Alessia Ardito e Francesca Dolci intervistano Marco Testi, autore del libro “La cura”

a cura di Alessia Ardito (3AL) e Francesca Dolci (3AFM) – Gregorio Da Catino Poggio Mirteto (Rieti)

Il 16 settembre alle 17:30 abbiamo intervistato il Professor Marco Testi, l’autore del libro “La cura”, un libro che ha dato speranza a chi ha vissuto male questo periodo pandemico. Abbiamo approfittato della presentazione del suo libro che si è svolta nei locali della biblioteca “Peppino Impastato” di Poggio Mirteto per porgli alcune domande.

Ha fatto altri libri oltre a questo?

“Sì, il penultimo si chiama “Sentieri Nascosti” ed è di due anni fa. Grossomodo gli elementi fondanti sono molto simili a “La cura”, cioè la lettura che ha un legame profondo con la realtà e il fatto di accorgerci che molte esperienze che viviamo non le viviamo solo noi ma molto spesso sono condivise nella società in cui siamo”.

Quando ha scritto il suo primo libro?

“Io sono un critico letterario e il mio primo libro sull’argomento risale al 1982, mentre il mio primo libro di letteratura “Romanzo al passato” risale al 1992”.

Desiderava fare lo scrittore sin da bambino?

“Sì, da piccolino mi piaceva parlare con i miei compagni riguardo alle trame dei libri che leggevo e loro mi stavano ad ascoltare per non farmi sentire un estraneo”.

Come ha fatto a diventare quello che è adesso? Ha preso ispirazione da qualcuno?

“Intanto intraprendere una carriera è difficilissimo perché non esiste più la carriera da critico letterario o da scrittore, per guadagnarsi da vivere bisogna fare altro, per questo si ha bisogno di un doppio lavoro. Poi quando si ha un altro lavoro si può pensare di iniziare a collaborare con le riviste. È tutto un fatto di conoscenze e piano piano ti fai un nome anche attraverso il web”.

Cosa ha ispirato “La cura”?

“La pandemia. Pensavo: “Che cosa può aiutare la gente a superare questo momento?” E uno degli obiettivi di questo libro è quello di aiutare attraverso la guida alla lettura e salvarci da questi ultimi due anni”.

Ha mai fatto altri lavori oltre allo scrittore?

“Tantissimi, suonavo il basso elettrico nei gruppi per mantenermi gli studi poi una volta laureato è stato più difficile. Ho iniziato a fare supplenze e alla fine ho lavorato come assistente all’università”.

In una società tanto tecnologica, come preferisce scrivere a mano o al computer?

“Ormai mi sono abituato al computer. Inizialmente li scrivevo a mano e li battevo sulla macchina da scrivere e poi si inviavano tramite fax”.

 

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