Andare in Umbria? E’ meglio Roma per Rieti Viva

tigliLe recenti iniziative messe in campo dal Comitato leonessano TuttiSiAmoLeonessa, avallate dalla giunta comunale diretta dal sindaco Paolo Trancassini, nonché quelle che sono state preannunciate dal Movimento civico Rieti Virtuosa in tema di referendum popolare per ottenere il passaggio in Umbria sia del Comune di Leonessa che di vasta parte del territorio provinciale, compresa la città capoluogo, inducono l’associazione culturale RietiViva a qualche riflessione sull’argomento.
Lasciando per ora in disparte la posizione del comune di Leonessa che, per quanto importante, non può da sola incidere più di tanto sul futuro dell’attuale provincia (domani area vasta), in questa sede rileviamo le conseguenze, su Rieti città di questa eventuale scelta fatta a Rieti e nei comuni limitrofi.
L’economia della città di Rieti, una volta esaurito il boom del nucleo industriale Rieti-Cittaducale, si basa essenzialmente sul settore dei servizi, in maniera particolare quelli forniti dalla pubblica amministrazione, sia essa al livello governativo decentrato che al livello di gestione degli enti locali.
Questi servizi occupano un gran numero di dipendenti e garantiscono la circolazione di tante persone che dalla provincia si riversano in città per il disbrigo di una pratica amministrativa o per qualunque altro motivo, generando un certo livello di consumi e, quindi, sostegno all’economia locale.
Ma una realtà come questa si potrà ancora garantire solo se intorno alla città continuerà a gravitare un territorio che, per quanto ridotto e poco popolato, rappresenta un minimo vitale per la sopravvivenza degli uffici e dei servizi oggi presenti.
E’ evidente, insomma, che la competitività del territorio reatino, già sottoposto alle tensioni derivanti dall’attuazione della legge Delrio e ai rischi legati all’ipotesi di creazione delle nuove macroregioni, di cui a breve si occuperà il Parlamento, risulterebbe ulteriormente indebolita da ogni ipotesi di frantumazione dell’unità territoriale che dovesse, in qualche modo, concretizzarsi. Una volta avviato il processo che porterebbe al passaggio in Umbria di un pezzo della provincia di Rieti, possiamo immaginare che la Bassa Sabina, per esempio, possa condividere questa scelta? Sicuramente no, visto il legame non solo storico e geografico, ma anche economico, che lega quel territorio a Roma. E qui è il caso di sottolineare che tutti gli indicatori economici ed occupazionali della provincia di Rieti descrivono in modo inequivocabile la sua strettissima connessione alla dimensione economica e culturale romana.
C’è bisogno di individuare un minimo denominatore comune che permetta di mantenere unito il territorio provinciale (o una grandissima parte di esso) e “Rieti Viva” ritiene che possa essere l’adesione alla città metropolitana di Roma.
In pratica, l’associazione “Rieti Viva” considera pericoloso il referendum pro-Umbria ed esprime il proprio sostegno all’unità del territorio provinciale. In particolare, dice no all’inserimento in una macroregione adriatica ,che avrà come capoluogo Ancona o Pescara, e dice no all’inserimento in una macroregione di cui farà parte l’Umbria e che avrà come capoluogo Firenze.
In questa ipotesi di nuova cornice istituzionale delle macroregioni, non sostenere il passaggio di tutto il territorio provinciale alla Città metropolitana di Roma sembra un atto pericoloso e dalle conseguenze imprevedibili.
Rieti 16.1.2016 RIETI VIVA

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