, storico, ambientale e artistico. È senz’altro un motivo di orgoglio per la popolazione, ma soprattutto un’occasione per entrare in un circuito di eccellenza e un aiuto per il territorio”.

 

Questa è la seconda edizione delle Giornate FAI svolte in tempi di pandemia. Quanto ha influito l’emergenza sanitaria sui vostri eventi?

“Ha pesato molto, in quanto è stato necessario uno sforzo organizzativo notevolissimo con limiti di sicurezza e attenzione da rispettare. Si è trattato di una fatica notevole rispetto a quella che è servita per le edizioni precedenti. Tutto questo significa anche avere risultati che non si possono prevedere, proprio perché non è detto che le persone se la sentano di partecipare”.

 

Cosa manca alla Sabina per essere valorizzata ulteriormente?

“Manca il fare rete, l’intraprendere iniziative comuni. La Sabina è un territorio vasto, ma non si può ragionare comune per comune. Servono iniziative ma soprattutto comunicazione e sensibilizzazione. Ci sono boschi, cascate e borghi ben conservati da dover promuovere”.

 

Progetti futuri?

“Aspettiamo che la pandemia finisca in modo tale da svolgere eventi locali. Noi organizziamo anche molte passeggiate in luoghi in cui si possono raggiungere siti archeologici e storici. Speriamo di ricominciare presto. Se così non fosse, il prossimo evento nazionale sono le giornate d’autunno”.

 

Vuole fare qualche ringraziamento particolare?

“Assolutamente. Ringraziamo il comune di Montasola che ha collaborato e che si è dato molto da fare. Ringraziamo anche il dipartimento di biodiversità per aver donato 50 piccoli allori che sono stati piantati nel bosco dei Laurii in cui Montasola fonda le sue radici. Un ringraziamento speciale va anche alla Protezione Civile che ci ha aiutato a far svolgere l’evento in sicurezza”.

 

Vuole fare un appello ai lettori?

“Invito tutti ad innamorarsi del proprio territorio e a considerarlo una forza, una radice e una spinta. È fondamentale stare bene dove si vive e dove si vuole passare del tempo con attenzione e dedizione”.

nelle foto alcune immagini del Giardino Colle Mola di Anna Rita di Giovanni a Montasola

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