RIETI. La provincia di Rieti si svuota e invecchia. E a preoccupare non è soltanto il calo complessivo della popolazione, ma soprattutto la progressiva riduzione delle fasce più giovani e in età lavorativa. È il quadro che emerge dall’ultimo studio dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Rieti, che torna ad accendere i riflettori sull’andamento demografico del territorio e sulle sue possibili conseguenze economiche e sociali.
I numeri parlano chiaro: nel 2015 i residenti nella provincia di Rieti erano 158.981, mentre nel 2025 sono scesi a 149.950. In dieci anni sono quindi venute meno 9.031 persone, pari a una diminuzione del 5,7%.
Un fenomeno che non interessa in maniera uniforme il territorio. Sono soprattutto i piccoli comuni e le aree montane a pagare il prezzo più alto dello spopolamento, con una perdita di residenti che si accompagna a un progressivo invecchiamento della popolazione. Tra i comuni analizzati, il dato percentuale più pesante riguarda Collegiove, che in dieci anni registra una diminuzione del 41,3%. In termini assoluti, invece, è il capoluogo a perdere il maggior numero di abitanti: Rieti conta 2.412 residenti in meno rispetto al 2015.
Ma dietro il dato demografico si nasconde una questione ancora più delicata: chi saranno le persone chiamate a lavorare, fare impresa e garantire il ricambio generazionale nei prossimi anni?
In dieci anni persi 3.180 giovani
È soprattutto la fascia tra i 15 e i 34 anni a lanciare un segnale d’allarme. Nel Lazio questa popolazione è passata da 1.195.575 persone nel 2015 a 1.143.197 nel 2025, con una diminuzione di 53.378 unità, pari al 4,5%.
A Rieti la contrazione è ancora più marcata: i giovani tra i 15 e i 34 anni sono passati da 32.402 a 29.222, con una perdita di 3.180 persone, pari al 9,8%.
Tra le province del Lazio, soltanto Frosinone (-17,9%) e Viterbo (-10,5%) presentano una riduzione percentuale più accentuata rispetto a quella reatina. Seguono Latina, con il -7,9%, e Roma, con il -1,6%.
Il problema, dunque, non è soltanto avere meno abitanti. È avere sempre meno giovani.
In numerosi comuni della provincia, infatti, la fascia d’età più numerosa è ormai quella compresa tra i 50 e i 74 anni, con picchi nelle classi 60-64, 65-69 e 70-74. Sono pochi, invece, i territori nei quali la fascia prevalente è quella giovane.
Un equilibrio demografico che rende sempre più difficile il ricambio generazionale, soprattutto in quei settori – dall’artigianato all’agricoltura, passando per il commercio – nei quali la trasmissione delle competenze richiede tempo, formazione e continuità.
Il rischio per imprese e lavoro
La provincia di Rieti conta complessivamente 12.542 imprese, di cui 3.320 agricole, 4.327 artigiane, 2.563 commerciali e 2.332 appartenenti ad altri settori.
In questo quadro, l’artigianato rappresenta una componente particolarmente importante non soltanto dal punto di vista economico, ma anche sociale. Nei piccoli centri, infatti, botteghe, officine e attività di servizio costituiscono spesso veri e propri presidi di comunità.
“La combinazione tra diminuzione della popolazione, invecchiamento e progressiva riduzione delle persone in età lavorativa rischia di determinare una crescente difficoltà nel reperimento di personale e nella continuità delle attività economiche”, sottolinea il Segretario di Confartigianato Imprese Rieti Maurizio Aluffi.
“Il problema – aggiunge – non riguarda soltanto la quantità di lavoratori disponibili, ma anche la perdita di competenze tecniche e professionali maturate nel corso degli anni”.
È proprio il ricambio generazionale uno dei nodi principali. Quando un artigiano o un imprenditore arriva alla pensione, infatti, non è sempre facile trovare qualcuno disposto a raccogliere il testimone. Il rischio è che, insieme all’impresa, scompaiano anche professionalità, conoscenze e servizi fondamentali per il territorio.
Gli stranieri come risorsa demografica
Un altro elemento dello studio riguarda la popolazione straniera. Sulla base della somma dei dati comunali, nella provincia di Rieti sono presenti 14.077 cittadini stranieri, pari a circa il 9,4% dei residenti.
In diversi comuni la loro presenza contribuisce in maniera significativa alla tenuta demografica e può rappresentare una risorsa anche per il mercato del lavoro.
“Perché questo contributo sia duraturo, servono però politiche di integrazione, formazione professionale, accesso all’abitazione e servizi adeguati per le famiglie”, evidenzia Aluffi.
L’integrazione, quindi, diventa parte della strategia necessaria per affrontare il problema demografico, insieme alle politiche rivolte ai giovani e alle famiglie.
“Chi lavorerà nel 2030?”
È la domanda che accompagna lo studio di Confartigianato e che sintetizza la preoccupazione per il futuro.
La questione è particolarmente rilevante anche alla luce delle stime secondo cui entro il 2029 circa tre milioni di lavoratori andranno in pensione. In un Paese nel quale diminuisce il numero dei giovani e cresce quello delle persone anziane, il tema riguarda inevitabilmente anche la sostenibilità del sistema pensionistico.
Nella provincia di Rieti, inoltre, il divario è già evidente: si contano oggi circa 10.000 pensionati in più rispetto alle persone che lavorano.
Un dato che rende ancora più urgente interrogarsi sulla capacità del territorio di attrarre e trattenere giovani, creare occupazione e favorire la nascita di nuove imprese.
“Serve un’azione coordinata”
Per il presidente di Confartigianato Imprese Rieti Andrea Lucio Giulivi, la risposta non può essere affidata a un solo intervento.
“Per contrastare questa tendenza occorre un’azione coordinata – sottolinea Giulivi –: sostegno alla nascita e alla crescita delle imprese, incentivi al ricambio generazionale, percorsi di formazione collegati ai fabbisogni reali del territorio, politiche abitative per giovani e lavoratori, miglioramento dei collegamenti e dei servizi digitali, valorizzazione dell’imprenditoria femminile e straniera”.
“La tutela del tessuto produttivo locale – aggiunge – deve diventare parte integrante delle politiche contro lo spopolamento”.
La fotografia scattata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Rieti, dunque, non è soltanto un’analisi statistica. È un avvertimento sulle trasformazioni che stanno interessando il territorio e sulle conseguenze che potrebbero diventare sempre più evidenti nei prossimi anni.
“Difendere le imprese significa difendere la comunità, mantenere vivi i paesi e creare le condizioni affinché giovani e famiglie possano scegliere di restare o tornare nel territorio reatino”, conclude Giulivi.
La sfida demografica, per Rieti, passa quindi anche dalla capacità di rendere il territorio un luogo nel quale studiare, lavorare, fare impresa e costruire una famiglia torni a essere una scelta possibile.







