A Vescovio il Caffé Letterario di Marco Testi

di Maria Grazia Di Mario

Un sito spirituale, il Santuario della Madonna della Lode di Vescovìo, tra i più noti ed antichi monumenti della Sabina ed una Istituzione, quella delle Teresiane (fondata nel 1911 a Oviedo dal sacerdote Pedro Poveda) presente dal 1962 e che attraverso il “Centro di Spiritualità G. Marchetti”, adiacente al Santuario, organizza numerosi eventi culturali e sociali, sempre tesi alla “formazione integrale” della persona.  Un luogo di grande spiritualità dunque, cornice ideale per “incontri davvero speciali”. Nell’ambito della iniziativa “I Sabati Culturali” si distingue il Caffè Letterario di Marco Testi (sottotitolo Sentieri Nascosti 2 il libro come aiuto alla guarigione interiore). L’appuntamento è per il secondo sabato del mese (alle ore 16.00) e potrebbe rappresentare anche una occasione per visitare i resti romani di Forum Novum ed ammirare gli affreschi trecenteschi presenti nella Chiesa di S. Maria sul Vecchio e Nuovo Testamento, compreso uno straordinario Giudizio Universale. Prossimi appuntamenti (coronavirus permettendo) a maggio il 9 (con John Maxwell Coetzee) e a giugno il 13 (con Paolo Cognetti). Degli autori sono stati scelti libri in grado di aprire nuovi orizzonti in noi stessi e nella storia dell’uomo e che ancora oggi possiedono la capacità di veicolare “valori”.

Marco Testi, come nasce il tuo Caffé Letterario a Vescovio, nel comune di Torri in Sabina, presso le Teresiane?

 

“E’ una zona stupenda, dal punto di vista naturalistico, in mezzo alla Sabina più nascosta, e da quello culturale, con una antica città sabina e poi romana, Forum Novum, e la splendida antica cattedrale dei sabini, prima che fosse spostata altrove, nel XV secolo. Quando ci arrivai la prima volta, più di trent’anni fa, grazie ai miei studenti di allora, rimasi letteralmente affascinato da questo connubio di natura incontaminata, arte, storia, fede e letteratura, in un luogo che nessuno allora conosceva. Fu il classico colpo di fulmine. Da una parte volevo che quel sito rimanesse incontaminato, fuori dalle grandi rotte turistiche, dall’altra me ne sentivo fortemente attratto per motivi che, se debbo dire la verità, non ho mai completamente chiarito. Continuai a tornarci, e pensare che allora abitavo a Tivoli, a più di 100 chilometri di distanza. In uno di questi miei “pellegrinaggi” alla ricerca dello spirito del luogo – e del tempo – che mi attraevano in modo misterioso, conobbi le Teresiane che abitano vicino all’antica cattedrale. Si tratta di una associazione internazionale di diritto pontificio che si ispira a Santa Teresa d’Avila e promuove i valori delle culture e della famiglia nel mondo. Nacque un’amicizia anche culturale che ci spinse a fare una scommessa: perché non parlare di letteratura in un posto fuori dalle grandi rotte di comunicazione, che non è neanche un paese, ma con una grande storia alle spalle? E allora tanti anni fa è iniziata la serie di miei incontri annuali con la letteratura, con libri antichi o moderni e con gli autori che invitiamo di volta in volta.  Una sorta di ritorno in un luogo dove non ricordavo di essere mai stato, almeno a memoria cosciente d’uomo. Ma che sentivo dentro di me come una antica patria”.

 

Perché Sentieri 2? E’ legato al tuo libro Sentieri Nascosti edito da Fili D’Aquilone, anche nella scelta di alcuni autori?

 

“Lo scorso anno il mio Caffè letterario si chiamava Sentieri Nascosti, perché era quello il titolo che avrei voluto dare al mio nuovo libro di letteratura, e che poi ho dato realmente, nonostante le resistenze di amici e colleghi docenti e critici che avrebbero voluto un titolo più chiaro ed esplicativo. Un genere di titoli che io in verità non amo molto. Il titolo secondo me non deve illustrare, ma solo suggerire un modo, un fantasma interiore, una chiave misteriosa che porti al senso profondo di un’opera. Quest’anno, in piena tournée di presentazione, abbiamo deciso di mantenere il titolo legato ad un libro cui tengo molto. Anche perché alcuni incontri riguardano episodi e paragrafi di Sentieri nascosti. Il merito del successo qualitativo, sorprendente per un’opera di saggistica, è soprattutto dell’editore Alessio Brandolini che mi è venuto incontro in ogni situazione con il suo appoggio logistico e fraterno. La sua Fili d’aquilone è una casa editrice che privilegia la qualità sopra ogni cosa, e la diffusione della rivista internazionale omonima né è prova e insieme giusto premio”.

