Dighe del Salto e Turano: la Concessione con ERG sarà rivista. Intervista all’assessore Mauro Alessandri

di Maria Grazia Di Mario

Dighe del Salto e del Turano: la Regione Lazio prende una posizione ben precisa.  MAURO ALESSANDRI, ASSESSORE AI LAVORI PUBBLICI E TUTELA DEL TERRITORIO, MOBILITA’, annuncia l’istituzione di un tavolo di lavoro atto a rivedere i limiti del livello d’invaso, proprio in considerazione dei cambiamenti climatici in atto e parla di una revisione di quanto stabilito nella Concessione con l’attuale gestore, ERG.  Dai contenuti della Concessione, al ruolo della Regione,  alla  staticità delle strutture, ai danni ambientali, agli indennizzi, criticità e propositi per il futuro nelle risposte dell’assessore Alessandri.  

Gentilissimo assessore, ci conferma che la Concessione di derivazione dell’acqua e l’allegato Disciplinare tecnico di gestione, riguardo la questione Dighe Salto e Turano, sono di vostra competenza? Che la Regione Lazio ormai ha un potere assoluto in materia di gestione delle risorse idriche, conferitogli dallo Stato (con la Riforma del 2001) e che può apporre modifiche in maniera anche unilaterale e, nel caso di inottemperanza da parte del gestore, revocare la Concessione?

“Iniziamo con il dire che le dighe del Salto e del Turano sono da annoverare tra le 21 “grandi dighe” che ricadono nella Regione Lazio e ci sono differenti competenze a tal riguardo. Per quanto concerne gli aspetti concessori inerenti le derivazioni per usi idroelettrici, si tratta di concessioni di utilizzo di un bene demaniale quale l’acqua, la cui titolarità è dello Stato. Allo Stato compete, in via esclusiva, la potestà legislativa per la “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema” e la disciplina degli usi delle acque. Appartiene invece alla potestà legislativa concorrente tra Stato e regioni la materia della “produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia” mentre, recentemente, è stata disposta la regionalizzazione della proprietà delle opere idroelettriche alla scadenza delle concessioni e nei casi di decadenza o rinuncia alle stesse. Alle regioni è demandata la disciplina, con legge, delle modalità e delle procedure di assegnazione. La concessione vigente per le dighe del Salto e del Turano scadrà il 31/12/2029 ma le dico da subito che è nostra ferma intenzione avviare già nei prossimi giorni un tavolo con tutti gli attori coinvolti, per rivedere quanto stabilito dalla concessione stessa, specialmente in considerazione dei nuovi e sempre più frequenti fenomeni atmosferici eccezionali, stabilendo insieme nuovi limiti per il contenimento delle piene”.

Esiste un ufficio tecnico preposto al tema in questione in Regione? Oppure dovrà occuparsi della questione interamente lei e come pensa di potersi attivare per il problema tracimazione, che già ha colpito duramente più di una volta la piana reatina? Nel 2010 fu presentata anche una interrogazione da parte di Emma Bonino.

