“L’ombra del serpente” opera prima di Marco Angelici è un omaggio alla Sabina

di Andrea Moiani

2 giugno 1985, festa della Repubblica Italiana. Gli omaggi e le celebrazioni avvengono in tutta Italia a partire da Roma, dove Sandro Pertini omaggia la bandiera italiana e la nazione alla fine del suo settennato. Anche Poggio Mirteto è in festa, alle prese con la sua tranquillità e con la sua spensieratezza. Ad un tratto, però, qualcosa turberà questa calma. Una serie di sparizioni di persone e di morti anomale di animali sconvolgeranno infatti la vita della comunità della cittadina mirtense e dei paesi limitrofi. Ad indagare su questi misteri sarà il capitano dei Carabinieri Loris Carraro, trasferitosi da poco dal suo natìo Veneto.

L’ombra del serpente”, edito da Amazon nel 2021, è l’opera prima di Marco Angelici. Il libro è qualcosa più di un giallo: tra le pagine emerge infatti un forte omaggio alla sua Sabina e alla sua Poggio Mirteto. Quella narrata da Marco Angelici è una Sabina fatta di tradizioni, senso d’appartenenza e credenze popolari ormai diventate storia. Molti sono infatti, nel romanzo, i riferimenti culturali di quegli anni, dai modelli degli automobili alle canzoni che passano alla radio. Sfogliando le pagine dell’opera, nonostante gli eventi narrati si svolgano in una realtà di quasi 40 anni fa, non sarà raro né trovare familiarità con i luoghi e con i nomi delle vie, né passare nei luoghi medesimi pensando ciò che accadde secondo la fantasia di Marco Angelici. Tutto questo è reso possibile non solo grazie alle minuziose descrizioni, ma anche grazie alla caratterizzazione dei diversi personaggi che vivono le vicende narrate. Ognuno di loro affronterà il nemico invisibile della storia attraverso i propri schemi e con le proprie armi, che secondo Marco Angelici è la via più utile per trovare quella forza di volontà utile a non arrendersi mai.

L’ombra del serpente” è acquistabile sulla piattaforma Amazon nel seguente link: https://www.amazon.it/Lombra-del-serpente-Marco-Angelici/dp/B09DMRFHBL/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=MNMWW9L4Q24D&keywords=l%27ombra+del+serpente+marco+angelici&qid=1646046868&sprefix=l+ombra+del+serpente+marco+angelici%2Caps%2C164&sr=8-1

 

Di seguito, riportiamo l’intervista all’autore.

 

Iniziamo parlando di Loris, il protagonista. Che tipo di personaggio è?

Essendo un ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, Loris è sicuramente una persona con una formazione abbastanza qualificata e sicuramente molto strutturata con certezze che hanno caratterizzato la sua vita e con delle rigidità. Per via di questi aspetti ho trovato sfidante metterlo di fronte a qualcosa che andava a sovvertire i propri canoni. L’ho reso possibile sia con l’elaborazione di un lutto importante, sia con ciò che accadrà nei fatti che si svolgeranno durante il corso della storia.

 

La storia si ambienta nella Poggio Mirteto degli anni ’80. Perché hai scelto questo scenario?

Ho scritto il libro quando vivevo e lavoravo in Veneto, in provincia di Treviso. Essendo lontano da casa a combattere qualcosa che era incomprensibile (il Covid), ho scelto di ambientare la storia in un luogo rassicurante, ossia il luogo dove sono cresciuto e dove ho i miei affetti e le mie amicizie. Gli anni ’80 sono un’epoca che ho vissuto di sfuggita ma della quale ho colto la positività e che è stata forse l’ultima Belle Epoque dell’era moderna. Ho voluto contrapporre tutto ciò ad un presente da elaborare e con una connotazione totalmente negativa. La pandemia mi ha portato via amici, colleghi e vicini di casa ed ha reso la prima ondata un periodo veramente difficile. Il libro è stato quindi l’unica possibilità di aggrapparmi a qualcos’altro che fosse diverso da quel presente invivibile.

 

Nel romanzo fai molti riferimenti culturali agli anni ’80. Cosa ricordi di quel periodo? Nel corso della storia emerge in particolare un forte senso di comunità.

In quel periodo c’era un senso di appartenenza maggiore rispetto ad oggi. Sia percepito, sia concreto. Gli anni ’80 per le piccole comunità hanno significato il fatto di non essere connessi, ma allo stesso tempo lo si era di più nella realtà. Negli anni ’80 c’era una positività diffusa in qualsiasi cosa che si andava a fare: c’era la fiducia nel futuro in qualsiasi aspetto (tecnologico, sociologico, economico) e quindi ogni cosa che si faceva a fare c’era il massimo ottimismo. Cosa che nel futuro non c’è. Poggio Mirteto ha sempre avuto come connotazione i servizi, forse prima ancora di più rispetto ad ora che stanno scemano verso altri centri. Il senso di appartenenza rurale era più forte ma forse perché il contesto in cui si viveva era più immerso in una sorta di micro-ambiente e quindi la ruralità era una parte preponderante della quotidianità dei cittadini. Prima molti abitanti erano coltivatori o allevatori, poi ci si è progressivamente riversati prevalentemente verso Roma e quindi le vecchie abitudini e mestieri sono stati lasciati andare. I riferimenti culturali come le canzoni, l’elezione di Francesco Cossiga, i modelli di automobili sono particolari che hanno il semplice scopo di dare un senso di realtà e di contestualizzare gli eventi.

