In Sabina arriva la Spit Session

di Andrea Moiani

Dai trovatori medievali che si fronteggiavano in versi improvvisati nei cortili dei castelli, fino ai poeti che tra Settecento e Ottocento si sfidavano “a braccio” nelle piazze italiane a colpi di ottave, l’arte dell’improvvisazione ha sempre avuto qualcosa di viscerale, popolare, teatrale. Poi, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, questa tradizione fu inglobata nel fenomeno hip hop americano arrivando fino ai giorni nostri.

Oggi, quella tradizione riemerge in Sabina grazie ad un gruppo di giovani artisti che si sfidano in un vero e proprio spazio di confronto culturale, identitario e creativo. Stiamo parlando della Spit Session, un evento itinerante che da qualche mese anima i borghi e i paesi sabini con dimostrazioni di battaglie freestyle. Il nome può trarre in inganno: in gergo hip hop “spit” significa “sputare rime”, ovvero improvvisare versi su una base musicale in modo rapido, tagliente e ritmato. Non si tratta semplicemente di insulti o autocelebrazioni, ma di una vera e propria forma d’arte: la capacità di pensare velocemente e trasformare concetti anche complessi in rima in tempo reale. Le battle, infatti, possono riguardare temi attuali, letterari, sociali o personali, sempre con un forte contenuto creativo ed espressivo. Il tutto, con un abbraccio finale tra i contendenti e l’aumento della stima reciproca. Perché alla fine, l’odio, è solo fittizio.

La Spit Session arriva in Sabina per iniziativa di Leonardo di Simone, nome d’arte Sivananda, rapper romano da anni residente nel territorio, che insieme a suo fratello Cristiano e sua cognata Elisabetta (conosciuta come DJ Betta) ha dato vita a questa realtà.

“La Spit Session è partita perché quando ero adolescente non c’era nessuna struttura che permetteva questa forma di espressione” ci spiega Sivananda. “La prima edizione organizzata a Mompeo è nata quasi per gioco, poi invece ci sono state molte iscrizioni e parlando con i ragazzi si vedeva che c’era un forte bisogno di un evento simile. Da lì c’è stata la prima sessione, poi la seconda e adesso siamo alla sesta e sempre più persone stanno iniziando ad interessarsene.”

Recentemente, la Spit Session ha partecipato alla prima edizione del festival delle Passioni, manifestazione nata all’interno del progetto Folias MonteRockTondo a Monterotondo. Lì i ragazzi della Spit hanno dato vita a una dimostrazione di battaglia freestyle sul palco e successivamente hanno avuto l’onore di chiudere il concerto del celebre rapper Claver Gold davanti ad un pubblico numeroso ed attento. A esibirsi quella sera, tra gli altri, anche Gincana, Vudiemme, Mente Artificiale e i ragazzi della Spit Session.

 

 

Quale atmosfera si crea durante una Spit Session? Cosa provano, secondo te, i partecipanti e il pubblico?

Per i partecipanti credo si tratti di una sorta di adrenalina, perché hanno l’opportunità di esibirsi davanti a delle persone nonostante non l’abbiano mai fatto prima. Improvvisare crea sempre una sorta di brivido, quindi è una sensazione eccezionale. Per chi, invece, osserva, è curiosità ma provo una sorta di stima per chi riesce a chiudere le rime.

 

 

Che tipo di risposta hai ricevuto dal pubblico e dai partecipanti?

Vedo tanto talento inespresso al quale manca una guida. Non che io abbia la presunzione di esserlo. Sono convinto tanti di loro, piuttosto che prendere spunto da tutto l’hip hop commerciale di adesso, hanno pensieri e creatività da vendere. L’estro e il talento vanno allenati. Diverse Pro Loco e diversi locali ci hanno contattato per ospitare l’evento e ci sono sempre più persone curiose per quello che facciamo o che sono intenzionati a partecipare. La Spit Session ha un buon responso anche sui social, con la pagina ufficiale che cresce sempre di più in termini di follower e di interazioni.

 

 

Qual è stato, finora, il momento più significativo o inaspettato durante una delle battle?