“Parlando di competenze, è bene sottolineare che il Registro italiano dighe (RID) – oggi Direzione Dighe del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – fornisce alle regioni il supporto tecnico richiesto e provvede in via esclusiva, anche nelle zone sismiche, alla identificazione e al controllo dei progetti delle opere di sbarramento, delle dighe di ritenuta o traverse che, come le dighe in questione, superano i 15 metri di altezza o che determinano un volume di invaso superiore a 1.000.000 di metri cubi. Restano di competenza del Ministero delle Attività Produttive tutte le opere di sbarramento che determinano invasi adibiti esclusivamente a deposito o decantazione o lavaggio di residui industriali. La Direzione Generale per le Dighe e le Infrastrutture idriche ed elettriche provvede inoltre, ai fini della tutela della pubblica incolumità, all’approvazione tecnica dei progetti ed alla vigilanza sulla costruzione e sulle operazioni di controllo spettanti ai concessionari sulle grandi dighe e sulle traverse. Nel caso in cui, a seguito di eventi meteorici particolarmente intensi, si dovessero superare i livelli di massima regolazione stagionale vengono attivate le procedure per il rilascio progressivo di portate idriche in grado di ripristinare, nel più breve tempo possibile la capacità di invaso utile alla laminazione delle piene. Qualora gli apporti di monte siano tali da causare l’ulteriore innalzamento del livello di invaso determinando il superamento di tutte le soglie di “rischio diga” e di “rischio idraulico a valle” a questo punto la diga diviene “trasparente” nel senso che gli scarichi sono completamente aperti e tutta l’acqua che proviene da monte si riversa a valle. Ovviamente, considerata la complessità e l’importanza di queste infrastrutture, anche in Regione Lazio c’è un’organizzazione ben articolata dedicata al settore. Nella Regione Lazio si occupano delle dighe, ognuno secondo la sua competenza, diversi uffici. L’Area Concessioni della direzione Lavori Pubblici effettua i controlli amministrativi e di gestione mentre per quel che concerne ogni questione di carattere idrogeologico la competenza appartiene, per la stessa Direzione, all’Area Vigilanza bacini idrografici e all’Area Difesa del suolo. L’Area di Vigilanza bacini idrografici si occupa altresì di concertare tutte le azioni degli attori preposti alla gestione e al controllo delle dighe – MIT, Prefettura, Protezione Civile Regionale, Centro Funzionale di Protezione Civile, Concessionario/Gestore – concertazione che avviene concretamente all’atto della redazione del Documento di Protezione Civile e alla sua attuazione”.

Cosa prevede la Concessione in merito al limite franco di sicurezza per gli invasi del Salto e del Turano? Il franco si può abbassare ed imporre al gestore privato nelle stagioni invernali (visti i cambiamenti climatici in corso) di mantenere il lago a 4-5 metri al di sotto rispetto al franco attuale?

“L’esercizio dei serbatoi del Salto e del Turano è soggetto alla rigorosa vigilanza da parte dell’Ufficio del Genio Civile di Rieti d’intesa con la Sezione Idrografica di Roma. Le quote variano a seconda del periodo dell’anno. Per il periodo dal 1 novembre al 31 marzo le quote di massimo invaso industriale che non devono essere superate sono per il Salto m. 536,70 e per il Turano m. 536,10. Ogni qualvolta tali quote saranno superate in conseguenza del verificarsi di una piena, si inizierà lo svaso delle capacità attenuatrici così occupate dopo che l’idrometro in Terria sul Velino abbia segnato in discesa m. 5,50, e lo svaso complessivo dei due serbatoi, compresa la portata scaricata dalla Centrale di Cotilia, sarà regolato in modo che l’idrometro di Terria mantenga costante l’altezza. Nel mese di aprile e fino al verificarsi di una eventuale piena le quote di massimo invaso industriale che non dovranno essere superate in tale periodo sono per il Salto m. 538,65 e per il Turano m. 538,00. In conseguenza di quanto sopra a partire dal 1 aprile è consentito trattenere le portate naturali defluenti nei serbatoi fino a raggiungere le quote di invaso predette. Infine il Gestore ha l’obbligo di osservare nel rispetto delle disposizioni contenute nel “documento di protezione civile” delle limitazioni di quota del livello d’invaso che dovessero essere imposte dal Servizio Nazionale Dighe.  Confermo che è nostra intenzione avviare da subito un tavolo di lavoro atto a rivedere i limiti di cui sopra proprio in considerazione dei cambiamenti climatici in atto, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti anche in queste giornate”.

I danni provocati ad abitazioni private, contadini, piccoli produttori, dovranno essere sostenuti anche dalla stessa Regione? Gli abitanti rischiano di non ricevere i necessari indennizzi?

