Giornata delle vittime delle mafie: Uil Rieti e Libera ricordano Domenico Gerace

“La pandemia limita gli spostamenti, obbliga all’attenzione, alla responsabilità e alla prudenza. Una cosa però non può frenare: il ricordo. E così nella ventiseiesima giornata della Memoria e dell’impegno delle vittime innocenti delle mafie organizzata da Libera, la Uil di Rieti ha deciso di partecipare idealmente a questo tradizionale momento di riflessione e approfondimento: rispettando tutte le normative anticontagio, Alberto Paolucci (Segretario della Uil di Rieti), Pino Strinati (Coordinatore Uilp Rieti) e Maurizio De Marco (Referente di Libera per Rieti), si sono ritrovati questa mattina nella sede di via Matteucci, dove da anni la sala riunioni è stata dedicata a Domenico Gerace”. Lo fa sapere in una nota stampa la Uil di Rieti e della Sabina romana.

“Domenico, Mico per gli amici, era un sindacalista Uil che venne ucciso a fucilate sotto casa nell’ottobre del 1998 – si legge nella nota stampa – Domenico aveva quarantaquattro anni e aveva denunciato con forza la presenza dei boss a Caccamo, la sua città natale. Pagò quelle denunce con la vita”.

“Con questa iniziativa simbolica – dichiarano Paolucci, Strinati e De Marco – abbiamo idealmente deciso di abbracciare gli altri territori del Paese nel giorno del ricordo delle vittime innocenti delle mafie. Oggi le mafie si sono evolute: agiscono nel silenzio, fanno affari, inquinano il tessuto economico e sociale, condizionano la quotidianità dei cittadini. Non premono più il grilletto, perché indossano il colletto bianco. Ma restano intatti i metodi mafiosi che caratterizzano il loro illecito operato”.

 
“La cultura è l’antidoto alla violenza – aggiunge De Marco – La cultura risveglia le coscienze, semina responsabilità e genera partecipazione. La partecipazione e l’impegno sociale è fondamentale per tenere viva la memoria”.
“Lottare contro le mafie è un dovere quotidiano – concludono Paolucci, Strinati e De Marco – Mico è stato esempio di coraggio e onestà, come coraggio e onestà hanno dimostrato tutte quelle persone morte per difendere i principi della legalità”.

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