 

Le tradizioni e le credenze popolari come il regolo sono destinate a sparire? Se sì, come possono essere salvate?

Credo di no, perché fanno parte della natura umana. Semmai sono destinate ad essere contestualizzate alla realtà e quindi vengono riconcepite e rielaborate. Il regolo appartiene ad un mondo che non esiste più, un mondo di tradizioni contadine dove il mostro nascosto poteva essere un serpente, che da sempre simboleggia il male. Se andiamo ad esaminare le altre culture, ognuna di loro ha un suo demone del suo tempo. Oggi abbiamo Boogeyman e Sandman in America del Nord, o il Chubacabra in America del Sud. Credere in questi animali è un modo per esorcizzare o reificare le paure e le frustrazioni dell’uomo e l’ignoto: le condensano e le danno una forma. Non è un caso che il protagonista sia qualcuno che sta elaborando il suo mostro personale e le sue ombre che lo colgono la sera che si allungano su di lui. Una delle cose più difficili dell’essere umano è l’elaborazione di un lutto.

 

Hai qualche ricordo legato a queste credenze popolari?

Mi ricordo soprattutto quello che mi raccontavano i miei nonni e miei zii classe 1920 e il fatto che ognuno di loro aggiungeva qualche interpretazione personale. Il capolavoro che hanno fatto i Ratti della Sabina, che cito anche nel libro, è l’aver trasposto tutto in un fantastico pezzo musicale. Un altro riferimento fu fatto da un ristorante che aprì anni fa a Torri in Sabina, “La tana del regolo”, perché lo vedevo come un bellissimo omaggio a quelle tradizioni che via via si stanno rielaborando in altro.

 

Quanto c’è di autobiografico nel romanzo?

C’è molta introiezione non solo sul protagonista, ma su tutti i personaggi che costellano la storia. C’è quindi una piccola parte di me in ognuno di loro.

 

Un po’ come gli Horcrux di Harry Potter?

Esattamente (ride, ndr).

 

Posso azzardare altre ispirazioni? Stranger Things, Stephen King e Dark.

Sono esatte (ride, ndr). Sono opere e generi che mi piacciono molto, soprattutto per quanto riguarda Stephen King del quale ho letto moltissimi libri. Per quanto riguarda la scelta dei personaggi ho ricordato le varie location delle scene liberandole dai personaggi veri di allora lasciandone i ruoli sociali (ad esempio il sindaco) dando loro caratteristiche ex novo facendoli muovere in questo “set”.

 

Quanta ricerca c’è stata per ricostruire la Poggio Mirteto degli anni ’80?

Ho fatto molta ricerca sui giornali e i quotidiani dell’epoca e qualche studio della toponomastica di quegli anni per vedere se qualche via fosse cambiata. La casa della famiglia De Antoniis esiste ed è ispirata all’unica casa-museo di Poggio Mirteto, ossia l’ex villa Cicconetti. Essendo stata la casa di Luigi Ciconetti  (ex Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza e dell’esercito ma anche senatore del Reno d’Italia) ha visto passare un bel po’ di storia d’Italia.

 

 

Marco Angelici nato a Rieti il primo Luglio 1979, diplomato con maturità scientifica; laureato nel dicembre del 2006 in Scienze della Comunicazione, Istituzionale e D’Impresa, presso l’Università La Sapienza di Roma

Si occupa di marketing strategico e field marketing ed employer branding: in particolare, la progettazione e scrittura di piani di sviluppo e di formazione aziendale.

Da sempre appassionato di scrittura creativa e poesia.

 

 

 

 

 

 

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1 thought on ““L’ombra del serpente” opera prima di Marco Angelici è un omaggio alla Sabina

  1. Ho letto questo libro tutto d’un fiato, non solo perché mi ha fatto rivivere anni che ho conosciuto bene ma anche perché colpita dalla capacità dell’autore nel rappresentare ambienti, fatti e sentimenti in modo coinvolgente e commovente. Il pathos per l’ignoto derivato dalla legenda del serpente viene assorbito in parte dalla descrizione delle bellezze naturali sabine
    che fanno da sfondo a tutta la narrazione. I personaggi appaiono reali nella loro semplicità e legati da un senso del dovere e della collaborazione inclusiva che sfocerà nella vittoria del coraggio. Particolarmente belle sono le poesie che introducono i capitoli come pure la brevi citazioni di grandi poeti che rilevano la passione e la sensibilità di questo giovane scrittore.

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