“Stiamo ancora nella fase di contrasto degli effetti dell’alluvione e la situazione è ancora in evoluzione ed è pertanto purtroppo ancora presto per contare i danni. Naturalmente le popolazioni colpite non saranno lasciate solo tanto più che, se la notizia viene confermata, i Comuni della piana reatina che hanno subito danni hanno chiesto o chiederanno lo stato di calamità con la conseguente attivazione delle procedure del caso che prevedono anche una precisa ricostruzione degli eventi che hanno causato i danni. Sarà molto importante, per il bene della popolazione colpita, che tutti facciano la loro parte, non solo la Regione che naturalmente ci sarà”.

E’ d’accordo con i tecnici di zona (tra cui Aldo Gregori) i quali affermano che le vecchie normative, confluite nel più recente Codice dell’Ambiente, dal 1951 di fatto non siano mai state aggiornate? Che dunque la prima azione sarà quella di mettere le mani proprio sulla Concessione di derivazione dell’acqua e sull’allegato Disciplinare tecnico di gestione, materia peraltro disciplinata dal Regio Decreto 1775 del 1933.

“La normativa ha invero subito diverse evoluzioni, tra cui l’ultima che riguarda propriamente la regionalizzazione delle proprietà delle opere idroelettriche alla scadenza delle concessioni e nei casi di decadenza o rinuncia alle stesse. È demandata alle regioni la disciplina delle modalità e delle procedure di assegnazione e, tra i parametri stabiliti, la durata delle nuove concessioni: tra 20 e 40 anni incrementabili fino ad un massimo di 10 anni, in relazione alla complessità della proposta progettuale presentata e dell’investimento. In considerazione dei sempre più frequente eccezionalità dei fenomeni atmosferici, che contribuiscono in maniera significativa ai fenomeni delle piene, ribadisco che è in corso di valutazione una revisione dei livelli di sicurezza”.

In particolare quali sono i Diritti e doveri del gestore stabiliti dalla attuale Concessione?

“Nella normativa vigente, oltre a quanto già enunciato, è stabilito il principio del “non aggravamento dell’evento di piena”, cioè l’obbligo di non scaricare a valle, nella fase crescente della piena, una portata superiore a quella affluente al serbatoio e di non scaricare a valle, nella fase decrescente della piena, una portata superiore alla massima scaricata nella fase crescente. All’obbligo predetto il concessionario/gestore può derogare solo in caso di diverse disposizioni da parte dell’Autorità competente, impartite con un ordine specifico o inserite nell’eventuale piano di laminazione predisposto”.

Parliamo di danno ambientale e di promesse mai mantenute, come quelle di indennizzare in primis il danno iniziale (furono sommersi terreni ed interi paesi) e di sostenere altri servizi, quali, ad esempio, quello di non far pagare agli abitanti del Salto e Turano almeno l’energia elettrica.

“Ritengo che quello legato al danno ambientale sia un tema da affrontare attentamente sotto il profilo amministrativo al fine di comprendere quanto accaduto e sviscerare se e come siano state portate avanti le promesse di cui parla. Sono disponibile ad inserire la questione nei tavoli di confronto che verranno e che ho intenzione di aprire, come già detto”.

Si potrebbe prevedere una revisione di quanto attualmente i gestori privati riversano economicamente sul territorio, stiamo parlando dei Fondi Bim ai comuni, di una loro implementazione legata però ad una progettualità seria guidata dalla Regione – in questa zona manca davvero tutto, non ha più rialzato la testa dopo la costruzione delle dighe. I laghi non sono ancora diventati una risorsa, i piccoli comuni sono disabitati e mancano di servizi, sia sul posto che di collegamento con l’esterno.

“I fondi in questione possono essere utilizzati dai singoli Comuni o attraverso la gestione associata con la Comunità Montana, per le più ampie necessità come il miglioramento dei servizi sociali ed assistenziali nel territorio. La quota preponderante è utilizzata dai Comuni per il miglioramento e la manutenzione del patrimonio comunale (sistemazione edifici, strade, parchi, arredo urbano, illuminazione pubblica, ecc.), per l’acquisto di mezzi ed attrezzature, per coprire da parte dei Comuni la quota di cofinanziamento necessaria ad ottenere contributi per la realizzazione di opere pubbliche parzialmente finanziate dalla Regione o dai Fondi Europei. Al momento non sono previste revisioni dei fondi ma siamo disponibili, come sempre, al dialogo con i territori e ad ascoltare le loro istanze”.