 

Sia nel libro, che nel tuo Caffé letterario, sembri aver scelto dei romanzi ed autori che hanno la capacità di veicolare valori, “creare un senso anche quando sembra che il senso non abiti più nella nostra società” (così come è scritto nella locandina), puoi approfondire questo aspetto e nel dettaglio perché la preferenza è ricaduta su determinati titoli e letterati?

 

“Quando cresci, e non si smette mai di farlo, per fortuna, tendi ad uscire fuori dalle scuole ideologiche rigide, ad esempio quella marxiana, che volente o nolente lascia alcuni semi, e non è detto che siano tutti negativi, nella tua coscienza di critico militante e da alcune tendenze a vedere nella letteratura il rispecchiamento solo del non senso, del buio esistenziale, di un radicale pessimismo. Con gli anni ti viene anche il sospetto che molte di queste opere non fossero così nichiliste come certa critica predicava, ma anzi, attaccassero un modello di società perché non più a misura d’uomo per suggerirne uno nuovo, di ritorno ad una vita più naturale e meno “borghese” (in senso materialista): un esempio tra tutti? Uno nessuno e centomila di Pirandello che non è un inno al non senso e alla crisi senza sbocco: nelle sue pagine finali c’è quasi una ripresa del grande motivo del ritorno alla natura del Cantico delle creature, solo per citare un antecedente, che non è il solo, come ho spiegato, con dati e corrispondenze semantiche, biografiche e letterarie significative alla mano, in un recente articolo sull’Osservatore romano e approfondirò in un saggio di prossima edizione. Una speranza di diventare “folli” come Vitangelo Moscarda, che abbandona la sua ricchezza per tornare al giorno dopo giorno, e come, secoli prima, il Francesco-Giovanni che si spogliò delle sue ricchezze per vivere a contatto con la grande madre”.

 

C’è partecipazione a Vescovio e che tipo di partecipazione (target di pubblico).

 

“Per un luogo così distante dai centri urbani c’è una appassionata partecipazione, fatta di semplici amanti della cultura, o di gente che vuole iniziare a leggere con profondità, e poi docenti, pensionati, casalinghe, religiosi, laici, estranei al mondo della fede, amici e non che provengono anche da molto lontano, attirati, come accadde a me, anche dalla bellezza del luogo e dall’accoglienza delle Teresiane: il caffè del titolo c’è davvero, offerto da loro, come anche gli squisiti dolci fatti in casa”.

 

Cosa può dare la letteratura alle giovani generazioni, che sembrano essersi allontanate da tutto ciò che è cultura, specie in Sabina dove il tasso di acquisto libri è il più basso in Italia. E come coinvolgerli. La letteratura ha perso la capacità di interpretare il presente? O manca una giusta veicolazione.

 

“Come spiegherò nel mio prossimo lavoro, assieme ad una delle protagoniste della biblioterapia in Italia, la psicoterapeuta Rosa Mininno, il libro può guarire. Dalla solitudine, dall’assenza, dalle paure, anche dalla paura di vivere. Ovviamente devi proporre i libri giusti, quelli che, volente o nolente l’autore, riescono a dare una forza nuova, a mettere in comune fobie o timori che pensavamo solo nostri (e quindi che non siamo soli con i nostri fantasmi interiori) e a far capire che il male si può combattere”.

 

Quali sono i prossimi impegni di Marco Testi, fino a giugno. 

 

“Sono in piena campagna promozionale per Sentieri nascosti, che in fondo già fa parte di questo progetto di biblioterapia, perché presenta opere che danno forza, indicano, a saperla cercare, una possibilità di combattere il nulla e il non-senso. Quindi andrò ancora per qualche tempo in giro a presentare il libro con la “complicità” di critici, artisti, musicisti, attori, scrittori che hanno voluto accompagnarmi in questa strada, come Franco Ferrarotti, autore della splendida prefazione, Ennio Calabria, che ha concesso una sua splendida opera per la copertina, e Rosa Mininno, Roberto Lorenzetti, Massimo Scialpi, Paola Perini, Carlo Gizzi, Giovanni Beccarini Crescenzi e tanti altri che qui ringrazio di cuore per aver voluto camminare per un po’ attraverso i mei sentieri nascosti”.

 

Perché questo titolo?

“Perché la ricerca del cuore profondo della letteratura è un po’ come perdersi nel bosco delle interpretazioni per trovare nuove strade in un lavoro di comunione (e a volte di  biblica “lotta” con l’angelo) con gli autori che è il lavoro del critico letterario e dello storico della letteratura”.

 

 

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