Sicuramente è stato vedere qualche ragazzo che sembra timido e impacciato che inaspettatamente tira fuori una grinta nascosta. È successo varie volte a diversi ragazzi. Quella è la dimostrazione più chiara di come salire sul palco e accettare la sfida aiuti a crescere e a sentirsi più sicuri di sé.

 

 

Cosa diresti a chi ha voglia di mettersi in gioco ma ha paura di salire sul palco?

Gli direi che tutto quello che non si fa, è qualcosa che poi non verrà ricordato. Quindi, se si sente l’esigenza di confrontarsi è giusto metterla in pratica. In fondo, lo spirito della Spit Session è proprio il confronto: non è una guerra vera e propria, ma una simulazione di guerra che poi deve terminare come le partite di rugby. È come due persone che prima si picchiano e poi diventano migliori amici: è uno sfogo lì per lì ma che rappresenta qualcosa di stimolante, divertente e che serve alla crescita di entrambi gli avversari.

 

Secondo te, le battaglie freestyle possono avere anche un ruolo sociale ed educativo?

Assolutamente sì, prima di tutto perché si tratta di aggregazione giovanile: i ragazzi che si sentono soli possono aggregarsi e crescere insieme perché in fondo il confronto è sempre fattore di crescita. Se rimani solo in cameretta non hai più spunti, mentre la sfida sana è quella che ti spinge a far meglio. A livello sociale è importantissimo, perché in un contesto del genere non esistono bistrattati come se vai in palestra: c’è chi più o meno muscoli, ma allenandosi anche quello che meno muscoli diventerà muscoloso. Si crea quindi più solidarietà e più interesse.

 

 

Quanto conta il territorio, come la Sabina, per chi fa musica e scrive testi?

Personalmente, ho iniziato a cantare quando sono venuto in Sabina a 13 anni. È stata la solitudine del paese a spingermi ad iniziare in una piccola sala prove con un computer che mi era stato prestato. Se fossi rimasto a Roma sicuramente non mi sarei immischiato nella produzione. Riguardo la scrittura come fai a non farti ispirare da questi paesaggi? Poi chiaramente dipende da che tipo di scrittura vuoi fare: c’è gente che magari gli piace parlare della metropoli e che quindi hanno bisogno di vivere determinate cose. Il bello è proprio quello: essere reale e riuscire ad essere credibile e quindi se vivi in Sabina e vuoi parlare di sparatorie puoi parlare non lo sei. Puoi essere anche bravo tecnicamente, ma non saresti credibile. Lì si tratta di un approccio sbagliato, a parer mio.

 

 

Com’è cambiato, secondo te, il modo di fare rap tra la tua generazione e quella di oggi?

Loro sono molto più spigliati anche perché ormai il rap è molto più sdoganato rispetto a prima. Prima era da “sfigati”, ora invece è più un fenomeno di moda e quindi hanno avuto un approccio più vantaggioso dal punto di vista sociale. Il problema è che si è confuso con quello che era: c’è poco di introspettivo ed ora gli argomenti sono più futili. Questi ragazzi, invece, hanno ancor ai valori della scrittura che sono sempre più profondi. Ormai il rap è diventato pop, loro invece conoscono molti artisti più vecchi che ascoltavo anche io quando ho iniziato e inoltre scrivono molto bene. Sono destinati a crescere. Il fatto che si presentino da zero senza conoscere gli altri partecipanti fa capire quanto coraggio e voglia di esporsi abbiano.

 

 

C’è qualcosa che vuoi dire a chi potrebbe essere interessato a partecipare o collaborare con voi?

Come ho già spiegato in alcuni post nei social, la Spit Session è itinerante. Siamo a disposizione di qualsiasi Pro Loco, attività o ente che voglia accoglierci e quindi siamo automuniti di impianto. Ci fa piacere e sarebbe piacevole trovare uno sponsor che possa sostenere il progetto. Il progetto è comunque in crescita ed abbiamo già due date pronte a Poggio Mirteto e a Salisano.

 

 

Per rimanere aggiornati sui prossimi eventi della Spit Session, seguite la pagina Instagram o, se interessati a organizzare un’edizione, scrivere a sivasalamanca@gmail.com

 

 

 

 

 

Author: redazione