Parliamo ora di staticità delle strutture, sappiamo che in base a recenti studi tutte le dighe italiane presenterebbero problemi, in particolare le Dighe del Turano e del Salto sarebbero state costruite 80 anni fa e non sarebbero armate. E’ stato previsto, o già effettuato, un controllo serio (con eventuale recupero e restauro) delle strutture, compreso il ferro delle fondazioni, che dopo 80 anni potrebbe essersi deteriorato? I maggiori problemi sembrerebbe averli quella del Turano essendo l’invaso più piccolo, ma nella parte del Salto sarebbe esistente una faglia e la zona è a medio rischio sismico. Una massiccia tracimazione (non dimentichiamo che il cemento è stato dosato per sostenere 200 kg per metro cubo) potrebbe rappresentare un serio pericolo, una rottura delle dighe distruggerebbe la Città di Rieti, danneggerebbe Terni ma anche la Capitale. Sono state effettuate simulazioni riguardo possibili crolli, o tracimazione delle dighe?

“In materia di prevenzione e di gestione delle emergenze, nulla è lasciato all’improvvisazione ma ci sono diversi strumenti, a partire dai dettami sulle procedure di laminazioni, che compongono gli ingranaggi di una macchina ben organizzata, coinvolgendo diversi attori. Le competenze strutturali anche nelle zone sismiche per queste due dighe sono in via esclusiva imputate al Registro italiano dighe (RID) – oggi Direzione Dighe del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Ministero delle attività produttive. Gli “scenari degli incidenti probabili” costituiscono la base conoscitiva e documentale per la redazione del piano di emergenza dello sbarramento (PED) da parte delle Autorità di protezione civile, a tutela delle popolazioni e infrastrutture esposte alle diverse ipotesi di rischio. A redigere i piani di emergenza sono le Regioni, in raccordo con le prefetture-UTG territorialmente interessate. La normativa prevede anche le modalità con cui il concessionario/gestore dovrà non solo esercire lo sbarramento in sicurezza secondo un piano di attività dettagliato nel “Foglio di condizioni per l’esercizio e la manutenzione” (FCEM), a cui è allegato il già citato Documento di Protezione Civile, ma anche gestire le eventuali emergenze, garantendo all’occasione la presenza qualificata in loco dell’ingegnere responsabile, diramando alle Autorità di protezione civile, alle Forze dell’ordine, Vigili del fuoco ed eventuali altri soggetti coinvolti gli avvisi sull’evolversi della situazione e sulle manovre di apertura degli organi di scarico eventualmente previste ed eseguendo infine le manovre di scarico necessarie. Inoltre, per ciascun impianto di ritenuta, le condizioni per l’attivazione, da parte del Gestore, delle fasi di allerta sono differenziate in relazione agli eventi temuti ed allo stato dello sbarramento. Sono definite fasi di “Preallerta”, “Vigilanza rinforzata”, “Pericolo” e “Collasso”. Per ogni manovra degli organi di scarico che comporti fuoriuscite d’acqua di entità tale da far temere situazioni di pericolo per la pubblica incolumità, il Gestore deve darne comunicazione, con adeguato preavviso, alle amministrazioni indicate nel documento di protezione civile. Ai fini della gestione degli scarichi dallo sbarramento in termini di procedure di protezione civile o servizio di piena (c.d. “rischio idraulico a valle”), sono definite una fase di preallerta e una fase di allerta, finalizzate al monitoraggio delle portate e della propagazione dell’onda di piena nel corso d’acqua a valle dell’invaso e, se del caso, all’attivazione dei piani di emergenza. In occasione di ogni emergenza o possibile emergenza, tutti gli attori sopra citati si mobilitano in modo coordinato: l’Area di Vigilanza dei bacini idrografici, l’Area Difesa del suolo, la Protezione Civile Regionale, la Prefettura, i COC comunali, i Vigili del Fuoco”.

