Presentazione a Montelibretti e Moterotondo
di Marco testi
Il grande merito di Bombe e resistenza nella Sabina romana di Alessandro Ciciliani (Il Pozzo di Giacobbe, 2026, euro 30), che sarà presentato martedì 14 luglio a Montelibretti e il 30 luglio a Monterotondo, è soprattutto quello di mettere insieme due elementi fondamentali per il lettore non specialista di storia: la Storia ufficiale, narrata nei libri, che va dall’armistizio dell’ 8 settembre 1943 all’arrivo degli alleati 8 giugno 1944 e quella apparentemente locale, che però, nel suo insieme di cronache sacrifici della popolazione in aiuto ai sofferenti contribuisce in modo radicale alla Storia che troviamo sui libri.
Nel libro torniamo quindi a quei mesi che hanno fatto la nuova storia della nostra nazione, attraverso il sacrificio di un popolo che ha subìto 9 mesi di violenze. Lentamente la narrazione ci porta nella sabina romana a partire dal 12 giugno del ‘43, quando gli Alleati sbarcano a Pantelleria e alla notte tra il 24 e il 25 luglio 1943 quando il Gran Consiglio del Fascismo sfiducia il Duce e alla creazione della Repubblica di Salò, con la liberazione di Mussolini nel settembre 1943. Si arriva alla liberazione di Roma il 4 giugno 1944, dopo i terribili bombardamenti a cominciare dal 19 luglio 1943 con 1500 vittime e con l’occupazione nazista del 10 settembre 1943.
E però c’è la -apparentemente- piccola storia: nella resistenza italiana e anche in Sabina ci sono stati molti apporti rimasti in ombra, come le donne impegnate nell’aiutare i fuggiaschi, i perseguitati, gli antifascisti. Nella storia locale il libro ci permette di vedere come le singole comunità cercarono in tutti i modi di aiutare i fuggiaschi e gli abbandonati, che spinti dalla fame o dalle malattie rischiavano di entrare sotto il fuoco nazista o di essere, come nel caso dei soldati alleati rinchiusi nel campo di Prigionia 54 di Passo Corese lungo la via Salaria, riconosciuti, uccisi o riportati nel campo.
Pochi si sottrassero alle nuove responsabilità che mettevano in crisi abitudini, amicizie, regole che fino ad allora avevano regnato sulla popolazione e sulle comunità religiose: a Moricone i Passionisti ad esempio rinunciarono alla stretta osservanza delle norme della vita religiosa per aiutare la gente che si presentava ad ogni ora, diurna e notturna al loro Ritiro.
Oggi conosciamo questa importantissima storia locale grazie al recupero del diario di Adele Granchelli che, come scrive Cicilani, era custodito proprio nell’archivio della comunità passionista.
Il documentatissimo volume testimonia l’avvento di una nuova guerra che colpiva i civili e i più fragili, ma anche la grande umanità della popolazione dei paesi della Sabina romana, e molte furono le donne, tra cui Adele, a rischiare in prima persona per aiutare i soldati fuggitivi. Importante il Natale del 1943, con la narrazione di episodi che potrebbero sembrare isolati, ma che rivelano un incredibile continuum per la gran parte ignorato, con eventi non solo in Italia, ma in altri fronti ed anche nel corso di altre guerre: Antonio Parisella, storico all’università di Parma e presidente del Museo storico della liberazione, parla nella postfazione di una partita di calcio tra militari tedeschi e partigiani nell’aprile 1944 a Sarnano, Macerata. E però di questa sorta di miracolo si parla molto prima, addirittura nel primo anno della Grande Guerra, esattamente il Natale del ‘14, sul fronte di Ypres, per poi ripetersi su altre zone di guerra.
Una storia solo apparentemente locale, quindi, che fornisce allo storico professionista un terreno inesplorato di ricerca e che non avrebbe facilmente trovato.