 La manutenzione dei fiumi a chi spetta? Anche quest’ultima sarebbe carente.

“Mi lasci dire che sulla manutenzione dei fiumi, la competente Direzione regionale presta la massima attenzione. A titolo di esempio, nel 2020 sono stati conclusi o avviati lavori per un importo pari a 1.307.084 euro. Sono stati conclusi i lavori del primo lotto all’alveo del fiume Velino in Comune di Città Ducale per 101.550 euro mentre i lavori del secondo lotto, per un importo pari a 317.534 euro, sono stati aggiudicati e sono prossimi all’avvio. Sono in corso lavori straordinari di manutenzione dell’alveo del fiume Turano da Rocca Sinibalda a Ponte Salario, per un importo totale di 300.000 euro. Sono in corso i lavori straordinari ed urgenti di manutenzione dell’alveo del fiume Salto dalla diga sino alla confluenza nel Velino, per un totale di 500.000 euro. Sono in corso lavori di difesa spondale in sx idraulica del fiume Velino in corrispondenza dello smottamento della strada comunale di via Capannelle in località Ponte Carpegna nel Comune di Rieti, per importo pari ad 88.000 euro”.

Con il tecnico Aldo Gregori lanciammo, come testata, la proposta di far diventare la Città di Rieti Città delle Acque, la riproponiamo a lei, prevedendo iniziative anche didattiche, culturali, turistiche, è una ipotesi che può prendere in considerazione?

“Non solo credo sia un’idea brillante ma posso affermare da subito che ce ne facciamo carico. È una proposta che feci io stesso un paio di anni fa, raccogliendo un’ambizione che da anni vive nel territorio, e declinandola in senso non solo turistico ma scientifico: ritengo sarebbe importante e di pregio istituire anche un’Università delle acque, come affermai in un convegno a proposito del secondo ramo del Peschiera. Pertanto, ben venga lo sviluppo della proposta partendo dalla collaborazione con i territori – associazioni ed amministrazioni comunali – e gli altri assessorati competenti”.

 Anni fa, in maniera sicuramente provocatoria, si parlò di svuotare le dighe e procedere ad un recupero dei luoghi, cosa ne pensa?

“Credo che quando si amministra la chiarezza e la sincerità siano dovute. Non bisogna illudere le persone di poter agire in una maniera non praticabile né nel breve, né nel medio periodo. Oltre alle importanti questioni idrogeologiche di cui abbiamo parlato, ritengo opportuno porre l’accento anche sulle politiche energetiche e sull’indotto che le dighe in questione possono e potranno sviluppare nel territorio.  Nei decenni, da decenni, ormai intorno ai laghi si è sviluppata un’economia, diretta e indiretta, che è la vera ragione di sopravvivenza, delle splendide comunità che vi si affacciano. Dobbiamo semmai potenziare le infrastrutture, come stiamo facendo con la Salaria, come dobbiamo fare con il territorio turanense, come dobbiamo fare con Rieti-Torano e come stiamo facendo con Salto-Cicolana. Attraverso queste azioni si recupera la competitività e il miglior vivere dei territori”.

 Infine, non sarebbe più conveniente tornare ad una gestione pubblica?

“Ribadisco, siamo pronti a valutare ogni proposta ma, sempre secondo il principio della chiarezza e della sincerità, al momento non abbiamo elementi – tecnici, amministrativi e legislativi – per ritenere più conveniente una gestione pubblica. Qualora ce ne fossero, a maggior ragione qualora i portavoce di queste proposte, solide e concrete, fossero i territori, saremmo pronti e disponibili a confrontarci in assoluta onestà intellettuale”.

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